Lucio Dal Soglio - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Lucio Dal Soglio

2014


Lucio Dal Soglio

22 febbraio 1927 - Mar. Romana, 23 dicembre 2014

E lasciate le novantanve, andò in cerca
della pecorella smarrita (Mt 18,12)

 Rocca di Papa, 25 dicembre 2014


Carissimi e carissime,

martedì, 23 dicembre scorso, Lucio Dal Soglio ci ha lasciato per il Paradiso.

Nato il 22 febbraio del 1927, conobbe l’Ideale a Pisa nel ’52 da Maras mentre frequentava la clinica chirurgica. Anche i suoi altri due fratelli, Publio e Flavia, divennero focolarini.

Dopo alcuni anni in Italia (Roma, Pescara, Torino) ecco la grande svolta: l’Africa. L’inizio della sua avventura africana ebbe luogo a Roma, in viale Libia, dove lavorava con altri focolarini nell’Ambulatorio “Lucas”. Un bel mattino di autunno Chiara e don Foresi vi si recarono. Volevano parlare con lui e con Nicasio Triolo.“Secondo voi – chiese don Foresi – è più importante far funzionare come si deve questo ambulatorio o aprire un nuovo fronte?” Lucio non esitò a rispondere che optava per la seconda ipotesi. “Non attendevano altro – commentò, e così ci chiesero: “Siete pronti a partire per l’Africa?” Erano i primi giorni di ottobre del 1962.

Qualche mese dopo, l’11 febbraio, approdavano in Camerun assieme a Danilo Gioacchin, veterinario e veneto come Lucio. La vita li è un quotidiano interrogarsi sulla realtà circondante, in un atteggiamento di onesto e disarmato rispetto per una cultura finora completamente estranea e per le sue genti. Stupore, incertezze, scoperte e percezione acuta dei limiti di fronte al mistero, ma soprattutto apertura incondizionata ai piani di quel Dio che trasformerà il tutto in uno stupendo canto d’amore che scorre parallelamente alla fondazione del movimento e all’irradiazione dell’Ideale dell’unità nel continente nero. Questo periodo così particolare Lucio lo vivrà in strettissima unità con Chiara che si recherà per tre volte in Camerun, nel ‘65 a Douala e poi nel ‘66 e nel ‘69. Più tardi Chiara andrà in Kenya nel ’92 e ancora a Fontem per l’ultima volta nel 2000. Lucio ne è felicissimo quando costata che “nel giro di 35 anni il sogno di Chiara era diventato realtà, che Dio c’è, che l’amore è vero e che l’amore scambievole è il segreto della felicità, e questo perché la Madonna ci ha abbracciato tutti in una sola famiglia.”

Lucio non amava parlare di sè, non si metteva mai in mostra, non appariva. Questo “nascondimento” faceva parte della sua personalità soprannaturale. Ma per quelli che hanno avuto l’immensa fortuna di conoscerlo, Lucio è stato un Grande, un “grande Baobab” – come alcuni hanno scritto in questi giorni. Moltissimi gli echi che sono arrivati da ogni dove dell’Africa: “Non saremo mai abbastanza grati a lui per quanto ha fatto per l'Opera qui in Africa!!! La mia vocazione al focolare gliela devo a lui.” “Il suo amore per l’uomo era infinito, perché – per lui – ogni uomo era Cristo, colui che Lucio amava senza inganni…” “(Lucio) mi ha aiutata a saper farmi uno con il mio popolo, ad accogliere i semi del Verbo che ci sono nella mia cultura, a farmi uno con l'ambiente, perché diceva che solo amare importa!” “Lo ricordiamo sopratutto dalla sua radicalità e sincerità e serietà nella vita dell' ideale, un fratello gigante, un amico vero che ci ha sempre accompagnato in questo santo viaggio”. “Qualche giorno fa sono andato a trovare Lucio, e sentivo forte di ringraziarlo per tutta la vita data per l’Africa. E gli ho detto che noi siamo il frutto di quel suo dono. Se ci siamo, è perché lui ha detto si a quella volontà di Dio che gli esprimeva Chiara.” “Immagino Maria Africana con le braccia spalancate per accogliere questo suo figlio prediletto assieme a Chiara, Marilen, Piero e tante e tanti altri che hanno vissuto, sofferto, lavorato e amato senza misura per portare l’Ideale dell’unità in terre d’Africa. Non è un momento di tristezza questo, ma di ringraziamento profondo a Dio per il dono di aver percorso un tratto del nostro santo viaggio con Lucio che ci è stato padre, fratello maggiore e amico.”

La sua parola di vita era: “E lasciate le novantanove, andò in cerca della pecorella smarrita.” (Mt. 18,12).

Preghiamo per lui e chiediamo a lui di aiutare l’intera Opera a compiere il disegno di Dio, perchétutti siano uno. Unitissima,

Emmaus

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