Mariàn Jurcisin - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Mariàn Jurcisin

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Mariàn Jurcisin


Fate tutto quello che vi dirà.



22 giugno 2003


Nel 1973 la mia vita spirituale ha avuto una svolta importante, attraverso un dolore - un insuccesso a scuola - sono giunto ad una fede più viva. Ho scoperto il Vangelo come libro fondamentale di vita. Dio è diventato per me tutto ...
Ho cercato di servire le persone che non mi potevano ricambiare, soprattutto i morenti, gli abbandonati, handicappati mentali o fisici… Cercavo la mia strada all'interno della Chiesa. Vedevo come il Vangelo mi trasformava, influiva sull'ambiente, ma interiormente mi sentivo completamente isolato dalla società. (…) Il cristianesimo che io conoscevo mi sembrava troppo debole (…) Il mare di male e di menzogna attorno a me mi spaventava. Mi sono capitate nelle mani alcune "profezie tragiche" così che mi sembrava che l'umanità e la cristianità andassero incontro ad una tragedia e che qui in terra non era possibile una resurrezione…

Nel 1979 mi sono trovato fra le mani un foglietto, la "Parola di Vita", copiato con la carta carbone…

Nel 1982 fui invitato ad una Mariapoli e nel momento in cui ho sentito parlare Chiara tutto mi è diventato chiaro: lei esprimeva e toccava i miei desideri più profondi, rispondeva a tutte le mie domande. La Mariapoli mi aveva insegnato due cose: l'amore reciproco e il suo frutto, la presenza di Gesù in mezzo a noi. Questa presenza trasforma tutte le realtà umane, perché è Lui che fa nuove tutte le cose.  Ho visto allora che anche sulla terra era possibile quel paradiso che bramavo, anzi ho visto che addirittura il paradiso avanza e che Dio quando dà inizio a qualcosa la porta a termine.
Era la seconda conversione, verso i fratelli e la Chiesa. Attraverso l'amore reciproco avevo scoperto la bellezza della comunità cristiana, la Chiesa con la quale avevo sempre avuto un rapporto è diventata di colpo un organismo vivente, una famiglia nella quale abita Dio. Così ho deciso di essere parte viva di questa famiglia di Dio, di essere un focolarino.

Nell'83 va in focolare a Bratislava. Trova lavoro nel Corpo Forestale dello Stato, accanto al suo ufficio c'era Alexander Dubcek, il politico del "comunismo dal volto umano", e diventano grandi amici.
Nell'86 si trasferisce a Kosice per costituire il focolare in quella parte orientale della Slovacchia. Erano tempi difficili e gli interrogatori della polizia segreta erano frequenti.


(24.12.1988 a Chiara)
Le tappe della "Via Mariae" hanno di nuovo inondato la mia anima e mi hanno mostrato nuovamente la presenza di Maria nella mia vita e in tutta l'Opera. Come semplice, normale, umana è nostra Madre eppure Dio abita in lei pienamente! (…)
Chiara, sogno il mio grande sogno, che sarò totalmente consumato dall'amore di Dio e dei fratelli e che con san Paolo e con te potrò dire già qui in terra: "Non vivo più io, ma vive in me Cristo"…

(6.1.1990 a Chiara) Ho avuto la grazia di fare i voti perpetui. Ho sentito l'Immacolata che mi diceva: "Ti prendo per sempre, non pensare più ad altre cose, non ti preoccupare di niente. Proteggi il mio tesoro, il mio Ideale. Questa è la mia volontà che è pure la volontà di mio Figlio".

(5.1.1994 a Chiara) Poco fa mia madre è stata in focolare e guardando il quadro di G.A. che ho nella mia stanza ha detto una cosa che mi ha colpito…
Mio padre durante la seconda guerra mondiale è dovuto andare in Russia per combattere, da casa ha preso con sé un quadro di G.A. che è lo stesso che hai tu e tutti i popi del mondo. Quando si è sposato ha appeso il quadro nella stanza di mia madre, quando ero piccolo molto spesso lo guardavo… soprattutto mi attiravano quegli occhi…
Quando mia madre mi ha raccontato questo episodio mi sono reso conto per la prima volta che quel volto di G.A. è uguale a quello che abbiamo nei focolari. Ho sentito molto forte come se Gesù mi dicesse: "Ti ho conosciuto prima che tu nascessi nel seno di tua madre".

(6.1.1994 a Chiara) In questi giorni abbiamo ricevuto doni immensi, così immensi che non sono capace di dirti niente, solo tacere, tacere, tacere… e vivere l'Ideale, vivere la Parola, vivere G.A., vivere la Desolata.
Vorrei tacere nella tua anima…

(12.12.1995) Nel nostro focolare, nel centro zona, sta cominciando qualcosa di nuovo…
Quest'anno è per me una svolta nel rapporto con Gesù Abbandonato e Maria Desolata. Niente può sostituire la scuola di vita che guida l'eterno Maestro. Ogni nuovo passo fra noi e nell'Opera si deve pagare, è un'esperienza che già conosciamo ma che è sempre nuova. Per l'amore a G.A. possiamo credere in una epoca nuova, in una epoca di fuoco, perché è già in noi.

(8.10.91996) In questi ultimi mesi sono in qualche modo più vicino a te ed ai popi del centro. Ho capito in una maniera nuova come la nostra vocazione sia costruire l'Opera (la Chiesa) prima di tutto interiormente, in una donazione totale a G.A. e M.D. E alle volte vuol dire solo questo: non hai forze di vedere altro, di fare altro, cerchi solo di restarGli fedele. (…)
Era come se il Signore mi attirasse in mezzo a queste vicende, facendomi passare una prova dura (che forse si sta dileguando) in cui credevo di rimetterci anche la vita fisica. Ed in mezzo a tutto questo, gli interventi di Dio…
Sento che il Signore mi ha fatto approfondire alcuni aspetti della nostra vita, anche in quello che dice che non devo appoggiarmi su nulla: né sul capozona, né sull'Opera, né su Chiara (se non su Dio, presente in lei).

(25.1.1999)

Fin da bambino il silenzio mi ha attratto.
Che bella melodia è il silenzio!
C'è il silenzio nella notte
sulle sponde del fiume o in riva al mare.
C'è il silenzio ai piedi delle montagne
o sulla loro cima.
C'è il silenzio del deserto e del cosmo.
C'è il silenzio che avvolge mamma e papà sopra la culla.
Ma il silenzio dell'anima
nella quale parla Dio
… è quello il più bello!

(2001) Da alcuni mesi vedevo crescere attorno a me una specie di nebbia. Non riuscivo a vedere oltre quella coltre che sempre più mi avvolgeva, mi era scomparso tutto, ogni certezza, ogni speranza. Non vedevo chiaro. Le parole avevano perso il loro significato e tutte le parole che mi venivano dette restavano in aria, non mi toccavano. Ero soprattutto addolorato perché vedevo tanti amici, un giorno infuocati, ora spenti. E non sapevo né potevo fare nulla, anch'io ero come loro. Vedevo tutto andare alla deriva.
Poi quando abbiamo parlato così semplicemente al tavolo della cucina, quando il nostro discorso è diventato comunione, non so come sia successo ma di colpo è sparita la nebbia. (…) Gesù in mezzo a noi è presenza di Dio che conduce la storia. E' Lui che crea il futuro…
Non capisco gli schemi, mi sento chiamato alla libertà, perché è il dono che continuamente Dio mi fa. Quando ho intuito che qui sulla terra bisogna avere il coraggio di perdere i propri progetti per fare quelli di Dio, ero sorretto da un grande entusiasmo e dalla voglia bruciante di cambiare il mondo, vivo le cose così, intensamente, senza mezze misure. (…) Tante volte penso alle parole di Chiara "prestare a Dio la nostra umanità", per me oggi questo significa avere il coraggio di perdere anche le aspirazioni più giuste e sante per camminare secondo il respiro di Dio. Con le cose vere non è mai questione di quantità, ma di qualità. (…) Per noi è la scelta consapevole di vivere pronti a dare la vita l'uno per l'altro: ciò garantisce la presenza di Gesù tra noi. E' urgente che Lui sia vivo fra noi e non aver mai paura! Questo è possibile sempre. Per questo sono ottimista.

(27.6.2001) Nelle ultime settimane mi venivano in mente tante domande e mi schiacciavano tanti ragionamenti sul mio posto nell'Opera. Sentivo che dovevo fare qualcosa… Come andare avanti? Pregavo intensamente, ho fatto anche il pellegrinaggio al santuario di Mariana, ma la provocazione dentro di me risuonava ogni giorno di più… E proprio nel momento giusto è arrivata la telefonata di T.
Il colloquio personale con T. era molto profondo. Già da parecchi anni non avevo fatto la comunione d'anima in questa pienezza, in modo così aperto, in una libertà interiore quasi senza limite, nella piena fiducia nell'amore fraterno… Come mai sento che dobbiamo puntare là, comunicare quello che siamo… Altrimenti restiamo sullo stesso posto e non andiamo avanti.

Nel dicembre dello stesso anno va al focolare di Mosca da dove si occuperà della comunità sparsa in Siberia. In una occasione la madre gli dice: "Mariàn, cominci ad avere una certa età e continui ad andare in giro per il mondo!" E lui risponde: "Mamma, non è importante dove deporrò le ossa, importante è fare la volontà di Dio".

La domenica 22 giugno 1983, tornando da un incontro e diretto ad una Mariapoli, nel treno Transiberiano, si accascia improvvisamente.

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