Pabs - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Pabs

Profili e notizie


Profilo di Pabs


“Nei miei primi anni di vita crebbi (in altezza) più rapidamente dei miei amici e dei compagni di scuola. Questo fatto certamente favorì la mia tendenza naturale ad essere leader. Dopo un po’ amici e compagni di scuola diventarono più alti di me ma io continuai ad essere il loro leader.”
Con questa pennellata Pabs, in una intervista per New City, descrive un aspetto caratteristico della sua personalità. Questa sua indole, unita ad una innata semplicità e ad un modo diretto di affrontare i problemi, lo ha portato ad essere naturale punto di aggregazione e, dopo aver conosciuto l’Ideale, generoso ed esigente costruttore di unità; il tutto, però, sempre condito da un tocco di fine umorismo.
La sua fede solida e il suo modo concreto di amare hanno certamente le loro radici nella bella famiglia cristiana in cui nacque, settimo di 10 figli, 55 anni fa ad Arayat nella regione di Pampanga, Filippine.
Ecco come esprime la sua gratitudine verso la mamma e verso fratelli e sorelle in una sorta di testamento che egli ha voluto scrivere il 28 febbraio presagendo l’imminenza della sua partenza:
“Un grande “GRAZIE” a mia madre che mi ha sempre voluto tanto bene; sicuramente io non sono mai riuscito né a ripagare né a esprimere adeguatamente il contraccambio per questo suo amore materno. Una cosa certa è che forse non sarei rimasto fedele alla mia chiamata a seguire Gesù’ se non fosse stato per lei. Il desiderio di non vederla soffrire nel caso avessi voltato le spalle a Gesù mi ha aiutato tanto a non farlo, anche se non è proprio il modo ideale di essere fedele a lui. Insieme con mia madre un “Grazie” ai miei fratelli e alle mie sorelle con i quali, con poche parole, ci siamo rispettati e voluti bene. Spero che la mia consacrazione a Dio vi abbia aiutati ad essere più vicini a Gesù a cui ho donato la mia vita.”
Pabs univa nella sua persona due qualità che non è facile vedere combinate insieme: la concretezza e il talento artistico. Il suo amore per l’arte lo porta, finite le scuole superiori, a trasferirsi a Manila per studiare Belle Arti. Questo studio gli consentirà di affinare la sua sensibilità artistica destinata a portare tanti frutti nel suo lavoro a Loppiano, Montet, Tagayaty, Manila.
Dice Philippe Ehrenzeller, suo collaboratore nell’azienda di Montet Bois come addetto alle vendite: “Le sue creazioni per Montet Bois hanno lasciato in migliaia di persone che le compravano o le vendevano un’impronta profonda della vita di Gesù in mezzo. Mi ricordo di tante persone che si fermavano nei nostri stands in Svizzera, Austria, Germania a guardare i nostri oggetti e poi ripartivano con un sorriso sulle labbra…”
Lo studio delle Belle Arti sarà anche l’occasione di incontrare il Movimento attraverso una collega, di nome Nene, e la famiglia di lei.
Ecco come Pabs descrive il suo primo incontro con i gen nel 1974: “Erano molto aperti ed io potevo vedere che erano realizzati e felici. Stando con loro sentivo pace e gioia dentro di me. ….Ricordo che volevo essere come loro, ed io li ho seguiti come i discepoli seguirono Gesù.” Era l’attrattiva di Gesù in mezzo…
Dopo aver partecipato alla sua prima Mariapoli, Pabs decide di andare a vivere per un mese nella casetta gen di Donada Street. Dopo il primo mese decide di trascorrerne un altro con i gen, poi un altro mese ancora, e poi ancora…. “Semplicemente mi piaceva il modo in cui vivevamo con i gen cercando sempre di tener viva la fiamma di Gesù in mezzo attraverso l’amore reciproco…. Vivendo il Vangelo ho così cominciato ad innamorarmi di Gesù e delle sue parole…”
In quel periodo scrive a Chiara (7 settembre 76): “…penso alla mia vocazione e mi è difficile scoprire cosa è volontà di Dio per me e così mi sono abbandonato a Gesù in mezzo”. Cresce però l’attrattiva per la vita dei focolarini: lo tocca, dice, “il loro vivere per gli altri”.
Un giorno, ascoltando Vita Bulletti, uno dei primi focolarini che era andato a visitare la comunità di Manila, rimane colpito dalla sua esperienza e in particolare dal fatto che, pur essendo figlio unico, aveva deciso di lasciare tutto per seguire Gesù. E sente la spinta a dare anche lui tutto a Dio.
Completato il corso di Belle Arti si prepara ad andare a Loppiano per la scuola di formazione dei focolarini. Non fu una decisione facile da accettare da parte della sua famiglia. Sua madre ricorda: “Io mi opposi alla sua partenza dicendogli che questo era il momento per lui di aiutare la famiglia. Pabs rispose che stava seguendo la chiamata di Dio e Dio certamente avrebbe potuto aiutare la sua famiglia meglio di lui. Ora posso dire che Pabs aveva ragione.”
Pabs si trova subito a suo agio nella vita di Loppiano dove la sua educazione, il suo modo di affrontare le cose ed i suoi talenti ne fanno un protagonista attivo sia sul piano spirituale che su quello professionale. E i frutti sono visibili su entrambi i piani. Riferendosi al suo lavoro all’Azur dirà: “Certo, ho cercato di dare tutto quello che potevo, ma io sento che è stata la vita di Gesù in mezzo più che i nostri talenti individuali a sviluppare quella che ora è un’industria ben conosciuta in Italia.”
Non mancano i momenti di prova che però egli è pronto a mettere in comune, specie con Chiara. Le scrive per esempio il 20 novembre 77: “Io voglio andare avanti. Ma il fuoco del mio cuore sta morendo, che cosa posso fare?” Chiara annota sulla sua lettera una raccomandazione di telefonargli a nome suo per dirgli: “Non badare al fuoco; se sta morendo grida: è arrivato lo sposo! Corrigli incontro, abbraccialo. Poi buttati ad amare il fratello. Sono con te più che mai, Chiara.”
La prova passa e in Pabs torna la luce piena: “Oggi mi sento come il primo giorno che ho trovato l’Ideale, ero così innamorato che volevo sposarlo subito quel giorno stesso. Oggi sento la stessa spinta!” scrive a Chiara, e le chiede un nome nuovo. Chiara gli conferma quello di Pabs, cioè: “come S. Paolo (Pablo) nella tensione alla santità”.
Conclusa la formazione, Pabs resta ancora per alcuni anni tra Loppiano, Firenze e Montet continuando a dare il suo contributo artistico-professionale e aiutando i focolarini della scuola sotto vari aspetti. Nel 1985 da Montet scriva a Fede: “Dio mi ha messo qui e credo che l’unico lavoro che mi chiede è quello di saper testimoniare ai focolarini della scuola la gioia di essere uno sposo di Gesù Abbandonato e di saper mettere Gesù in mezzo in ogni cosa (che facciamo).”
Secondo il responsabile di Montet era: “una delle anime più apostoliche della cittadella che puntava alla conquista dell’ambiente circostante pur salvaguardando la vita di famiglia e la distensione in focolare”.
Nel 1989 torna nelle Filippine dove è in focolare a Tagaytay, Manila, Cebù, con un nuovo intermezzo tra Loppiano e Montet. Vivere a Tagaytay a contatto, dopo tanti anni, con la sua gente è per Pabs una nuova sfida. “Ciò che mi faceva soffrire, dirà, non era tanto il posto quanto la gente che incontravo ogni giorno. Mi resi conto che molti di loro non potevano completare gli studi per mancanza di sostegno economico; fu così che, con l’aiuto di alcuni amici, abbiamo potuto creare una rete per aiutare tanti ragazzi a studiare; alcuni di essi, inoltre, hanno trovato lavoro nella falegnameria di Tagaytay.”
Dopo anni di impegno generoso e intelligente a servizio nella cittadella Pace, arriva per Pabs il momento di approfondire, anzi di rifare in modo completamente nuovo la scelta fatta tanti anni prima. Un po’ alla volta tutto quello in cui credeva viene ricoperto da una nube di incertezze. “Ho cominciato a chiedermi se questa era veramente la strada che Dio voleva per me. Dopo tanti anni avevo l’impressione che la mia vita stesse perdendo il suo senso. Sì, la vita di focolare era bella, ma con me come era la faccenda? Sentivo, però, che Dio mi chiedeva di andare avanti anche in quel buio.” La sua salvezza furono l’apertura e la fiducia verso i fratelli. “Decisi di non chiudere la porta agli altri e questo, probabilmente, fu ciò che mi aiutò a ricominciare la mia vita.”
Anche gli anni passati a Manila sono stati per Pabs ricchi di forti esperienze: nel focolare, con i gen, nella falegnameria di Cainta della quale, ad un certo punto, gli viene chiesto di assumere la responsabilità.
In questo periodo è venuta in evidenza anche la sua fine sensibilità nel rapporto con le focolarine per il quale lui diceva che trovava ispirazione nel modo in cui il fratello di Chiara, Gino, si comportava con lei, e cioè essendo sempre pronto a prendere le sue difese e anche, quando erano piccoli, a prendere una punizione dal papà in vece sua. Non era raro che qualche focolarina più giovane lo chiamasse “kuya”, che è l’appellativo con cui nelle famiglie filippine ci si rivolge al fratello maggiore.
In questo periodo il suo rapporto personale con Dio subisce un salto di qualità. I temi fatti da Chiara nel 2003 sull’unione con Dio hanno una forte risonanza nell’anima di Pabs: la illuminano su ciò che sta vivendo e nello stesso tempo la alimentano. Così scrive a Chiara a questo riguardo: “Dio si è manifestato così fortemente in me al punto di avere l’impressione di vederlo faccia a faccia e spesso di commuovermi…. Ho avuto la sensazione che tantissime delle cose che dicevi in quelle pagine le stavo sperimentando da qualche mese ma non me ero reso conto con la testa.”
“Dobbiamo fare delle analisi” gli disse un giorno il suo medico. Era il 2004 e Pabs da un po’ di tempo non si sentiva bene. Gli accertamenti successivi riveleranno che si trattava di un tumore. Sulle ali della sua unione con Dio Pabs accoglie anche questa notizia come manifestazione del suo amore come dice a Chiara: “…tutto diventava un grande amore di Dio per me e tutto contribuiva a un’esperienza forte e a una sentita unione con Dio. Alle volte mi chiedevo con un po’ di timore: come mai tutto questo amore? Che cosa vuole Dio da me, dove andrà a finire tutto questo? Ma sono domande non preoccupazioni.”
Le cure all’inizio danno dei buoni risultati e l’anno dopo Pabs può anche andare a fare una prima visita alla zona di Cebù della quale nel frattempo era stato nominato responsabile.
Ma poi il male si ripresenta e Pabs deve sottoporsi alla chemioterapia. Le cure sono così debilitanti che decide di interromperle. Pabs è molto provato, fisicamente e psicologicamente, ed anche il suo spirito è avvolto da una forte oscurità.
“Mi rendo conto che Dio mi chiede tutto, tutto, tutto e sento che sto perdendo veramente tutto. Ora si tratta di scegliere solo Lui e non un qualsiasi Lui: Lui Abbandonato. Certamente senza la Sua grazia non sarò capace di vivere così”, annota nel suo diario il 7 agosto 2007.
Pabs si sottopone ad altre cure che sembrano avere qualche risultato positivo. Nell’ottobre 2007 viene a Rocca di Papa per stare più vicino a Chiara. La comunione con Chiara si intensifica e Pabs le apre tutta la sua anima:
“In questi ultimi cinque mesi a causa delle terapie ho incominciato ad avere disagi, dolori fisici…Ho incominciato a perdere la pace e il dono che sentivo di questa malattia è diventato causa di una prova di fede nell’amore di Dio. Ho sentito i fallimenti e la solitudine. Tutto sembrava svanire. L’unione con Dio era lontana.” (5.10.07)
Chiara risponde prontamente dicendogli: “…Ciò che ti raccomando è che tu vada avanti con sicurezza in Dio che è Amore. Io sono con te, Pabs, nel «sì» sempre rinnovato a Gesù Abbandonato e, certa della predilezione che Egli ha per te, ti ricordo ogni giorno nelle mie preghiere…”
L’anima di Pabs si sintonizza completamente con quanto Chiara gli dice e lei stessa sta vivendo in modo esemplare: “sono felice di abbracciare lo Sposo - le scrive - e sarà senz’altro l’unico modo per essere unito a te. Sento però che questa volta sarà un incontro gioioso con Lui”
Pabs è spesso in ospedale per le cure e i controlli. Questi momenti sono per lui occasioni per amare chi gli è vicino, attraverso tanti piccoli gesti concreti e condividendo i dolori di ciascuno. In gennaio 2008 nella sua stanza c’è un signore anche lui colpito da un tumore e su cui si abbatte un dolore ancor più grande. Racconta Pabs:
“ Tutto e’ pronto per la sua chemio ma ad un certo momento arrivano il medico e la suora infermiera per comunicargli la morte improvvisa del figlio. Gli dicono di posporre la terapia in modo da poter andare a casa. Quando siamo rimasti soli mentre quel signore piangendo prepara la sua borsa, io gli chiedo con tanto timore e rispetto umano se ogni tanto prega. Lui risponde di sì ed io lo invito a dire un Padre Nostro per il figlio. Era impressionante vedere quest’uomo di 73 anni, grosso, contadino, con l’apparenza di un tipo duro, giungere le mani e pregare. Ero molto contento di aver avuto coraggio e aver osato di chiedergli di pregare insieme. Ancora una volta sento Dio dentro di me!” (11 gennaio 08)
Il 14 marzo dell’anno scorso, Chiara parte per il paradiso. Quale la reazione di Pabs? Sul suo diario scrive: “Che cosa mi lascia Chiara? Mi lascia il desiderio di farmi santo. E’ lei che ha messo dentro la mia anima questo desiderio. Forse la mia vita non avrebbe avuto nessun significato senza Chiara. Ringrazio immensamente Dio per avermela data come madre su questa terra.”
Durante un viaggio a Manila, nell’ottobre 2008, un acuto dolore alla schiena rivela che il tumore si è acutizzato ed è passato alle ossa. Ad Emmaus così descrive il suo stato d’animo: “Confesso che ho impiegato due giorni prima di riconoscere Gesù Abbandonato. Nel mese di agosto avevo letto una lettera di Chiara in cui lei esprime il suo desiderio di amare Dio come nessuno l’ha amato mai. Da quel giorno questa frase di Chiara mi è stata sempre di aiuto, soprattutto quando Lui, GA, si manifesta.”
Ciò verso cui anela Pabs e per cui offre tutto è la santità, verso la quale vuole correre assieme a tutti i focolarini e le focolarine, la piena misura di Gesù in mezzo nei focolari, l’accoglienza più profonda possibile dell’eredità di Chiara da parte dell’Opera unita.
È toccante il parallelo che fa tra Gesù Eucarestia e Gesù in mezzo nel diario del 1 febbraio 2009:
“Stamane stando davanti a Gesù nel tabernacolo gli chiedevo che vivesse più dentro di me. Ho pensato che quando Lo ricevo Lui mi nutre tutto il corpo, come fa il cibo, ed io divento sempre più Lui. E cosi, ho pensato, è anche di Gesù in mezzo: respiro l’aria con la Sua presenza, Lui va dentro il mio sangue passando ai polmoni e il cuore pompa anche per il sangue. Con Gesù nell’Eucarestia e Gesù in mezzo mi trasformo sempre in lui.”
Quello che scrive il 7 marzo, stando in ospedale, fa intuire la sua passione per l’Opera:
“Ieri sono stato ricoverato un altra volta per la mia salute. Ma sono molto, molto felice perché sembra che le cose che stanno succedendo nell’Opera sono molto, molto più grandi di questa mia piccola salute. Spero solo che questi miei piccoli disagi che avverto contribuiscano maggiormente a questa nuova vita che sta nascendo nell’Opera. Continuerò a pregare e a offrire tutto.”
Il 12 marzo Hans lo va a trovare e gli chiede: “Sei felice?”; “Sono felice, felice in Dio” è la sua risposta. Poi abbracciando forte Hans gli sussurra all’orecchio: “Saluta tutti, ringrazia tutti, abbraccia tutti.”
La notte successiva, accorgendosi che si avvicinava il momento finale dice ai focolarini: “Popi, sto partendo”; e, stringendo con forza le mani di Doriano e di Italo che gli erano accanto: “Teniamo Gesù in mezzo, teniamo Gesù in mezzo…io sono sereno…., teniamo Gesù in mezzo.”
La sua parola di vita: “Noi abbiamo creduto all’amore” (1 Gv 4,16) ha trovato il modo di realizzarsi adeguatamente in lui.
Nel saluto che ha voluto lasciare come suo “testamento”, dopo aver ringraziato Dio, Chiara, sua madre, la famiglia naturale, quella del focolare, conclude con queste parole:
“che questo mio ringraziamento venga accolto dall’unico Padre nostro, da Gesù, dallo Spirito Santo e da Maria in modo che siano loro a dire GRAZIE a tutti voi.”
Pabs è arrivato alla meta e siamo noi a dirgli grazie.

Torna ai contenuti