Judà Goiz - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Judà Goiz




"Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza" (1Tim 6,11)





21 luglio 2020
28 luglio 2020
Carissimi e carissime,

il 21 luglio Judá Goiz Durán, focolarino sposato della Cittadella El Diamante in Messico, ha raggiunto la Casa del Padre. Era medico, in servizio in questi mesi a pazienti covid-19.

Judá nasce nel 1949 a Puebla in una famiglia di profonda vita cristiana. Fin da giovane è attratto dal Vangelo e in ricerca di autenticità.  

Inizia a frequentare il seminario minore, ma capisce che il sacerdozio non è la sua strada. Alle Superiori conosce Esperanza Orea e si sposano giovanissimi, lei 18 e lui 19 anni. Judá lavora come programmatore in una grande azienda, ma su insistenza di Esperanza decide di studiare medicina. Professione che eserciterà con passione e responsabilità fino a pochi giorni prima della morte.

Il loro primo contatto con il Movimento avviene nel ’79 durante la visita di Giovanni Paolo II in Messico. Sono colpiti da una ragazza che saluta calorosamente il Papa con una scritta Focolare. Attraverso una coppia di amici, vengono invitati alla Mariapoli del 1981 a Tlaxcala. Sono conquistati dalla vita concreta del Vangelo e ciò segna l'inizio di un'esperienza che li trasforma. Da lì in poi si inseriscono in pieno nell’Opera, contribuendo al suo sviluppo in Messico.

Presto Judá si sente chiamato come focolarino sposato. Dice il “Sì” a Dio, confidando a Chiara il suo anelito di radicalità: “Ho depositato nel cuore di Maria e ora nelle tue mani di madre amorosa un’esigenza dell’anima che mi brucia e penso sia la Volontà di Dio per il resto della vita”.  

Insieme alla moglie vive con radicalità la Parola, con frutti che sono dei veri “fioretti”. Per anni si dedicano a Famiglie Nuove e sostengono anche molte ragazze che vengono nel loro ambulatorio a chiedere di abortire. Le aiutano ad accettare la maternità, cercano famiglie disponibili all’adozione dei bambini e loro stessi ne accolgono diversi a casa loro.

Sono una delle famiglie che danno inizio alla Scuola Loreto. “Abbiamo lasciato tutto e siamo qui per amare fino a dare la vita, come cittadini di Loppiano e figli tuoi”, scrivono felici a Chiara.  

Judá ha una profonda unità con la moglie e soffre molto alla sua prematura perdita. Ripeteva spesso che il sacramento del matrimonio per lui non si dissolveva con la morte di uno dei coniugi e parlava di Esperanza come fosse ancora presente. Il loro esempio ha dato testimonianza a centinaia di famiglie, producendo reali conversioni in molte coppie. Judá ha aiutato anche sacerdoti, religiosi e religiose a superare crisi e a perseverare nella loro vocazione.

Lui stesso vive un periodo di notte spirituale, che chiama: “Il mio dolce martirio". E’ tentato di lasciare il focolare, ma più forte è la certezza della chiamata e rimane fedele fino alla fine.

L'anno scorso per fare un atto d’amore durante un intervento chirurgico di urgenza, subisce una grave lesione alla colonna vertebrale. Non riesce a riprendersi bene, ma non si ferma. Anzi, assistendo una ragazza che intende abortire, si offre di prendersi cura lui del bambino fin quando non trova una famiglia che lo adotti. Inoltre in questi mesi di pandemia accetta tutti i pazienti che bussano al suo ambulatorio, alcuni disperati perché nessuno vuole riceverli visti i sintomi da coronavirus.  

Ammette: "Può darsi che sia stato contagiato", ma con sincerità confida al suo focolare: “Se non fosse per l'amore a Gesù Abbandonato non avrei la forza di accettare i casi difficili…, ma poi dico: ‘Gesù, proprio quando sei più orribile, come dice il profeta: verme della terra…, sarà che io non ti ami se ho detto che ti preferisco così?’ e mi viene l’energia, la compassione e la tenerezza. È vero, mi sono stancato, ma una cosa è Gesù Abbandonato nei miei dolori, nella mia disabilità, un'altra è quando Lui si prende la galanteria di venire a trovarmi, non posso non vederlo, non preferirlo”.

Judá confidando in Dio, parte per il Cielo assistito in casa dai figli, Hur e Judá, pure medico.

Chiara gli aveva dato la Parola di Vita:“Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza” (1Tm 6,11) e il nome nuovo “Ris=Risorto”, con l’augurio di esserlo sempre per l’amore appassionato a Gesù Abbandonato. E Judá così ha vissuto abbracciando i dolori del mondo.

Preghiamo per lui con gratitudine per la sua fedeltà e il suo esemplare “prendersi cura”.
Emmaus
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