Mario De Rosa - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Mario De Rosa

2014


Mario De Rosa

8 marzo 1956 - Mar. Romana, 26 giugno 2014

Se uno mi ama osserverà la mia parola
e il Padre mio lo amerà e noi verremo
e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23)


Rocca di Papa, 28 giugno 2014


Carissimi e carissime,

abbiamo appena dato, qui al Centro dell’Opera, l’ultimo saluto a Mario De Rosa, focolarino di Roma, partito per la Mariapoli Celeste il 26 giugno.
Vi mando il profilo che è stato letto al suo funerale.
Grati a Dio per il dono che Mario è stato per l’Opera, offriamo suffragi per lui e chiediamo consolazione per la sua famiglia.
Unita nel Risorto,

Emmaus



Profilo su Mario De Rosa

Mario è nato a Gaeta, in provincia di Latina, 1’ 8 marzo 1956.
Da giovane, dopo la morte del padre, come racconta in una lettera a Chiara del 13 dicembre 1985 quando era a Roma come focolarino esterno, “non ascoltando i consigli di mia madre, cominciai a lasciarmi vivere dal mondo, facendo esperienze abbastanza negative, tra cui quella della droga”.
Mario giunge quasi alla disperazione, ma — racconta ancora - una notte “Dio ascoltò il mio grido e le lacrime di mia madre. Da quel momento non ho desiderato altro che la volontà di Dio”. E’ il 1980: Mario cerca una chiesa, tra lo sguardo incredulo di chi lo conosce come uno sbandato, e inizia un nuovo difficile cammino. E Dio da allora, come lui stesso ammette, lo lavora con energia e dolcezza in un continuo crescendo di amore paterno.
Mario incontra l’Ideale nella comunità cittadina, molto viva nella parrocchia del sacerdote focolarino don Cosimino con cui cresce in un profondo rapporto personale; nel frattempo lavora come elettricista per impianti nelle costruzioni.
Scrive a Chiara: “spero di esser(ti) figlio come tu mi vuoi per far felice Maria”, una nota, questa, che resta sua caratteristica sino alla fine e che corrisponde al suo nome nuovo Mario, cioè “Maria Dimora di Dio” e alla parola di vita che Chiara gli dà il 6 febbraio del 1991: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Mario avverte la chiamata al focolare. Il suo ingresso in focolare lo si deve proprio ad un colloquio personale avuto con Chiara ad Istanbul: è stata lei personalmente a confermarlo in questa vocazione e ad incoraggiarlo a partire per la scuola di formazione per i focolarini.
Dopo Loppiano, ritorna nella zona di Roma. Nell’88 scrive:“Avverto in me ogni giorno di più una semplificazione e la mia vita converge su due unici obiettivi: un amore esclusivo a G.A. unico bene e un amore reciproco vissuto in modo sempre più perfetto. Tutto il resto è relativo”. A questo proposito, più volte riconfermato nel tempo, Mario cerca di restare sempre fedele. E, più in là, scriverà: “migliorare nel farmi vuoto come Maria per accogliere la volontà di Dio dell’attimo presente; insomma, niente più posso pretendere ma verso tutti ho un debito da pagare: il mio personale impegno a migliorare nell’amore”
E’ un cristiano innamorato della Sapienza. Scrive a Chiara il 10 febbraio 1998: “Un frutto specialissimo sbocciato in me grazie allo studio fatto con Gesù in mezzo è una nuova e infuocata passione per la Chiesa che mi ha fatto gridare nel più intimo del cuore:”Ti amo, Chiesa”.
E’ proprio l’incontro e la vita dell’Ideale che lo spinge a studiare e laurearsi in teologia, in filosofia, e poi ancora in psicologia nel cui campo consegue anche una specializzazione.
La vita di focolare lo porta da Roma alla Turchia, di nuovo a Loppiano, poi a Napoli e infine ancora a Roma.
Il 10 dicembre 2006, dopo il rinnovo dei voti al Centro Mariapoli, scrive: “Tutto, tutto sento di dover prendere dalle mani di Dio. Ogni situazione di luce e di buio, di unità o disunità è un incontro di amore con Dio e con i fratelli è dunque materiale vivo per la costruzione di Gesù in mezzo a noi. Dio mi ha scelto per questa vocazione e voglio dargli tutto di me nell’unità con i fratelli. Desidero essere in ogni momento tutto Suo e di Maria”.
Dio lo prende in parola: poco dopo si manifesta la malattia ed inizia un lungo periodo di lotta contro di essa, tra entrate ed uscite dall’ospedale con le più varie forme di cura. Segue l’andamento della sua malattia in stretta unità con Hans e con il suo focolare.
L’8 agosto del 2013 perde la mamma, di 97 anni, cui è molto legato. Con Adele e Michele scrive una breve memoria che leggerà poi al termine del suo funerale: “In questo momento così sacro se ci potessi dire una parola, conoscendoti, siamo certi che ci diresti “siate una famiglia”, e lo faresti usando le stesse parole di Gesù: ‘amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi’. Grazie mamma per quanto ci hai donato e per come ci hai voluto bene. Continua a seguirci dal Cielo”.
Ha già subito diversi interventi, ora completa il terzo ciclo di chemio. Scrive ad Hans di sentire che “Gesù e Maria l’hanno preso sul serio e messo in mezzo a loro con infinita gratitudine. Comprende che la realizzazione più alta sulla terra è mettere Gesù in mezzo, per il quale vuole “sfruttare tutto della giornata”. Il 26 febbraio di quest’anno riceve la notizia che la terapia non ha prodotto gli effetti desiderati, anzi il male avanza.
Quello che desidera è che lo “Spirito Santo illumini i medici per capire come proseguire a livello terapeutico. Ma “il porro unum della mia vita — scrive ad Hans -è la gioia di poter essere stanziato momento per momento nella volontà del Padre...Offro ogni giorno di più tutto me stesso per la gloria di Gesù in mezzo”.
Ad un certo momento, dal focolare di Roma di via Costantino, viene trasportato a Villa Achille, qui a Rocca di Papa, per essere seguito meglio e con continuità nelle cure. Rimane incantato come un bambino, sin dal primo momento in cui mette piede in questo nuovo focolare, per l’amore e l’attenzione da cui si sente subito circondato. Qualche giorno dopo vado a trovarlo e mi confida “... ma forse io non sono degno di ricevere una simile grazia, di vivere in questo focolare”.
“Vivere perché nei focolari ci sia sempre l’incanto per questa realtà come nei primi tempi” è il desiderio intenso degli ultimi giorni. Il suo sorriso è diventato, lavorato dal dolore, luminoso e puro, come avverte chi lo va a trovare. Sa di dover morire, lo accetta, lo offre per questa intenzione e rifiuta l’accanimento terapeutico.
L’altro ieri, il giorno 26, mentre sto con lui ci ricordiamo di una meditazione di Chiara “Sono grazie” e la cantiamo insieme..., lui sussurra tutte le parole e, quando finisce, per almeno 10/15 minuti continua da solo a ripetere: “Sono grazie, per tutto e per sempre”. Poco dopo si addormenta, spegnendosi nel sonno.

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