Marcelo Albuquerque - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Marcelo Albuquerque

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Marcelo Albuquerque


Predica la Parola di Dio
insisti a tempo opportuno
e inopportuno ...

19 marzo 1994


Conosce l'Ideale nel 1960, va alla scuola di Loppiano nel 1963 e nel '65 è nel focolare di New York.

(20.3.1968) La distrazione. La stanchezza. Le tentazioni. Tutto amato ed offerto: tutto G.A. Così anche l'impossibilità (almeno sensibile) di raccogliersi, il non aver fatto un lavoro, ecc. Tutto Lui e perciò amato ed offerto.
Passa la notte. Il giorno dopo si è pronti ad affrontare il rimprovero e la vergogna: invece tutto cambia come per incanto.

(19.11.1968) Di nuovo le tentazioni dopo un po' di tempo che non venivano, lotta e tormento. La sera non avevo la pace nemmeno mentre facevo meditazione. Ho dovuto aggrapparmi a "quel cuore" quando parlai con Chiara al telefono.
La telefonata è stata un'altra grazia (…) Chiara mi ha detto di avermi trovato cresciuto anche umanamente (…) M'ha detto anche d'aver saputo che il "cuore di Maria" è il protettore dell'America …

(…) La Desolata: finora è stata Lei che mi ha amato e mi ha dato di viverla. Forse anch'io l'ho amata, ma adesso bisogna amarla di più, cercarla e viverla più silenziosamente, senza fare chiasso".

(…) In genere mi dimentico di quello che faccio e delle esperienze, anche perché forse non faccio niente di grande. Ho visto che devo applicarmi a fare delle piccole cose, piccoli atti che non mi attirano particolarmente né sarei naturalmente portato a farli come ad esempio rimettere a posto la saponetta nel bagno che qualche popo ha lasciato fuori posto, ed altre cose del genere. Cerco di farne tante anche se devo sforzarmi perché sarei portato a lasciare le cose fuori posto perché gli altri imparino …  tutto andando contro me stesso, poi me le dimentico ma sono sicuro che Gesù si ricorderà.

La coscienza del nulla che sono avendo davanti tutte le mie miserie, i miei peccati passati e presenti, in una tortura quasi continua… L'anima, pur riconoscendo di essere stata scelta, si sente così indegna e portata quasi ad allibirsi perché le sembra quasi un controsenso, una contraddizione.
Mi ricordo di tante cose ed allora mi butto a vivere l'attimo presente, ma rimane la tortura. Oggi ho capito nella meditazione che non devo pensare a me perché non devo esistere. E ciò equivale al "rinnegare sé stesso", quello che Dio vuole da me in questo momento.

Sento un solo desiderio adesso: sparire, rimanere nascosto, perché la superbia mi porta a desiderare il contrario.

Si va a ricevere Gesù ogni giorno, ma non so quanto veramente mettiamo ancora prima di questo Gesù in mezzo.

Se infedeltà e mancanze palesi sono accettate e superate coscientemente ed insieme, diventano motivo di un amore più grande, più puro, più disinteressato con un aumento di reciproca fiducia. Così dovrebbe essere visto dalla Chiesa o da chi la rappresenta, e dalla famiglia religiosa a cui appartiene. Questo farebbe diminuire gli stati di scoraggiamenti, di depressioni, di vergogna, ecc. e dovrebbe invece tradursi in un periodo di più fiducia reciproca.

Perché uno ad un certo punto ha dato tutto ed anche fatto voto di povertà, non è autorizzato ad imborghesirsi né ad avere delle concessioni anche se ha tanti anni di donazione. Certamente è più importante essere "poveri di spirito", cioè interiormente, ma l'esterno non dovrebbe arrivare ad essere in contraddizione con questo.

Sono stati anni di lotte, di fallimenti, di cadute e di riprese. Ci sono stati anche dei momenti o periodi di gioia e di luce, e soprattutto di grande unità con la Madonna e di conseguenza con Chiara. Unità che è venuta gratis senza alcun merito anche se alimentata dalle croci che mi hanno fatto avere una certa convivenza con G.A. e con la Desolata. Ma ci sarebbe anche da scoraggiarsi che dopo così tante grazie non abbia fatto altro che offendere Dio e perciò non merito altro che l'inferno. Invece sento che nonostante tutto devo ricominciare…

Una domenica mattina a Messa dopo la comunione… sembrava che Lui mi dicesse: "L'unità che hai con me qui deve essere la stessa che hai con me nel prossimo".  E questo "prossimo" io capivo che era soprattutto in quelli che erano in focolare con me…

(11.11.1969)
Se voglio fare qualcosa per l'Opera, devo farmi santo. E' una cosa nuova perché prima la santità mi sembrava una cosa che si limitava alla mia persona… invece adesso la vedo come l'unico bene che posso fare all'Opera in ogni luogo.

(…) Davanti a Dio non solo mi sento, ma sono veramente uno sgorbio. E per quanto desideri emendarmi, continuo invece ad offenderLo. Sono arrivato quasi alla disperazione, ma dopo aver stretto forte i denti e cercato come era possibile G.A. in tutto il brutto (…) - che mi ha portato alla straconvinzione del niente che sono… tanto da aspettarmi di essere mandato via da un giorno all'altro -  ho cominciato ad avere speranza nel voler perseverare, nello sforzo di non mollare e di ricominciare sempre, e soprattutto nell'amare gli altri.

(12.3.1970) Senti che tutto ti viene tolto: tutte le grazie, tutta la fiducia, tutta la considerazione, ti senti abbandonato o non in unità con le persone che ti sono più care, e più ancora da Dio stesso. Davanti a te si presentano tutti i tuoi peccati, omissioni, giudizi, mormorazioni, incorrispondenza alle grazie, attaccamenti, invidie, superbia, orgoglio, amor proprio, pigrizia, impurezze.
Sembra che i sensi, i desideri, i pensieri in te si ribellino e non sempre riesci a dominarli con la volontà perché ti senti distrutto, stanco, confuso, depresso, perplesso, senza forze, senza pace. (…) Poi quando cerchi di aprirti, di comunicarti, ti sembra non riuscire a spiegarti né a farti capire, o sembra che gli altri ti considerano un "caso"…
Continui però a lottare interiormente con sforzi quotidiani, con atti di volontà, con la mente e la volontà fisse in Gesù Abbandonato e Maria Desolata e decidi di tener duro e di andare avanti ad ogni costo… Che le circostanze cambino o gli avvenimenti restino tali, non ti interessa più. Ti interessa solo stare, rimanere nell'attimo presente, perdendo tutto.

(22.10.1970) Ho capito ieri che amare non è fare, non è un atteggiamento, e nemmeno avere dei risultati. Amare è essere, sforzarsi di essere l'amore, cercando di rimanere fermo in Dio che è l'Amore, ogni attimo.

(9.2.1971 a Chiara) Da luglio in qua è stato un periodo abbastanza di buio. L'unità che sentivo di avere con te mi è sembrata sparita. Quello che può essere stata la vita spirituale di tutti questi anni mi è sembrata quasi completamente sfumata parendomi che tutto sia stata una presunzione od un inganno in cui sono vissuto, con la convinzione profonda di aver danneggiato l'Opera. (…)
Mi sono visto inadatto a fare qualsiasi cosa che potesse servire all'Opera. Le uniche cose che mi sono rimaste sono state le "piccole cose" che prima avrei tralasciato ma che adesso ho tanto apprezzato come gioielli, una vera benedizione e grazia, da non lasciar scappare…

(4.3.1971 risposta di Chiara): "Ti voglio rassicurare che veramente noi pensiamo che, come hai potuto superare questi anni di vita di focolare con gioie e anche dolori, con vittorie e anche conquiste e anche piccole o grandi prove per te, così tu puoi continuare ad essere un focolarino, attraversando tutte le tappe della "Via Mariae" per arrivare alla santità. Perciò sta tranquillissimo…"

(24.8.1971 a Chiara) Volevo dirti come la tua ultima lettera sia stata un dono immenso per me. Fu come la voce di Qualcuno che è vicino a te in mezzo al buio ed alla tempesta. E anche se la tempesta non è del tutto passata, mi sembra che ci sia tanto più sereno…

(8.10.1975) Non ho altro desiderio che quello di poter essere sempre più espressione di Gesù in mezzo cercando il più possibile di dare il mio contributo… Poi ho visto che le cose, le circostanze, le persone, mi possono fare più o meno contento, invece solo G.A. riempie pienamente e da quando mi sono ricordato che ero venuto in focolare per amarLo, ho costatato una vita nuova in me. Ho sperimentato che amandoLo si genera unità attorno a noi ed una vita nuova in noi stessi…

(19.3.1976) Ieri mattina ho visto in G.A. la possibilità di andare al di là di qualsiasi circostanza o avvenimento se gli facevo "festa", e l'ho fatta. (…) Poi andando in chiesa ho trovato una consonanza tra il salmo e quello che stavo sperimentando. Era il salmo dell'albero che cresce vicino al fiume; ho visto che G.A. era quel fiume che fa sì che l'albero sia sempre vivo e dia frutto, cioè si radica sempre in Dio e non è soggetto ai cambiamenti esterni. Poi il Vangelo del ricco Epulone e Lazzaro mi ha fatto pensare che Lazzaro per me può essere qualsiasi persona che mi sta accanto, anche i popi. Se sono indifferente alla sofferenza di chi mi sta accanto, se sono pieno anche della mia gioia o dei miei programmi dimenticando di amare e capire gli altri, di sentire con loro, allora sono come il ricco Epulone…

Il suo ultimo viaggio a Roma nel 1992 era stato per partecipare all'incontro degli amici musulmani, a molti dei quali aveva comunicato l'Ideale

Durante un suo viaggio in Algeria:

Per me è stata una cosa inaspettata ed un momento di Dio perché era come vedere Dio scrivere dritto attraverso le mie righe storte.
Nel rapporto con i miei amici musulmani poteva sorgere il dubbio se lo facevo per me o per Dio… poteva essere amor proprio. Al contrario, in quel momento mi sembrava di vedere Dio più grande di me, ma che non mi distruggeva, invece usava persino i miei difetti e sbagli per fare qualcosa di suo.

Per le ferie va a Recife per trovare la mamma. Lì si manifesta una grave malattia. Assistito dai focolarini di Recife parte con Gesù in mezzo.

Chiara dà la notizia con un telegramma: "Il giorno di San Giuseppe ci ha lasciato per entrare nella Mariapoli Celeste uno dei primi focolarini brasiliani… che ha perseverato sempre nella sua vocazione, rendendolo particolarmente caro al nostro cuore…"

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