Mario Giostra - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Mario Giostra

2019

Mario Giostra




"Mi sarete testimoni" (At 1,8)



14 settembre 1960 -  Italia, 24 gennaio 2019
Rocca di Papa, 5 febbraio 2019
Carissimi e carissime,

recentemente vari sono stati chiamati alla Casa del Padre. Ricordiamo oggi un altro apostolo dell’unità, Mario Giostra, focolarino sposato di Ascoli Piceno, volato in Cielo il 24 gennaio. Aveva 58 anni. Lascia un segno profondo in tanti! La Messa del funerale, affollatissima, ne è un’evidente testimonianza.

Scrivono dal suo focolare che tanti raccontano fatti e impressioni: “Episodi divertenti, profondi, commoventi, delicati, giocosi … da scriverci un libro!”.

Siamo edificati dalla sua vita così ricca e feconda e dà gioia l’iniziativa già in atto di raccogliere esperienze vissute con lui, a cominciare dai ricordi dei figli Lisa e Paolo, di sua moglie Olivia, volontaria, e di amici e conoscenti. In queste righe non sarebbe possibile dare voce a tutti.  Lasciamo a Mario dire qualcosa di sé: “Un bel giorno ho conosciuto l’Ideale, Dio… Ho fatto un’esperienza incredibile, che non sono più riuscito a mettere in discussione… qualcuno mi parlò di Dio Amore e si raccontarono esperienze sulla Parola di Vita ed io mi sono sentito subito un figlio di Chiara”, aveva allora 17 anni.

Le sue lettere a Chiara testimoniano un intenso cammino spirituale. Nel 1978, dopo un campo scuola, le scrive: “Gesù ha agito in me come una lima e grazie a ciò ho cercato di perdere tanti miei atteggiamenti, tanti modi di pensare, di agire, per far sì che Gesù in mezzo fra noi fosse sempre più grande, più bello, più nuovo”. E nel congresso del gennaio ’80 conferma il suo impegno a consumarsi nella “tensione alla santità”, che Chiara aveva proposto a tutto Il Movimento.

Più avanti avverte che Dio gli domanda di più: “Non so bene come, ma sento di iniziare facendo con te e con gli altri gen quello stesso patto d’Unità che tu hai fatto con Loppiano. Sento … che la mia vita deve essere interamente rivolta all’Ut omnes. So che per questo mi aspetta la Croce, ma sono contento, anzi sento io stesso di chiederla a Dio, perché so che solo attraverso di essa potrò portare pienamente a termine questo passo che Lui vuole da me. Ti lascio con la promessa di lottare con gioia fino alla fine e con la convinzione che solo così potremo portare avanti la nostra rivoluzione d’amore”. Insiste in seguito: “Dio mi chiama a lasciare tutto per Lui, dal canto mio voglio rispondergli di sì per tutto il Suo amore… e vivere l’unità costi quel che costi per realizzare l’Ut omnes”.

Significativa anche la sua esperienza alla Scuola di paracadutismo di Pisa dove fa il servizio di leva: “Per me si è trattato di cercare di vivere subito il collegamento, sforzandomi di lodare Dio in tutte le cose, anche quelle più dure e di amare concretamente quelli con cui venivo in contatto (…). Ho sperimentato l’emozione di un lancio. Tutto ciò mi ha fatto capire che l’unica esperienza in cui un uomo può scoprire la propria vera essenza è Gesù Abbandonato. Solo trasformando il dolore in amore, io sono riuscito a sentirmi uomo fino in fondo (…). Ho proprio la sensazione che sia il Gen il vero eroe, altro che paracadutisti! Io sono sia l’una che l’altra cosa e so che per essere un gen devo ‘lottare’ e darmi da fare per rimanere in corsa nel ‘Santo Viaggio’. Sento che la mia strada è sempre solo quella di seguirti e di perdere la mia vita nell’unità” (1987). Chiara gli risponde, augurandogli frutti abbondanti. E con l’arte di amare ha la prova che “l’Ideale trionfa dappertutto e con chiunque”.

Mario si impegna a contattare persone di tutti gli ambienti. Tra l’altro incontra alcuni ragazzi disagiati ai quali si dedica con un lavoro paziente e sistematico. Nascono frutti molto belli tanto che un sacerdote gli chiede di collaborare in una Comunità Terapeutica e Mario accetta, rinunciando ad un’offerta di lavoro ben pagato e con buone prospettive di carriera. A questi ragazzi insieme a Olivia cerca di offrire la preziosa realtà che “attraverso Gesù Abbandonato il dolore diventa un trampolino di lancio verso la gioia”.  

Una vita sempre in donazione, in unità con il focolare, che vede il moltiplicarsi di gen e di vocazioni all’Opera. “Mi sarete testimoni” (At 1,8) è la Parola di Vita che nel ’90 riceve da Chiara con la conferma del suo nome: “Mario”, poiché “deriva da Maria, la nostra Condottiera e Madre”.  

Continua la sua scalata nell’unione con Dio. “Sento che voglio farmi santo ma che non posso farlo da solo e che il focolare è l’unica strada per me possibile” (1992) - “Rinnovo il mio Sì a Gesù Abbandonato … solo attraverso Lui sento di poter costruire in Unità coi focolarini quelle ‘opere’ che ritroveremo in Paradiso trasformate nella loro bellezza” (1998).

Lo caratterizza anche la competenza nello studio, è un matematico, ma si specializza pure in sociologia, collaborando attivamente con la Scuola Abba per l’elaborazione di una teoria sociale che abbia l’agape come suo concetto centrale. Incontrando in più occasioni operatori del settore si stupisce “con che sguardo di meraviglia accolgono questi concetti; è la meraviglia di Chiara che si riversa nel mondo professionale”. Tra i suoi talenti: la capacità comunicativa, la creatività e la sana ironia, il saper ascoltare e sdrammatizzare. Grande la sua passione per i giovani che sa capire a fondo.

Spicca inoltre il suo vivere: “per il ‘noi’, per costruire ‘l’insieme’, l’unità nel focolare, nel lavoro, come nella famiglia, come ovunque. Il ‘noi’ lo appassiona, dal ‘noi’ della famiglia al ‘noi’ dell’umanità intera…”.

Con l’avanzare del male arrivano i momenti più duri: dolori, preoccupazioni … fino alle lacrime, fino a dover dire “non immaginavo fosse così dura”. E anche questa parte cruda della vita, per quanto possibile, l’ha voluta vivere sempre “insieme, nell’amore reciproco, in Dio, fino alla fine”.

Mario, che resta così presente nei cuori di tanti, con la sua passione per l’unità lega più che mai Cielo e terra e ci richiama a vivere con autenticità per la realizzazione del Testamento di Gesù.  

Riconoscenti, preghiamo per lui, ricordando con particolare affetto Olivia, Lisa e Paolo. Certi che il suo esempio parli ancora a tanti giovani, nel Patto,
Emmaus
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