Luis Bobi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Luis Bobi

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Luis Bobi



Siete dei.



7 novembre 1994


Conosce l'Ideale nel 1967 e così racconta a Chiara l'inizio dell'esperienza gen:


(1972 a Chiara) Durante questo congresso ho visto chiaro che poche volte ho vissuto Gesù Abbandonato e quindi non ero un gen, anche se io pensavo di sì perché amavo, ma quando veniva Gesù abbandonato facevo il sordo, perché non volevo sceglierlo così com'era, ma ad un certo momento di questo congresso mi sono chiesto: devo cambiare?
Io voglio scegliere Gesù Abbandonato come unica mia vita e tutto il resto è falso, ed ho capito che Gesù Abbandonato è unità.

Chiara gli risponde dandogli un nome nuovo: "Amon" = Amore nuovo a Gesù Abbandonato.

In un'altra occasione ricorda il periodo in cui era un gen:

Erano gli anni nei quali facevamo pazzie per portare l'Ideale dappertutto. Andavamo in ogni posto che ci chiamassero o no, per esempio alle mense universitarie, per invitare i giovani alle mariapoli. Noi gen eravamo per lo più figli di operai, con pochi mezzi. Mettevamo in comune soldi, libri, dischi… riuscivamo ad aiutare per anni qualcuno a pagarsi gli studi, o a comprare insieme un furgoncino di cui uno aveva necessità per lavoro.
(…) Dopo quattro anni di un bel rapporto sentivo che Dio mi chiedeva di tagliare con una ragazza, perché Lui aveva un'altra Volontà su di me.
(…) Nel dicembre dell'80 quando assistevo come osservatore all'incontro dei focolarini esterni a Roma, mi impressionò l'idea del Santo Viaggio lanciata da Chiara e capii che il cammino del Focolare era il mio.

(16.3.1981) In questi mesi sento una grande pace, quella di abbandonarmi nelle mani di Dio, unico padrone del mio destino, così in nessun momento mi sento prigioniero di me stesso. Sì, è duro ma anche liberatorio sapersi nel raggio della "Sua volontà"; non lo cambio per qualsiasi comodità o sicurezza, e ringrazio Dio per aver scelto un povero miserabile per darGli gloria.
Credo di essere così poca cosa e con tanti limiti, che penso che a malapena a volte io posso dare qualche cosa di positivo; tuttavia penso che il mio ideale è G.A. e perciò ogni impotenza o scoria umana sono state ormai da Lui assunte. Questo mi dà la "sicurezza" di essere nel buon camino.

(13.9.1981) … tutto quanto Dio fa o distrugge nella mia vita, per costruire -finalmente!- un Luis nuovo, più trasparente, che possa passare Lui agli altri senza i miei filtri… dirti che sono più contento che mai di vivere a fondo il disegno di Dio su di me, la santità. Una santità insieme agli altri che, come me, hanno scelto la via stretta.

A settembre dell'82, a 24 anni, va alla scuola di Loppiano.


(6.3.1983) E' stato ed è sperimentare che per andare avanti occorre diminuire per crescere, scendere per salire, perdere per guadagnare… Soprattutto nella vita di focolare: sparire per far crescere la presenza di Gesù in mezzo.

(13.2.1982) Quanto poco amore ho dato e dono! Com'è possibile essere contento della mia solenne inutilità? … Mio Dio, grazie per le tue croci, mi mettono nel posto giusto, nel niente e nel tutto, nell'essenzialità della vita, in Te. Amore.

Nel 1984 torna in Spagna, a Bilbao, Barcellona e Madrid.

(19.3.1985) Signore, è forte la tentazione di far bella figura, di venir fuori, di brillare - soprattutto quando sembrerebbe logico - invece la tua giustizia è diversa: no all'essere brillante, all'apparenza… al successo.
Essere qualcuno! Questo è il nuovo scopo dell'attuale società, persino per i cristiani, non importa come arrivarvi, l'importante è arrivarci. Davanti a questa eresia aberrante va messo in luce con silente convinzione l' "Essere Maria".
(…) Quando impareremo a vedere in Te, nudo e abbandonato, la chiave del nostro "successo"? La Croce di ogni giorno non è forse la frustrazione e il fallimento? Sto imparando ad amarti, Amico fallimento e questo mi dà libertà interiore ed esteriore.
Grazie Signore, perché ogni giorno mi aiuti a "scendere" un pochino.

(17.5.1989) Chi sono? Che faccio? Dove vado? Le mie forze mi bastano solo per continuare ad andare avanti, fiducioso nel tuo Amore materno. Cosa ci vuoi dire, inviandoci di colpo tante "piccole tragedie"? Come abbracciarTi, Amore di tutti i giorni, con la mia solenne mediocrità ed insufficienza? I mille peccati e miserie di sempre mi fanno sentirTi irraggiungibile e  invece sei lì. Sicuramente ancora voglio essere me stesso, ancora voglio difendere qualcosa, ancora pretendo qualcosa… E non capisco che Tu mi chiami all'immolazione, ad essere macinato come il chicco di grano.

(24.9.1989 a Chiara) Sono contento di essere in focolare, non perché non ci siano dei problemi o degli ostacoli - grazie a Dio ci sono - ma sento che tutto è Amore di un Padre che da sempre mi ha amato. Tutte le prove ci sono per essere più riconoscenti del dono dell'Ideale, per non credere troppo nell'efficacia della mia umanità, per amare con più purezza gli altri. (…) Un giorno mi sono chiesto: perché nel giro di così poco tempo ci mandi, Signore, questi problemi?... Mi sono risposto e me lo ripeto ogni giorno: credi in me, sono Amore. E credo tante volte con le lacrime e mordendomi le labbra, senza ribellarmi.
Tutto questo mi ha fatto accelerare di più - anche se sono un pover'uomo cristiano e popo con tante mediocrità - appassionandomi giorno per giorno dell'Ideale, l'unica risposta per quelli che patiscono, e sono tanti, e dentro la mia vocazione preferire gli ultimi, i più emarginati…

Una dolorosissima prova spirituale che finisce durante un pellegrinaggio in Terra Santa.

(12.8.1990 in Terra Santa) Dio mio, tutto è nelle tue mani; io ogni giorno mi sento più lontano, più piccolo, più insignificante, più misero alla tua presenza. Tu tutto Spirito e io sento che mai potrò raggiungerti. Mi sento schiacciato totalmente senza forze per alzarmi. Signore, non disturbarti più per me, non puoi tirarmi  fuori niente di utile.
Dio mio, quando sentirò ancora la tua Voce? So che devo sentirla, qualunque sia il mio cammino. Il resto lo farai Tu.
Maria, Madre dell'Amore che nasce dalla croce, entra ancora nel mio cuore, ho bisogno di te più che mai.
Domani? Ancora un giorno per portare la mia croce - cioè il fracasso totale - col mio assurdo itinerario nella vita.

(13.8.1990 in Terra Santa) Vivo con la sensazione che non tornerò più a alzare la testa, non saprò mai cos'è la felicità. Ho perso la speranza e la fede in me stesso. Verso dove sto andando?

(20.8.1990 in Terra Santa) Che sarà di me? Continuo a non vedere chiaro e sento solo la mia piccolezza e la mia miseria, mi sento inutile e incapace di seguire qualsiasi cammino. Vedo la mia vita tanto piena di dolore, fracasso e continuo perdere che quasi non credo nella mia resurrezione; però voglio credere contro tutta evidenza.

(21.8.1990 in Terra Santa) Mi sento più sereno, so che Dio mi tirerà fuori da tutto questo; forse ne uscirò un po' acciaccato e chissà dove andrò a finire però non può essere che Lui mi abbia fatto arrivare fino a qui per poi buttarmi indietro. Non so come - è un'incertezza che mi paralizza completamente -  però Dio mi salverà.
Ogni attimo aumenta le certezza che umanamente faccio vomitare, chissà è per questo che piaccio a Dio, anche se non riesco a convincermi che mi ama in modo speciale. Non capisco: non servo a niente,nella mia vita ho distrutto tutto quello che ho toccato, perso il poco guadagnato, sprecato le grazie che Dio mi ha dato.
Voglio amare, però da tanto tempo sento la necessità di essere amato per poter seguire ad amare: è qui dove si gioca la mia vita, nell'amore!

(22.8.1990 in Terra Santa) Ho passato la notte più angosciosa della mia vita con un pianto che non finiva più e mille perché senza risposta. Mi sono messo a recitare rosari perché mi pareva che la cosa migliore era unire le mie lacrime alla preghiera finchè mi sono addormentato verso le tre del mattino.

(23.8.1990 in Terra Santa) Sono stato abbastanza solo con Lui. Gli ho detto che sono triste, che non so cosa mi succede, che ho paura, che le cose non cambiano e presto dovrò tornare e cosa dovrò dire a Fede? Mi dirà di andare avanti, di restare in focolare. (…)
La solitudine si fa ogni giorno più acuta. Dio mio, parlami! Sento un vuoto tremendo che è impossibile comunicare agli altri.

(24.8.1990 in Terra Santa) Non ne posso più. Sono abbattuto. Niente mi consola. Niente mi interessa. Signore, basta già! Perché questa agonia da più di un anno? Perché? Signore, abbi pietà di me, non ho più forze per sopportare questo calvario. (…) Lui saprà quello che fa, io mi sono arreso. Non ho forze né  fisiche né spirituali per  fare un atto d'amore, non riesco nemmeno a vedere come in questi mesi tanti popi hanno vissuto per me. (…) Signore: non ho diritto di  essere felice?

(29.8.1990 in Terra Santa) Improvvisamente - in mezzo a un pianto disperato - una piccola luce: "Se sei e ti ho fatto così poca cosa, non è stato per umiliarti ma perché tu viva nell'essenziale; se sei caduto e cadi nella miseria tante volte, non è per farti vedere che sei un gran peccatore ma per comprendere di più gli altri, per avere un cuore misericordioso come io l'ho con te; se ti senti indegno, inutile e incapace di seguirmi, non è perché ti ritiri o butti la spugna, è la prova più chiara che posso contare su di te per cose grandi, perché conosci la tua piccolezza - di fatto i tuoi peccati e miserie ti sono sempre davanti per che no ti dimentichi ciò che sei, e non giocherai mai più a essere Dio; se hai l'impressione di aver sbagliato tutto e che mai più sarai  felice, non è per masochismo ma per che tu capisca - una volta per sempre - che tutto nasce da Me".
Ho pianto come un bambino che scopre qualcosa di importante. Gli ho ripetuto: "Sì Gesù, ogni dolore è mio, ogni solitudine, ogni strappo,fracasso, malattia, disamore, tutto quello che mi fa male. Non chiedo di più, solo questo è autentico, vero, redentore. Come ho potuto essere così cieco!
(…)
Oggi? Apparentemente niente è cambiato però -come in un gioco - dopo ogni dolore, umiliazione e fracasso gli ho sorriso e gli ho detto: "Come sarà la prossima? Cosa inventerai per entrare di soppiatto nella mia vita?". Grazie, Dio mio, per tutte e ogni cosa che mi fanno soffrire! Spero non ci sia mai più una parola di lamento nella mia vita, tutto è stato ed è Amore tuo per me! Grazie per privilegiarmi con tanti atti d'amore che, nascosti dietro l'ombra del dolore, mi hai regalato e mi regali.

(1.9.1990) Mi sento ora felice, contento di ogni secondo della mia vita, perché è stato Lui, misteriosamente ed in maniera sconcertante, a guidarla. Se ci sono stati e ci sono e ci saranno tanti dolori, prove, miserie, peccati, ecc., oggi li vedo soltanto come sintomi di un Amore privilegiato. In me - vorrei che fossero le uniche mie espressioni verso Gesù - soltanto c'è ringraziamento e totale abbandono in Lui.
… Sono disposto a tutto, persino - per la prima volta in vita mia - non sento la paura della malattia o della morte.

(7.9.1990) Dal mio ritorno dalla Terra Santa  sono più contento, credo che funziona il patto fatto con Gesù: ringraziare per tutto in ogni momento soprattutto se è una umiliazione o un fracasso. L'altra notte quasi non ho dormito però è stato bello il colloquio - piangendo - con Gesù, dirgli che sono suo, che tratterò di non lamentarmi più, di vedere tutto positivo.

(8.9.1990) Mai come in questi mesi passati ho lottato tanto per uscire dal focolare e sempre Dio è intervenuto in modo molto forte, come se non volesse che me ne andassi. Oggi, volendo fare solo la Volontà di Dio malgrado in molti aspetti sia la morte, mi sento libero di continuare o anche no.
In ogni caso in questo momento voglio vivere nella gratitudine a Dio. Non m'importa tornare a sentire l'allegria, la consolazione, la felicità di avere un senso, provare l'amicizia, il sentirmi utile agli altri, ad essere qualcuno, ad avere un buon posto di lavoro, ad essere fertile nell'apostolato… NON MI IMPORTA NIENTE, NIENTE. Solo dire "GRAZIE, SIGNORE".

(9.9.1990)  Grazie alle mie crisi mi trovo al Centro dell'Opera circondato dall'amore di tanti buoni fratelli. Che vorrà Dio da questi rapporti che  sono iniziati dal fatto che volevo uscire di focolare? E' bello - e duro allo stesso tempo - sentirti trasportato da un Altro. Sta finendo l'anno dello Spirito Santo e mi sembrava che era stato un anno perso spiritualmente, però non è stato Lui, sempre Lui che mi ha portato fin qui malgrado me? Sì, Lui è stato ed è presentissimo nella mia vita e forse, contrariamente a quello che immaginavo, ha fatto in modo que questo anno sia il più autentico, il più genuino, il più puro e il più ideale perché tutto è nato dalla Croce, dalla Morte, non voluta e non cercata però nemmeno rifiutata quando era più facile farlo.
(…) Sempre le due parole che più mi sono piaciute sono state GRAZIE e PERDONO. Grazie perché significa essere amati e Perdono per la umiltà che comporta riconoscere che non si ha amato.

(19.9.1990)  Per me è sempre più evidente che Gesù vuole che lo segua in questo cammino, però allo stesso tempo sento la mia incapacità, la mia inutilità, la mia scarsa disciplina e poca virtù in un modo scandaloso. Eppure se Lui vuole che io continui ad andare avanti non posso, non devo, non voglio pensare un'altra soluzione. Mi piacerebbe andare avanti per il cammino dell'Amore e della Santità, però ogni volta lo vedo più lontano dalla mia realtà.

(20.9.1990) Sono stanco, molto stanco, forse per questo sento una tristezza infinita e tanta voglia di piangere. Mi dispiace perché ti avevo promesso - mi piace sempre meno questa parola - Signore, che non mi sarei più lamentato. Realmente non lo sto facendo, sono sicuro che è tutto Amore tuo come lo sono della mia mediocrità.
(…) Questa notte ho avuto una folgorazione: Mai ho amato Dio per se stesso, sempre per qualcosa o qualcuno: Adesso che siamo soli, Lui e io, non posso scappare, mi sento incomodo di conoscerlo faccia a faccia, provo la sua "gelosia e violenza"; non dispongo di scuse, di attività, di amici, di famiglia, di consolazioni per ritardare la decisione di seguirLo.

(2.10.1990) Quando non riesco a fare un solo atto d'amore, quando sono incapace di spiegarmi bene, quando l'altro senza volerlo mi umilia, quando sembro inutile o stupido, quando è impossibile uscire da me stesso… vorrei essere diverso, un altro, migliore; però subito avverto che non è questo che Tu vuoi da me. Vuoi che viva bene la "mia commedia", che mi accetti che preferisca sempre la Croce senza riserve.
Sì, GRAZIE DIO MIO, per ogni secondo; non voglio fuggire, preferisco il martirio dell'attimo presente che essere un altro che Tu non vuoi che sia.

Il 25 novembre del 1990 viene ricoverato per un'ernia e si scopre un tumore.


(26.12.1990 a Chiara)  A giugno (…) mi sembrava che tutto mi dicesse: "tu non sei fatto per il focolare". Mi ha salvato prima un importante colloquio con Fede quando abbiamo fatto un patto con Gesù Abbandonato. (…) Poi durante la mia permanenza a Gerusalemme - voglio dirti per giustizia e per la tua gioia che ho trovato un grande Gesù in mezzo lì - ho sentito molto forte: "Non ti rendi conto che sempre ti ho straamato e che tutte queste prove sono il segno più evidente che ti amo privilegiatamene?"(…) Ho capito che tutta la mia vita era piena dell'Amore di Dio e che dovevo buttarmi come un bambino, un popo, nelle Sue braccia.
Alla fine di novembre sono andato a Bologna per un intervento di ernia e proprio mentre mi stavano operando si scopre che forse ho un tumore maligno nell'intestino. Per una grazia di Dio, dal primo momento ho sentito che era la cosa più bella che poteva succedermi, perché era il Suo Programma, e Lui non poteva sbagliare. Ho cercato e cerco di amare più di prima, con più gioia, offrendo tutto per chi più soffre.
(…) Vivo ancora nell'incertezza dei risultati che mi devono pervenire da Parigi, però sono in una grande pace e sento che "non mi manca niente perché amo G.A. e tengo Gesù in mezzo".

Durante i quattro anni della malattia ci sono continui imprevisti: la diagnosi cambiò più volte, dando adito sia a momenti di speranza che di dolorosa delusione.


(31.12.1990) Mi commuove vedere tutta la mobilitazione per me, va al di là di quello che mi aspettavo da questa famiglia, che sento come la mia prima famiglia. Mi sento molto tranquillo - sono pienamente cosciente della gravità della malattia e ho un certo timore della chemioterapia - e sono fiducioso perché mi sento totalmente nelle mani di Dio, un Dio che per me - oltre ad essere soprattutto Abbandonato - oggi è Amore.
Certo, mi piace vivere e ogni secondo ancora di più - COME E' BELLA LA VITA! - ma non ho paura della morte se quello è il programma di Dio su di me, anche perché so che quello sarebbe fonte di vita per tanti e l'Opera avrebbe più "benzina"…

(20.1.1991) Cerco di non pensare molto al futuro, so che sono nelle mani di un Dio - umanamente mi risulta difficile credere che sia così - che non perde occasione per dimostrarmi che mi ama come pochi altri. Per me è una grande lezione questa della gratuità del suo dono. Non importa che io mi veda poca cosa, Lui è lì, e sembra che non gli importi niente, solo mandarmi un dono dietro l'altro. (…)
Non temo la malattia, per dire una frase un po' fortina che mi è venuta alla mente in questi giorni: "E' peggio un tumore nell'anima che nel corpo". La prova di queste settimane è fuggire dalla mediocrità, ricominciare ogni istante senza appoggiarmi a niente.
(…) Sono contento di questo periodo proprio per questo, perché è serio, profondo, demolitore, scavato e, allo stesso tempo, Dio non mi toglie la gioia di contemplare gratuitamente e in prima fila il suo lavoro in me.

(3.3.1991 a Chiara)  Dopo due mesi di cure posso dirti che mi sento benissimo, senza nessun disturbo, posso svolgere una vita abbastanza normale: per tutti è stata una sorpresa, anche per me;  ma la tua unità e preghiera, insieme a quella di tanti, ha fatto questo primo miracolo. Cerco di vivere la malattia con la santa indifferenza che ci consigliavi e vedo che è vero e soprattutto fruttuoso: assisto a decine di "piccoli miracoli" che il mio modo di vivere questo periodo fa in tante persone.

Nel maggio 1992, inaspettatamente, da Parigi viene ridefinita la diagnosi e si prospetta l'opportunità di un intervento chirurgico e anche la speranza della guarigione. Luis va per questo grosso intervento a Washington.

(9.7.1992 a Chiara) Anche se temo un po' questo ottimismo diffuso - incominciando da quello dello stesso chirurgo - credo di essere abbastanza nella pace e sto cercando di vivere bene il momento presente senza andare oltre, soprattutto col pensiero.

(29.8.1992) Per giorni ho solo avuto un desiderio, piangere. Piangere per come andavano le cose, per la mia incapacità di amare il prossimo e Dio, per il futuro, per tutto… La prova è il mio egoismo con i popi, soltanto penso a me; invece vedo con grande ammirazione come amano, veramente li invidio.
Il mio amore per Dio è solo perché ho "la tessera da consacrato"? Dov'è la mia testimonianza di vita per lo meno per le tante persone che mi seguono in questa "misteriosa malattia"?

Così Luis racconta di questo periodo:

Nei due mesi e mezzo che ho passato a Washington mi sono reso conto di cosa si possa sperimentare come ammalato, perché fino ad allora grossi dolori non ne avevo avuti.
(…) L'esperienza collettiva è tra le cose più belle di questa malattia. Non posso più dire che è stata la mia malattia; è sì una malattia personale, però è veramente collettiva, perché se non ci fossero stati gli altri sicuramente non sarei qui e neanche avrei avuto le forze di andare avanti. Soprattutto mi è stata vicina Chiara, con l'unità particolarissima che c'è con lei e poi con tutti gli altri. Poi questa malattia mi ha aiutato a vedere l'essenziale della vita, che è amare gli altri.
(…) Quello che rimane è quanto hai amato, non tante altre cose, l'attivismo per esempio: anche quando uno è ammalato non può dimettersi da questa responsabilità. Mi rendo conto che come ammalato posso diventare un piccolo dittatore per gli altri, perché senza rendermi conto mi credo un pochino superiore e pretendo tante cose, invece si deve continuare ad amare, perché se tu non ti metti ad amare perfino la malattia, non capisci più niente.
Poi tu senti che c'è un amore preferenziale di Gesù per gli ammalati, per i poveri. Tu non sai da dove venga e come ti venga, però ciò che ti fa andare avanti è questo amore di predilezione di Gesù e Maria.

Nell'agosto del 93 racconta ai gen:

Quello che ho cercato di fare quest'anno è di dedicarmi a persone che sono più ammalate di me. Ne ho potuto seguire quattro che sono morte recentemente. L'esperienza più bella che forse una persona può fare è di aiutare un'altra a morire.
(…) La vita ha tanti alti e bassi, ma io ho la sensazione di vivere un periodo nel quale sento che Dio ha soddisfatto tutte le mie esigenze più profonde. Perché, per esempio, è proprio ora che riesco a trasmettere l'Ideale al maggior numero di persone.

Nell'ottobre del 1993 torna negli Stati Uniti.

(23.10.1993 a Chiara) Sono a Washington per un nuovo intervento. Il tumore, dopo un anno, è ricomparso…
(…) Ti dico soltanto che ho tante paure umane, prima di tutto per il ricordo dell'anno scorso che fu molto duro. Comunque so che posso contare su tutta la tua unità e presenza e questo mi conforta tanto, così come l'unità di tutta la famiglia del Movimento. E poi ci sono Cosimo, Luminosa, Tim…
(…) Anche se in me c'è del timore, devo dirti che c'è anche una certezza grande: tutto quello che succede è così perché lo vuole il Signore Iddio. Quest'anno, dopo l'intervento, ho cercato - così avevo capito nei giorni duri di ospedale - di amare tutti, cercando che nessuna persona mi passasse accanto invano (…) Ci sono stati tanti frutti.
(…) Quest'anno si è rivelato come uno dei più apostolici, ho potuto comunicare l'Ideale a parecchie persone nuove.

(12.2.1994) E' da diverse notti che non chiudo occhio e durante il giorno non alzo il capo, è qualcosa di veramente disperante e il peggio è che non ho prospettive di migliorare e neanche di cambiare. Dall'intervento si può dire che non c'è stata tregua.
Quanto si può offrire! E sono tanti quelli che ne hanno bisogno. E' molto poco e di poca qualità quello che posso dare, ma è l'unica cosa veramente che ho in questo momento. Se non fosse perché posso essere utile così, mi dispererei e non avrebbe senso la vita.
Sento che c'è un nuovo rapporto con Gesù e Maria, molto più intimo, più essenziale e profondo.

(7.4.1994) Questi ultimi giorni stanno diventando durissimi, quasi impossibili da vivere. No, le cose non stanno andando per niente bene: sarà tua Volontà!
Umanamente sono distrutto - il fisico a terra - è difficile essere ottimista ed avere speranza. Tutto per me è in salita.
Solo tu mio Dio, e Maria, Madre dell'Amore, potete  intervenire ancora, siete le mie uniche speranze, in tutto il resto ormai non credo. Mai avevo sofferto come adesso e posso dire che è terribile, una tortura permanente che non lascia tempo neanche di respirare.

(11.4.1994) Sento una tristezza infinita, come inguaribile, con lo scorrere della vita in salita come mai. Non posso sperare in un futuro migliore - umanamente, intendo - con un presente così catastrofico. Perdona, Signore, la mia fragilità, mi sento così vulnerabile per il dolore e la debilitazione fisica che non riesco a riprendere il volo, né sono capace di fare un cenno di sorriso. Tutto è un lamento.

Il mattino del 20, Fede gli comunica che il tumore si è riformato.


(20.4.1994) Quanta nostalgia delle cose semplici, della vita quotidiana, del sapere popolare della strada, della città: il mondo in una stanza.
Quando uno crede che è passato il peggio, questo arriva veramente e ti sembra che tutto sta per crollare. E' l'esperienza quasi di ogni giorno - fino a quando? - da così tanto tempo che quasi non ricordo.
Mi rattrista pensare che c'è tanta gente che trepida e soffre per me. Sarebbe bene che non si prolungasse per troppo tempo.

(21.4.1994) Grazie Signore per tante persone che mi dimostrano tutto il loro amore, è qualcosa che ogni giorno mi commuove sempre più, perché l'amore non si può mai considerare scontato. Se Tu così desideri, fa che anche in questi mesi di "morte lenta" ci sia un poco del mio amore per gli altri; specialmente per chi più ne ha bisogno e presto.
(…) Ti chiedo il miracolo di un'anima nuova e, se entra nei tuoi piani, un corpo nuovo. Maria, madre mia, te lo raccomando.

(4.5.1994) Mi sono dato completamente all'Eterno Padre, la malattia è sua così come la salute.
Quanto mi piacerebbe vivere!
(…) Molte volte mi domando fino a quando potrò continuare così, in questo deterioramento continuo del corpo e, temo, dell'anima. Per questo spero solo in Dio, Lui è l'unico capace di mantenermi in piedi, di darmi l'ossigeno sufficiente per continuare a respirare e credere che tutto è Amore suo.
(…) Mi distrugge vedere gente soffrire…

(6.7.1994) Signore, perché se tutto è Amore tuo non sono capace di viverlo coscientemente? Ho la sensazione di trascinarmi nella malattia senza nessun senso, sprecando l'opportunità d'oro di tutta la mia vita. Quando dico questo, spero e desidero che non sia per orgoglio né per perfezionismo. Maria, madre di tutti gli ammalati, aiutami domani a soffrire, almeno con dignità.

(11.8.1994) Signore, sono qui di nuovo, con tutta la mia faccia tosta, per chiederti il miracolo di poter vivere con dignità. Mai avevo pensato che avrei sofferto così tanto fino quasi a supplicare - forse senza il quasi - "basta". So, anche se tante volte mi costa uno strappo dell'anima, che tutto è Amore Tuo, ma se puoi amami un po' di meno. In fin dei conti sono nelle tue mani, non voglio uscire fuori di esse: GRAZIE!

Il 6 novembre, il giorno prima della sua partenza  Luis riceve la visita di Chiara che alla fine gli chiede  da quanti anni era in focolare e gli domanda se era stato un bravo focolarino. Luis risponde sorridendo e un po' impacciato: "Praticamente sì". E Chiara, anche lei sorridendo: "Questa è proprio una bella confessione".
Chiedono a Luis se è contento e lui radioso: "Come potrei non esserlo?"

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