Mario Pennisi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Mario Pennisi

2019

Mario Pennisi



"Lo conosco e osservo le sue parola" (Gv 8,55)



28 gennaio 1944 -  Italia, 25 maggio 2019
Rocca di Papa, 31 maggio 2019
Carissimi e carissime,

Il 25 maggio, Mario Pennisi, focolarino di Roma, ha raggiunto la Mariapoli celeste all’età di 75 anni.

Nato in provincia di Messina, Mario conosce l’Ideale nel 1968, si laurea in medicina ed entra nel Movimento come volontario. Nel 1972, all’età di 28 anni, decide di seguire Gesù in focolare e parte per la scuola di formazione a Loppiano.

Riceve da Chiara come Parola di vita: “Lo conosco e osservo le Sue parole” (Gv 8,55) che diventa guida costante nei rapporti con tutti. Chiara gli conferma anche il suo nome spiegando: “essendo un’altra Maria potrai ringraziarla – come è tuo desiderio – con la vita”.

Lui stesso spiega che incontrando il focolare si è sentito simile a quell’uomo che, trovata una perla di grande valore, va, vende ciò che possiede e acquista quel campo. Con lui ci si sentiva a casa; aveva in cuore i gen, le comunità e in particolare la santità di ognuno. Colpiva la sua capacità di amare per primo, con umiltà e sapienza, frutto di un’intimità profonda con Gesù.

Dopo Loppiano, per due anni è in focolare a Londra e a Dublino e nel ‘76 arriva a Milano, dove resta fino al 1990, svolgendo il lavoro di anestesista con tanta umanità. Raccontano che si alzava presto a cucinare per gli altri, anche quando non poteva essere a pranzo per i turni in ospedale. E se c’era: tutti erano i benvenuti, a volte persino qualche senzatetto che aveva conosciuto per strada e che invitava a casa per un pasto o una doccia. Tanti si ricordano come sapesse far famiglia e condividere gioie e dolori.

Nel ‘90 si trasferisce a Bologna come delegato dell’Opera e vi resta dodici anni costruendo rapporti a tutti i livelli, sia nel Movimento che con personalità della cultura e della politica. Quando Chiara è invitata per la laurea h.c. in Economia, davanti alla grandezza del carisma, le confida: “Mi sento inadeguato…” e lei gli risponde: “Gesù non ha detto dove due o più adeguati, io sono in mezzo a loro, ma solo dove due o più”.

Scrive a Chiara più tardi: “Ho sentito forte di riconsacrarmi a Gesù Abbandonato, mio Sposo, perché in Lui potrò ritrovare sempre il tuo Paradiso in tutta la sua pienezza”(1996).

Antonella Liguori, co-responsabile con lui della zona di Bologna e poi di Milano, attesta: “Abbiamo vissuto insieme un'esperienza indimenticabile con Gesù in mezzo. Era un popo di Maria e aveva un'unità speciale con Chiara. Forse da questo derivava quella carità squisita, sopraffina che tutti conosciamo. Chiunque l'ha incontrato può testimoniare di aver visto in lui innumerevoli sfumature dell'amore”. Veramente tanti sono i messaggi di gratitudine arrivati.

Lo ha sempre caratterizzato un impegno costante a vivere, per progredire nella spiritualità collettiva ed edificare con passione l'Opera, bella e unita, proiettata verso gli orizzonti che il carisma apre.

Ancora qualche stralcio della sua intensa corrispondenza con Chiara. “Ti ringrazio per avermi fatto conoscere di più ed amare la terza Divina Persona, per avermi svelato quanto Lui opera… Ho assistito a tante conversioni, a tante altre cose straordinarie che avvengono dove arriva il Movimento, … la cosa che forse più mi ha colpito è che è Lui che suscita la maternità spirituale, comincio a sentirla anch’io nella misura in cui amo Gesù Abbandonato” (1990).

“Ho visto che l’Ideale non è solo Unità ma è anche Santità perché ci fa diventare altri Gesù. E’ una santità per ogni persona a cui riveli le infinite tonalità dell’Amore di Dio (…). Mi sale dal cuore un grazie grande perché mi fai partecipare, con le cose semplici che posso fare, alla vita stessa di Dio. Ho in te il modello dell’essere un altro Gesù, un Gesù bello, attraente, che ha Parole di vita eterna ed è per tutti la via”(1997).

“Sto imparando sempre più il ‘lavoro a due’ con Dio, lo stare nella pace, l’essere guidati dallo Spirito Santo, se Gli facciamo posto. Per i popi sento ora maggiore amore e gratitudine, scoprendo le grandi doti e capacità che hanno e il loro amore per l’Opera”(1999).

Nel 2002 torna a Milano e si distingue nel servizio concreto, quotidiano, personale, accompagnando tanti con vicinanza e sapienza. Nel 2010 Mario arriva a Roma e dopo poco si manifesta un male per il quale deve subire diversi interventi chirurgici.

Condividendo la sua esperienza, confida: “Con la malattia la vita cambia, ci si sente un nulla, senza futuro, con la morte sempre davanti. (…) Nell’anticamera della sala operatoria prima di un intervento di molte ore mi è passata davanti la mia vita, con tutti i vuoti e le mancanze, e ho provato un dolore indicibile e un senso di sgomento. Ho pensato a Gesù che nell’abbandono ha vissuto molto più di quello che provavo io e mi sono affidato a Lui. In quell’istante mi è venuta in cuore un’immensa gioia, profonda, dolcissima, una pace di Paradiso e gli ho detto: ‘Eccomi, con te posso fare tutto’. Gesù Abbandonato è davvero tutto il Vangelo vissuto, la porta del Paradiso”.

Mario affronta i momenti di prova col sorriso di un bimbo, abbracciando la croce e abbandonandosi all'amore del Padre, senza far pesare le gravi difficoltà di salute.

Il lavoro di Dio nella sua anima appare evidente anche in quello che mi ha scritto a dicembre 2018: “Ho provato una grande gioia, sentendo illuminato in me quanto ho vissuto in questi ultimi anni: malattia, solitudine, senso di inutilità, sentirmi scartato… La luce che mi ha tenuto in vita è stato Gesù Abbandonato e tu oggi lo confermavi. Lui è stato la mia forza, la vera libertà. Mi sembra un dono dello Spirito Santo che va al di là della speranza, perché è già Paradiso che contempliamo in noi e fra noi”.

Significativo anche il suo rapporto con Maria: “Il carisma, presenza di Maria nel mondo d’oggi, ci sta preparando al mondo nuovo che sta nascendo, ad una nuova primavera che sta fiorendo sul gelo dell’inverno, primavera di pace, fraternità universale che abbatte le potenze del Male, come Davide con Golia”(2003) - “La contemplazione di Lei mi ha cambiato il cuore. Quando la prego so di essere nella Trinità, perché Lei in quell’abissale mistero che tu ci rendi comprensibile, contiene Dio stesso, (…) queste realtà si imprimono in me. E anche se indegno, Dio, attraverso te, mi inonda di Amore e mi insegna come portare avanti l’Opera” (2004).

Un altro fratello ha concluso in modo esemplare il Santo Viaggio. Grati di quanto ha saputo donare, preghiamo per lui con la certezza che continuerà ad aiutarci nel cammino per l’Ut omnes.

Unitissima,

Emmaus
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