Paolo Gravante - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Paolo Gravante

2017


Paolo Gravante


"Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto,
perché senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,5)


20 ottobre 1946  -  Italia, 14 gennaio 2017
Rocca di Papa, 17 gennaio 2017
Carissimi e carissime,

Paolo Gravante, focolarino sposato di Napoli, ha raggiunto il Cielo il 14 gennaio, all’età di 70 anni. Con Teresa, anche lei focolarina, hanno dato vita a una bella famiglia tendendo alla fraternità universale e aprendosi sulla Chiesa, la società e il mondo.

Cerchiamo di cogliere il “filo d’oro” con cui l’amore di Dio ha guidato la vita di Paolo e la loro famiglia. Hanno i primi significativi contatti con il Movimento nel 1979, ma è nell’80 che si realizza la piena adesione all’Opera. Rinunciando a delle vacanze già programmate, partecipano alla loro prima Mariapoli. Ascoltiamo da Paolo il racconto di questo avvenimento: “Ci troviamo in Mariapoli, alloggiati in una stanzetta con 30° all’ombra… Siamo affascinati dalla proposta di Chiara di vivere il Vangelo nel quotidiano. Diciamo il nostro “sì”, senza analizzare. Comincia così una nuova avventura, tutta la nostra vita cambia e questo Ideale la riempie in ogni suo aspetto. Si rinnova il nostro rapporto di coppia e ci scopriamo l’uno dono per l’altro, ma la gioia più grande è sentire nell’anima la certezza che Dio ci vuole santi insieme”.

Col passare degli anni cresce in Paolo e Teresa la misura del loro donarsi a chi è più povero. Nel ‘90 viene loro proposto di trasferirsi con i figli, Pompeo e Antonella, nella Repubblica Centro Africana dove Paolo insegna meccanica, formando al lavoro le persone del posto. Vivono nella stazione missionaria di Bouar, in una casa dignitosa, ma povera con appena l’essenziale. Mesi caratterizzati da grande sobrietà e abbandono alla Provvidenza. Il paese sta uscendo dalla guerra, l’AIDS miete vittime e si aggiunge il pericolo della malaria. Paolo e Teresa devono rientrare in Italia per non mettere a rischio la salute dei figli. In quel Natale ’90, inviando loro gli auguri, Chiara stessa li ringrazia: “Vi ho seguiti nella vostra bella esperienza africana. Gesù Bambino vi ricompensi con i suoi doni di tutto l’amore che avete dato”.

Rientrati in Italia continuano a seguire gruppi di famiglie nella diocesi di Capua, essendo presenti con gioia anche alla visita del Papa Giovanni Paolo II nel ‘92. Dal 2002 fino all’anno scorso prestano tempo e competenze nel progetto di “Adozioni a distanza” delle Famiglie Nuove, concretizzando per 200 famiglie la possibilità di altrettante adozioni da tutto il mondo.

Il Santo Viaggio è per Paolo un progressivo crescere nel rapporto con Gesù Abbandonato. Nel 2005, la prova di una grave malattia che affronta uscendone apparentemente guarito. Ma due anni fa, il manifestarsi di una nuova patologia del fegato. Paolo incontra tanti aspetti del dolore: fisico, morale e spirituale, tanti vestiti dello Sposo con imprevisti e sorprese che insieme a Teresa accoglie con prontezza. Colpisce la pazienza, la mitezza e il suo sorriso di paradiso per quanti lo avvicinano. In questo clima sereno festeggia qualche mese fa i suoi 70 anni.

Scrive 10 giorni prima di morire ai suoi compagni di focolare: “Ho preso tutto come un fermarsi del corpo, ma un andare avanti con l’anima aderendo con tutto me stesso a questa nuova volontà di Dio. Le mie giornate sono caratterizzate da un amore sempre più grande a Gesù Abbandonato, soprattutto quando sperimento i miei limiti fisici. L’amore reciproco con Teresa, con il mio focolare, con le pope, col Centro, mi e ci sostiene e ci fa sentire che non siamo soli a vivere questa prova. Sono momenti intensi in cui il cuore si dilata e posso sperimentare la gioia dell’unità; insieme preghiamo per tutto il Movimento, la Chiesa e l’umanità.”

Paolo, che ho conosciuto di persona e mi ha scritto più volte, ha testimoniato con il suo Sì generoso fino alla fine la Parola che Chiara gli aveva dato: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15.5).

Uniamoci a Teresa, ai figli Pompeo e Antonella, a suo genero Giovanni e ai due nipotini che tanto amava, pregando per lui con vera riconoscenza per la sua vita.
Emmaus

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