Oreste Basso - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Oreste Basso

Profili e notizie



Ritratto di Oreste fatto da Otto Meza (foc. sp. di El Salvador)



Profilo di Oreste Basso
letto da Marco Tecilla


Come raccontare la vita di questo gigante del Movimento dei Focolari? Lui stesso diceva:
“... Io credo che la propria storia bisognerebbe farla dire all’angelo custode, all’Eterno Padre, a qualcuno che la sa davvero... Soprattutto vorrei esprimere tutto quello che è stato l’amore di Dio e credo che sia impossibile dire tutto quanto ho ricevuto da Chiara, da Dio e quindi poterlo comunicare. Questa sarebbe la cosa più bella, questo sarebbe veramente il filo della storia che forse vedremo un giorno in Paradiso… Intanto diciamo quello che viviamo e sappiamo qui su questa terra.
Sono nato a Firenze. La mia famiglia è una famiglia cattolica, praticante, una famiglia buona; fin da piccolo frequentavo gli ambienti cosiddetti cattolici. I miei interessi erano, come studi, prevalentemente umanistici più che le cose concrete.
Prima di conoscere l’Ideale pensavo di formarmi una vita a posto, di andare avanti, di avere una professione: infatti, ho studiato ingegneria e mi sono laureato, dopo la guerra. La guerra fu una lezione tremenda, perché lì si vedevano tutti gli ideali umani cadere. Quando crolla tutto, crollano tante cose: si vedono persone che restano senza niente. Fu anche un periodo di privazioni: di cibo, di cose...
Per me l’unica cosa che poteva rimanere in piedi dopo la guerra erano gli affetti naturali, quelli della famiglia, perché politici non ce n’erano più, grandi ideali non ce n’erano più. Si faceva il vuoto di tutto.
Lavoravo già alla Breda, un’Azienda industriale di Sesto San Giovanni, un Comune alla periferia di Milano, considerato allora la Stalingrado italiana per gli ardenti comunisti che la popolavano e che nascondevano, nella stessa Azienda fucili mitragliatori per una lotta politico-armata che poteva scoppiare da un momento all’altro. Quando ho conosciuto l’Ideale è stato per me più potente di tutte le altri armi e vi intravvidi la forza che avrebbe ridato al mondo pace, progresso, speranza.
Com’era la nostra vita? Io ero a Milano e abitavo lì, però la sera andavo quasi sempre in una mensa, un pensionato, e lì trovavo degli amici. Questi amici si chiamavano: Piero Pasolini, Giorgio Battisti, poi Danilo Zanzucchi, Guglielmo Boselli, - e parlavamo di Maritain, parlavamo del neotomismo, parlavamo di arte, di musica, qualche volta andavamo insieme al concerto al Piccolo Teatro di Milano o ai concerti alla Scala.
Solo che, un giorno, arriva questo ingegnere che lavorava alla Siemens e si chiamava Giorgio Battisti e dice: “Senti, vuoi conoscere una cosa bella?”. “Beh, le cose belle sì, fa sempre piacere conoscerle. Cos’è?”. “Ho conosciuto delle giovani che vivono il Vangelo, e io sono rimasto lì, a bocca aperta. Vuoi conoscerle?”, dice. “Sì, volentieri”.
Venne, appunto, un giorno una giovane da Trento. Era  Ginetta Calliari, la sorella di Gis.
Era proprio ovvio che attraverso le sue parole, noi volevamo conoscere di più e le chiedevamo: “Ma parlaci di Chiara, parlaci di come vive”. E allora lei ci parlava. A noi quale desiderio venne? Di scrivere a Chiara. Allora cominciammo a scrivere delle lettere a Chiara: io, Piero, Guglia, altri, e avevamo tante domande. Per esempio: “Noi ci svegliamo la mattina e cominciamo a vivere l’Ideale, ma vediamo che arriviamo a vivere solo l’A, il B, il C, ma non arriviamo mai alla Z. Non riusciamo mai a fare una giornata completa”. Questa era una delle domande. “Ma come facciamo ad avere il segreto per vivere sempre, stare sempre su, ad essere sempre a disposizione di Gesù nel prossimo?”.
Una cosa fondamentale fu che una sera Ginetta ci parlò di Gesù Abbandonato. Fu un momento fortissimo ed io quasi potrei dire che è in quel momento che ho conosciuto l’Ideale, in quel momento quando Ginetta ci trasmise proprio l’amore, la conoscenza di Gesù Abbandonato con la sua vita, ma anche con la vita di Chiara. E mi ricordo: “Ecco, allora ho capito il segreto della vita!”. Qui abbiamo capito veramente”.
Nel 1951 costituì, assieme a Cari e Piero Pasolini, il focolare maschile a Milano. Anni dopo, continuando a lavorare a Milano, è andato a far nascere il focolare a Parma con Lionello Bonfanti, Danilo Zanzucchi e don Gino Rocca. Alla fine degli anni ‘50 venne chiamato al Centro del Movimento sui Castelli Romani, dove ha ricoperto ruoli di grande responsabilità accanto a Chiara e a don Foresi. Ordinato sacerdote nel 1981, ha sempre considerato il ministero un privilegio, perché l’Ideale gli aveva insegnato a viverlo come un servizio, una chiamata ad un amore più grande.
La vita di Oreste rivela il percorso che noi abbiamo fatto sin dai primi tempi con Chiara. Lui le scriveva: “Tu sei  e rimani la nostra maestra di santità. Tu ci dai la tua vita che diviene nostra per l’amore rinnovato, ‘rigenerato’ a Gesù Abbandonato, il solo Sposo, il solo modello, il solo obiettivo per la nostra anima”.
L’unità viva con Chiara ha creato in Oreste, sin dall’inizio, uno speciale rapporto con Maria, quasi una progressiva trasformazione del suo essere che raggiunge un suo momento-culmine il 7 dicembre del 1972. Lo confida a Chiara: “Stamattina, ascoltandoti, uno con te, mi è sembrato di partecipare ad un miracolo, ad una realtà nuova: Maria […]. Man mano che parlavi mi sentivo trasformato: attraverso un piano inclinato, mi son trovato con te, nel cuore della Trinità, in Maria. Ogni fibra della mia anima, e direi del mio corpo, mi sembrava trasformata in un essere nuovo, in Maria. Così come si passa dalla notte all’alba, al mezzodì, come un sasso diventa un cuore di carne e più ancora. Mi è sembrato di capire come avvenne che il Verbo si fece carne, l’incarnatus est! solo che, in me, nel mio cuore, ho trovato Maria”.
Il 10 aprile, mercoledì, ha chiesto a due pope di aiutarlo a mettersi in piedi: è stato un grande sforzo. Oreste ha detto con una voce molto chiara (cosa che prima non aveva):
“ Che bello, che bello, è meraviglioso, stupendo: il Paradiso! C’è la Madonna. Dice che dobbiamo pregare, pregare, pregare. Ha detto che dobbiamo aiutare soprattutto i poveri e i più deboli, che sono quelli che hanno più bisogno di misericordia”.
E qui vorrei aggiungere la testimonianza che un volontario ha raccolto mentre faceva la seconda notte accanto a Oreste:
“Alle ore 22.20, Oreste ha trovato la forza di alzare la mano sinistra, presentandola a ‘qualcuno’, con insistenza. Lo ha fatto due volte. Ho capito che stava dando la mano a qualcuno che vedeva bene, potrebbe essere Dio Padre, Gesù, Maria…chi lo sa! Dopo questo, Oreste è rimasto tranquillo…alle 00.33 è andato in paradiso. Ho chiamato Luciano, che ha chiamato tutti gli altri del focolare.

Un giorno Chiara propose ad Oreste una Parola del Vangelo come programma di vita: "Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo". (I Cor 11, 1).
Ora che la sua vita è compiuta ci sembra che questa parola Oreste la lascia a ciascuno di noi.

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