Josué Saenz - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Josué Saenz

2014


Josué Sàenz

22 dicembre 1954 - Bogotà, 22 luglio 2014



Rocca di Papa, 30 luglio 2014

Carissimi e carissime,

lo scorso 22 luglio Josué Sáenz
, focolarino sposato di Bogotá, è nato alla Vita del Cielo, circondato dall’affetto e dall’unità della moglie Martha e dei suoi tre figli, David, Felipe e Santiago, e della famiglia dell’Opera. Aveva 59 anni.

È il primo focolarino colombiano che raggiunge la Mariapoli Celeste e ha dato un esempio di vita vissuta nella semplicità e nella sapienza del bambino evangelico.

Josué ha conosciuto l’Ideale da sposato e dal 1996 ha iniziato a partecipare alle Mariapoli con la moglie e i figli. In seguito ha frequentato la Scuola Loreto di Loppiano. Negli ultimi sei anni è stato il delegato di Umanità Nuova della zona, lasciando un ricordo luminoso per il suo amore concreto e per la delicata accoglienza verso tutti.

Alla scoperta della grave malattia, nel gennaio 2014 mi ha scritto: “Mi sono sentito come Gesù nell’orto degli ulivi, con tanta paura ma sapendo che il Padre è lì e che sono amato da Lui”.
E ancora: “Ringrazio Dio di darmi questa opportunità per ‘lucidare’ tante cose nella mia strada verso la santità, che Chiara mi ha fatto scoprire”. Nel veloce decorso del male non si è mai lamentato e ha sempre vissuto pregando ed offrendo per le persone a lui affidate, per la sua famiglia e per l’Opera.

Racconta suo figlio Felipe che il papà affermava che la sua malattia era un regalo, perché vedeva realizzarsi attorno a sé miracoli di riconciliazione e di unità.

Quando nelle visite in ospedale i focolarini gli chiedevano una “parola”, rispondeva sempre con quello che stava vivendo e provando nella sua anima. Una volta ha detto con forza e sicurezza: “fissi nell’unico Bene”
. Ed infatti, anche in qualche momento di buio che è sopravvenuto con l’avanzare della malattia, Josué è rimasto fedele a Gesù Abbandonato: sempre fisso nell’unico Bene.

I focolarini e le focolarine di Bogotà hanno trascorso tutto il giorno in previsione della sua partenza accanto alla sua famiglia, in un’atmosfera piena di amore tanto da poter definire quelle ore, pur nel naturale dolore, una giornata di luce.

Tanti i messaggi che testimoniano la sua vita di donazione a Dio: “Voglio ringraziare Dio per la sua capacità di riflettere e di ascoltare, di uscire da sé e di donarsi completamente per trovare linee di azione valide per quelli che, come me, avevano bisogno di una ‘luce’
… La sua formazione di ingegnere, la sua grandissima sensibilità umana e sociale, oltre ad una commovente convinzione spirituale, gli permettevano di andare velocemente all’essenziale”.

“Josué è stato un vero costruttore di unità, faceva di tutto perché l’unità ci fosse sempre fra tutti. Ha aiutato molto anche i suoi operai, quando non potevano lavorare per infortuni”.

“Era un ‘bambino’ per il suo stupore di fronte alle realtà grandi e nello stesso tempo un uomo sicuro di fronte alle sue responsabilità. Ricordo un fatto: finito il lavoro in ufficio arrivando in focolare cominciava a pulire; io lo guardavo pensando che poco prima stava affrontando temi seri di lavoro e ora lo vedevo qui con la sua spontaneità, felice e sorridente, come se stesse facendo la cosa più importante. Solamente chi ha un’anima di bambino evangelico può fare tanti cambiamenti di scena in maniera così semplice e spontanea, con tanto amore”.

Offriamo preghiere per Josué, riconoscenti per la coerenza della sua vita. Ora dal Cielo continuerà a circondare di amore la sua famiglia e ad essere faro luminoso dell’Ideale per tutti del Movimento e in particolare per la sua terra.

Uniti nel Patto dell’amore reciproco,

Emmaus

Torna ai contenuti