Marcello Dorigoni - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Marcello Dorigoni

2017


Marcello Dorigoni




"La moltitudine dei credenti aveva un

cuor solo e un'anima sola" (Atti 4,32)



11 agosto 1930  -  Italia, 25 marzo 2017

Rocca di Papa, 29 marzo 2017

Carissimi e carissime,

Marcello Dorigoni, focolarino sposato di Trento, è partito per la Mariapoli Celeste il 25 marzo dopo lunga malattia.
Era nato nel 1930 in una famiglia numerosa e profondamente credente, che gli trasmette i valori della fede cristiana. Cresce aperto e ricco di interessi: ama sciare, suonare la fisarmonica; frequenta corsi di tedesco e partecipa attivamente alle iniziative dell’Azione Cattolica.

La passione per il disegno e la sua abilità manuale lo indirizzano a specializzarsi nella lavorazione del legno. Diventa coordinatore tecnico della più importante ditta di mobili di Bolzano con compiti di responsabilità. È un grande sostegno e un punto di riferimento per la sua famiglia.

Alla fine degli anni cinquanta conosce l’Ideale e vi aderisce con entusiasmo, tanto da trasferirsi a Loppiano, dopo essersi sposato con Giovanna, per collaborare alla costruzione della nascente cittadella. Vi rimane dal ’65 al ’78.

In quel periodo scrive a Chiara: “Mi trovo davanti a realtà grandissime e nello stesso tempo tanto semplici, da poter essere comprese da un semplice operaio quale sono io. Ti assicuro tutta la mia fedeltà nel Patto del ’49 che in questi giorni, durante la Messa, abbiamo rinnovato”. E ancora: “Ho chiesto oggi a Gesù Eucaristia di legarmi sempre più stretto a te e che mi aiuti ad essere fedele a questo patto, affinché Gesù in mezzo sia sempre il nostro distintivo”.

Tornato a Trento con Giovanna e la figlia Lucia, trova facilmente un nuovo lavoro in virtù della sua alta professionalità. L’intensa e radicale esperienza evangelica vissuta a Loppiano l’aveva segnato a fondo e adesso non si sottrae ad amare con generosità l’ambiente attorno.

Confida ancora a Chiara: “Voglio incamminarmi con te sulla via della santità per dare gloria a Dio e per fare un dono a Maria. Ti prometto tutto il mio impegno per essere sempre più quel ‘sigillo d’oro’ per il nostro focolare”. Nel ’90 annota: “Entrando in chiesa e trovandomi davanti a Gesù Eucaristia mi sono sentito invadere dal Suo Amore in modo tanto forte che mi sarei prostrato a terra per adorarlo. Desidero abbandonarmi a Lui per non ostacolare il Suo disegno su di me”.

Marcello era sempre vicino a chi fosse in difficoltà, ai parenti, agli ammalati, pronto ad aiutare tutti, non importa se a spalare la neve o a fare le notti o ad ascoltare a lungo chi aveva bisogno di comprensione e di incoraggiamento. La sua disponibilità era senza misura, delicata, umile, come in un gioco d’amore.

Nonostante la naturale riservatezza, ha portato avanti gruppi di aderenti scrivendo lettere e intessendo contatti, inviando la Parola di Vita a familiari e amici, donando soprattutto esperienze di Vangelo vissuto. Si impegnava assiduamente a far conoscere la rivista Città Nuova e ad abbonare anche conoscenti e vicini di casa.

Nel 2006 comunica a Chiara: “Sento che attraverso il tuo grande patire arriva a noi la luce che genera nuova vita. Ci aiuti a capire il grande valore della Croce, la sola guida, specie nei momenti di totale oscurità. Ti sento come una vera mamma, sempre pronta ad offrire la sua vita per il bene dei figli”. Ed era per questa comprensione della croce come via al Risorto che Marcello riusciva ad essere dono per quanti l’hanno conosciuto.

La sua Parola di Vita è: “La moltitudine dei credenti aveva un cuor solo e un’anima sola” (Atti 4,32). Chi gli è stato accanto testimonia che l’ha vissuta, è l’eredità che ci lascia.

Riconoscenti, preghiamo per lui e chiediamo serenità e conforto per la sua famiglia.
Emmaus

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