Mario Brini - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Mario Brini

2017


Mario Brini



"Prima di tutto abbiate tra voi

la mutua e continua carità" (1Pt 4,8)




10 luglio 1922  -  Mar. Romana, 23 ottobre 2017
Rocca di Papa,  ottobre 2017
Carissimi e carissime,

Mario Brini, focolarino della Mariapoli Romana, il 23 scorso è partito per il Cielo serenamente, all’età di 95 anni. Poco prima aveva recitato il rosario con i focolarini di Villa Achille e alla domanda “Come stai?”, sorridente ha risposto come era solito: “Sempre meglio!”.

Mario nasce nel 1922 in un paese dell’Emilia Romagna in una bella famiglia di sei figli, una sorella e quattro fratelli, tra cui Guido anche lui focolarino ora nella Mariapoli Celeste.

La sua lunga vita è stata ricca, pur nella semplicità. Nel raccontare la sua storia, Mario amava partire da una data di fine 1949 quando, frequentando a Torino con Guido la casa di Vittorio Sabbione, aveva incontrato l’Ideale dell’unità. “Ho vissuto la prima parte della mia vita male… con forti momenti di delusione e tanti difetti che non mi preoccupavo di togliere, ma in cuore c’era un desiderio di bene. Per questo mi piace tanto quello che ha detto Gesù: ‘Si fa più festa in Cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione’. Quindi se vado in paradiso… peccatore lo sono, pentito lo sono …”.

Attraverso Vittorio conosce Ginetta Calliari e poi Giosi Guella. Su loro invito si reca a Trento dove incontra: “l’amore senza riserve, vissuto da veri cristiani”. “Tornato a Torino – continua - cominciai una vita nuova. Ciò che in un primo tempo capii fu questo: vedere nel prossimo, in chi ci passa accanto, Gesù; e amarlo. Ciò mi allargò tanto l’anima …”.

Mario scopre sempre più la chiamata all’amore e soprattutto il “segreto” per attuarla: Gesù Abbandonato, che incontra in modo particolare in un grave incidente d’auto. “Ne seguono - spiega -- mesi di tanta luce. Ho avvertito che Gesù Abbandonato si faceva uno col dolore mio e anche degli altri … È vero quando Chiara dice che Lui ha annullato ogni dolore…”.

Nel ‘57 entra in focolare a Torino; va poi a Firenze, a Trento e a Bolzano. Dal ‘62 viene a vivere nei Castelli Romani, dove dà un prezioso contributo alla contabilità, alle assicurazioni, al Centro dei focolarini ed è segretario di Oreste Basso. Nel ’74 fa parte del focolare di Antonio Petrilli e Igino Giordani. “Foco – racconta - mi ha lasciato tre cose: la testimonianza di come si ama il prossimo (senza limiti!), una umiltà abissale e l’aver l’anima sempre unita a Chiara”.

Anche Mario ha un rapporto vivo e costante con lei condividendo tante esperienze. Nel ‘94, dopo il Collegamento in cui Chiara parlava dell’essere pronti a dare la vita per gli altri, le confida: “Ho avuto una forte e immediata impressione, cioè quasi di essere espropriato, non più mio, ma degli altri. Nel contempo una sofferta percezione della mia incapacità ad attuare questo comandamento massimo. Andando al lavoro quel giorno incontrai un focolarino: ‘Sei pronto a morire per me?’ ‘Sì’ rispose subito. ‘Anch’io’ dissi. Poi in cappella, davanti a Gesù Eucarestia mi venne da chierderGli: ‘Sei pronto a morire….’, ma mi mancò il resto: Lui era morto per me. Allora: ‘Anch’io per te’ mi risultò facile dirlo: morire per Gesù!”.

Mario sapeva amare tutti con intelligenza e perseveranza. Era conscio del suo carattere a volte brusco. Più forte, però, veniva in luce la sua sterminata fiducia nell’Amore di Dio e dai suoi occhi traspariva una dolcezza frutto del lavoro su di sé e della misericordia verso gli altri. Radicato nella preghiera, ricominciava sempre.

Tempo fa confidava: “Il periodo più bello della mia vita è quello di adesso: la vecchiaia purifica, cadono tante cose, resta sempre più l’essenziale, ciò che vale”. Mario ha percorso il Santo Viaggio fino alla fine, in profonda donazione e fedeltà all’Ideale, illuminato dalla frase che Chiara gli aveva dato già nel ‘67: “Prima di tutto abbiate la mutua e continua carità” (1 Pt 4,8).

Lo immaginiamo ora nella gioia senza fine e, a lui che chiedeva con tanta fede vocazioni all’Opera e alla Chiesa, affidiamo le nuove generazioni.

Preghiamo uniti nel Patto,
Emmaus
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