Paolo Frand Pol - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Paolo Frand Pol

2015


Paolo Frand Pol


17 settembre 1941 - Torino, 12 maggio 2015


In Dio mi affido (Sal,11,1)


Mariapoli Fiore, 25 maggio 2015

Carissimi e carissime,

Paolo Frand Pol, focolarino sposato di Torino, il 12 maggio ha raggiunto la Casa del Padre, con accanto sua moglie Raffaella e i figli Chiara e Stefano che nella preghiera lo affidano a Maria. Al funerale, in una chiesa gremita, si susseguono le testimonianze e tanti commentano: “Tutto parla di Vita e di Risurrezione”.

Paolo nasce a Ciriè in provincia di Torino nel 1941. Frequenta e lavora nell’oratorio della sua città e nel ‘67 viene invitato dal vice-parroco, sacerdote focolarino, ad una giornata del Movimento a Milano. “Non ricordo chi ci fosse e cosa dicessero – racconta - ricordo solo che ad un certo punto è salita sul palco una ragazza (Renata Borlone) che ha parlato di Dio Amore. Le sue parole mi hanno impressionato, travolto: non avevo mai sentito parlare di Dio così”.

Inizia a partecipare agli incontri. Amante della montagna, per questa sua passione nel ‘69 incontra Raffaella che, conosciuto l’Ideale dal 1964, aveva vissuto la nascita del Movimento Gen. Si sposano dopo un anno, decidendo di mettere Dio al centro della loro vita. Tornati dal viaggio di nozze, Paolo viene ricoverato in isolamento per una epatite virale e quel periodo è di stimolo per una profonda riflessione. Poco dopo partecipano ad un incontro di Famiglie Nuove a Grottaferrata e iniziano insieme un nuovo cammino nell’Opera. Intanto nella loro famiglia arrivano Chiara e Stefano, che poi daranno loro 5 nipoti.

Durante la scuola dei focolarini sposati che si svolgeva a Loppiano nel ’77, Paolo scrive a Chiara e riceve la Parola di Vita: “In Dio m’affido” (Sal 11,1). “Intuisco che la vocazione del popo – le scrive in seguito - fa parte di un piano divino che, pur comprendendola, supera la persona che la riceve. Ti dico di sì al 100%, sicuro che la grazia e l’aiuto di tutti non mi mancherà mai”.

Spesso la sofferenza è stata presente nella sua vita: ha subìto vari interventi chirurgici e seri disturbi cardiaci, fino alla malattia del 2010. Davanti a ogni nuova situazione, Paolo si chiedeva: “Gesù, cosa vuoi dirmi? Cosa vuoi dirci?”.

Gli impegni in ambito ecclesiale e civile ed anche nella vita dell’Opera in zona non sono mai venuti meno. Con Raffaella, pure focolarina sposata, ha avuto la responsabilità di Famiglie Nuove e poi delle Famiglie Focolare. Solo negli ultimi mesi ha dovuto diradare gli incontri, che però proseguono a casa sua. Tante sono le persone che vanno a trovarlo: è provato dalla malattia, ma la sua voce è accogliente e il suo sorriso apre il cuore. Racconta la meraviglia e l’amore con cui Raffaella lo cura.

“Quando la fatica mi prende, non è facile, questo devo vivere, qui devo stare e devo fare tutta la mia parte, ma non sono preoccupato di quello che può accadere. Non è una lotta. Qui c’è una presenza che avverto attorno a me, a volte mi basta guardare fuori dalla finestra e tutto quello che vedo mi parla del soprannaturale. Se non posso più leggere, se la fatica è grande, non mi importa, non sono nel nulla. Il non poter fare, non è un non fare niente, per me ogni attimo è pieno, nelle mie ore non c’è posto per la noia, tutto è preghiera. Sono sereno, sono presente, vivo nel presente”.

Di Paolo non affiorano episodi eclatanti, ricordi forti; l’esempio che resta è la sua “normalità”, la sua serietà e costanza e l’amore al fratello come costitutivo della sua persona.

Offriamo per lui suffragi e affidiamo a Dio la sua famiglia e l’Opera nel cammino verso il “Che tutti siano uno”.

Con il Risorto tra noi,

Emmaus

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