MiguelAngel Andradas - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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MiguelAngel Andradas

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Miguel Angel Andradas


Il mio cibo è fare
la Volontà di Dio.



3 febbraio 1998


(13.7.1971 a Chiara)   Un anno fa ho cominciato a vivere l'Ideale e sento davvero che Dio mi ha scelto per qualcosa di grande, qualcosa che dovrò pagare io; quando arriverà il momento voglio dire "sì" come Maria. Intanto cerco di vivere il momento presente dicendo: sì, sì, sì…, perché so che soltanto così riuscirò a trovarLo.

(29.3.1972 a Chiara)    Unitissimo nei dolori dell'umanità, voglio dirti che mi sento molto unito a te, come un solo corpo e un'anima sola, unito nell'Ideale splendido. Grazie, grazie per avermi donato Gesù Abbandonato e posso assicurarti che amerò questo tesoro più prezioso di tutti!
Vorrei essere sempre in Dio, unendomi nel dolore e amandolo con tutte le mie forze. Voglio fare questa esperienza ed ho chiesto a Dio che mi dia Gesù Abbandonato perché voglio saziarmi di Lui per donare Dio al mondo. Sento di essere come il nome mio dice, "messaggero di Dio", perché non posso dare al mondo qualcosa che non ho, che non ho vissuto o amato. Per questo voglio fare la volontà di Dio in ogni momento ed essere unito all'Opera perché il mondo creda.

Nell'aprile 1973, ad un incontro per i gen 3, ascoltando la storia di "Chiara da bambina", sentì che Dio lo chiamava a seguirlo come focolarino. Nel 1974 partiva per Loppiano.

(24.4.1973) Mi sono accorto che dobbiamo essere nell'amore ogni momento; dobbiamo vedere le cose con gli occhi di Dio e cercare di fare la sua volontà in ogni attimo; dobbiamo pensare, quando siamo davanti ad un libro, ad un semaforo o dove capita se stiamo facendo ciò che Lui vuole, altrimenti occorre rettificare immediatamente. (…) E vedi l'amore di Dio che ti mette accanto ogni attimo le cose e le persone giuste per puntare alla santità, e vedi la libertà con cui Egli ti lascia scegliere  (…)

(2.5.1973)
Negli studi è un'esperienza molto bella perché ultimamente mi era difficile concentrarmi e, siccome cercavo di studiare sul serio, era un continuo amare questa difficoltà, che altro non è che uno dei vestiti di Gesù Abbandonato.

(6.6.1973)  Vedevamo che tra noi non ci può essere altro che Dio. Non c'è cosa più grande, e quindi è assurdo che non ci doniamo totalmente, come Maria, senza voltarci indietro nè guardare ai nostri limiti.
Dio si piace in noi, così come siamo; e se piacciamo a Dio, anche noi dobbiamo piacerci così come siamo.

(10.6.1973) Cerco di fare e di essere come farebbe Gesù al mio posto in ogni attimo. (…) Gesù necessariamente fece tutte le cose e per lui una non sarebbe stata più importante dell'altra; credo che c'era un'armonia in Lui, una continuità nel fare quello che il Padre voleva: mangiare, riposare, lavorare…

(9.7.1973) Questi sono per me giorni di grazie speciali, soprattutto perché sai che hai un Padre che ti vuol bene e vedi che devi dare tutto, tutto, per non rimandare i piani di Dio sull'umanità (…) Ogni volta che vedo una persona e non l'ho amata fino in fondo, penso che sto rallentando i piani di Dio.

(2.2.1979) E ho cominciato a pensare: qual'è adesso il mio rapporto con Gesù? Come va la mia tensione alla santità? E mi sono venute in mente diverse cose, e sperimentavo gioia e dolore allo stesso tempo: gioia, per queste cose che mi venivano e per il cammino percorso; dolore perché ero stato per un momento mettermi davanti a Dio e vedere anche quanto tempo non ho approfittato per quel poco cammino percorso.

(8.12.1980 a Chiara) Quando qualche anno fa ho letto in uno scritto tuo "sono la sposa di G.A.", mi sono sentito preso totalmente in questa realtà, e ce l'avevo sempre dentro come il tesoro. (…) In questi giorni mi sono sentito lì, attirato, rapito lì davanti a Lui e a te, …"se tu non mi ami, chi mi amerà?" (…)

Da marzo 1983 alla fine dell'87 è stato responsabile del focolare a Bamenda.

(22.9.1983 a Chiara) Mi sembra che Dio mi abbia riservato tanti momenti per poter corrispondere almeno un po' al suo amore. Così con il cambio di zona ho sentito che Dio mi ha preso come quando si sradica una pianta di patate e la si sbatte per togliere la terra rimasta tra le radici; così, pulito di tante piccole cose: luoghi, ritmo di vita, affetti per il lavoro fatto anche per l'Opera…, mi sono sentito "tutto per Lui" e davanti ad una scelta più radicale di Dio. (…)
Ogni mattina mi metto davanti a Lui, lo scelgo come unico amore, unica realtà da avere presente e vivere durante la giornata, ed esperimento come sia gratificante questa convivenza.

(4.11.1983 a Chiara) Oggi, ascoltando il collegamento, mi è sembrato tutto indirizzato a me, solo per me   G.A.: quanto poco  t'ho amato e… pensare che se sto in focolare è soltanto perché mi hai sposato, perché hai voluto che ti conoscessi e ti amassi così: abbandonato… in modo esclusivo.

Nell'84 arriva il momento di prepararsi ai voti definitivi, e scrive a Oreste:

Mi sembra di vedere tutto l'amore, il lavoro che pian piano Gesù ha fatto in questi anni, ricolmandomi di così tante grazie che mi sono sentito un privilegiato…
Ora veramente mi pare di capire come in questi anni sia stata tutta una scuola nel convivere, imparare a riconoscere, ad accogliere… ad amare questo sposo, a cui con questi voti vorrei dire la mia fedeltà alla sua scelta di me, come un perenne "Eccomi" a Lui e a Chiara, perché figlio suo e portatore di quell'Amore che generò l'Opera…

Nell'aprile 1986 a Pino, dopo la partenza di Marilen:
Tante volte in questi giorni mi veniva spontanea dentro la domanda se veramente vivevo al 100%, se il mio impegno per l'Ideale era completo o se ancora stavo giocando. E' come se Marilen avesse messo la sua mano sopra la mia testa e mi mettesse di fronte all'Opera.
Penso che sia un momento di Dio per me. Sempre ho avuto presente il discorso di Chiaretto sulla seconda scelta di Dio, che qui ogni  giorno bisogna fare. Ma in questi giorni mi chiedevo quanto il mio vivere, il mio pensiero, il mio desiderio, la volontà era al 100% per Dio. I miei problemi sono quelli dell'Opera? Cioè il portarla avanti, il vedere con questi occhi ogni persona, amarla con questa dimensione? Vedevo che dovevo fare una profonda conversione.
Questo io penso come un dono, una grazia di Marilen per la mia persona… Ho capito che devo come non mai stare attento a scoprire il G.A. di ogni situazione, di ogni persona, come la chiave per andare avanti qui; cercare G.A., persona che ha da vedere con la mia persona e… rischiare. Penso, non so come mai, che tanto sta nel rischiare, giocarsi la vita.

(Nel 1994 a Chiara) Voglio dirti l'impegno radicale a vivere la santità comunitaria, a far sì che il mio focolare non sia altro che uno specchio di quanto hai detto, con una rinnovata consacrazione a G.A., chiave di ogni unità.

(22.5.1994)
Un mese fa è cominciata la stagione di lavoro serio e da due settimane mi fanno male le mani e i reni da tanto scavare e zappare, alla mia età! Si imparano molte cose zappando…

(4.10.1997 a Chiara) Ho visto quanto avevo bisogno di stare "da solo con Gesù". Lo Sposo. Rinnovando la consacrazione a Lui. Offrendo tutto il positivo e tutto il negativo perché Lui sia, come mai prima, L'UNICO MIO BENE.

Il 3 febbraio 1998 era da solo sulla via di ritorno al focolare quando la macchina è uscita di strada e si è capovolta. In quel momento passava un sacerdote che veniva dal focolare che ha potuto soccorrerlo e portarlo in ospedale dove gli ha amministrato l'estrema unzione.


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