Paolo Rocher - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Paolo Rocher




"Chi ama suo fratello dimora nella luce" (1Gv 2,10)




15 marzo 2020
Rocca di Papa, 19 marzo 2020
Carissimi e carissime,

un altro focolarino di Loppiano, Paolo Rocher, il 15 marzo ha raggiunto la Mariapoli Celeste. Era arrivato nella Cittadella lo scorso Natale. La sua vita è legata alla nascita delle Case Verdi, dove si è prodigato per tanti focolarini, accompagnandoli con un amore delicato, gioioso e sapiente. Ecco qualche flash, attingendo alla sua storia.

Paolo nasce a Verona nel 1928 in una famiglia cristiana, terzo di tre figli. Cresce nell’ambiente parrocchiale, è un tipo riservato e fin da bambino soffre per un leggero difetto di pronuncia. Diventa geometra e inizia a lavorare con il padre e il fratello in un negozio ben avviato. “Ma col passare degli anni – scrive – non ero contento del mio cristianesimo”. S’imbatte nel Movimento per via di un amico e poi attraverso sua sorella Teresa che, dice Paolo: “di tanto in tanto, e questo m’infastidiva, m’infilava in tasca la rivista Città Nuova. Ma un giorno l’ho aperta e sono stato colpito da una breve meditazione che diceva: ‘Se tu chiedi, non hai. Se tu dai, avrai’...”.  

Nella primavera del ‘60 partecipa ad una Giornata a Trento e da allora mantiene il rapporto col focolare, cogliendo con stupore le novità dell’Ideale. Comincia a frequentare la Messa quotidiana seguita dalla meditazione sul Vangelo e ben presto sente la vocazione. Nel ‘61 così scrive a don Foresi chiedendo di entrare in focolare: “In questi giorni a Grottaferrata ho visto quanto è bello l’Ideale e spero che il Signore mi aiuterà a viverlo. La scelta di Gesù Abbandonato, della quale questa mattina ci hai parlato, mi ha colpito profondamente ed io desidero dedicare la mia vita a Dio….”.

In famiglia è un dramma anche perché il papà e il fratello avevano investito su di lui, ma lo lasciano libero e Paolo a 34 anni inizia la Scuola di formazione a Grottaferrata. Bello il racconto del colloquio finale avuto con Chiara. Alla domanda: “se mi ero trovato bene, ho risposto sinceramente che non mi sembrava di avere i numeri per vivere in focolare e lei mi ha chiesto: ‘ma puoi amare?’ ed io le risposi di sì”, “quella era la strada giusta e dissi il mio Sì”.

Paolo va in focolare a Parma e nel ‘68 arriva a Fontem per aiutare nella nascente cittadella. Ritornato al Centro, nel ’71, comunica: “Oggi dirò il mio Sì per sempre a Gesù Abbandonato e sento tutto l’amore e la misericordia che Egli ha per me. In questi anni di focolare ho cercato più profondamente il dono prezioso che tu mi hai fatto: scoprirLo. Quanto sono fortunato!”.

Nello stesso anno Chiara ritiene necessario aprire una ‘clinichetta’ per ospitare focolarini bisognosi di cure e di riposo e gli chiede di assistere Emilio Faggioli che aveva avuto un infarto.  

“Chiara è venuta spesso a trovarci - racconta Paolo - e ha sempre messo in rilievo gli strumenti della spiritualità collettiva e noi abbiamo sperimentato come, praticandoli, cresce la presenza di Gesù in mezzo. A questo proposito una volta ci ha scritto: ‘Se c’è Gesù in mezzo nella clinichetta, essa ha raggiunto il suo disegno come espressione del verde e ‘tabernacolo’ che nel silenzio è motore del regno di Dio che avanza”. Nel 2001 Paolo è chiamato a dar vita anche a Loppiano a una Casa Verde, che riceve il nome di: “focolare Nuova Unità”, dove inizia un nuovo capitolo di indelebili esperienze.

Un forte periodo per Paolo è inoltre assistere Foco nella fase finale della sua vita. Scrive: “Stare vicino a Foco è una grazia perché è per me un esempio di carità, di gentilezza, di pazienza, di pace. A me, che ho tanta paura della malattia, insegna come la si vive, come perdendo la salute non perdiamo Dio che rimane e vive in noi…”.

Nel 2007 è in Sicilia, poi all’età di 80 anni si offre di andare in Marocco perché un focolarino era lì da solo. In seguito è a Napoli e a Milano, lasciando ovunque una scia di amore e di luce. Ben gli si addice la Parola datagli da Chiara: “Chi ama suo fratello, dimora nella luce” (1 Gv 2,10).  

Tanti i messaggi di riconoscenza, tra cui quello di Jesús Morán: “Paolo è stato un formidabile compagno di focolare, con una carità davvero squisita...”.  

Ci uniamo a questo grazie corale, pregando di cuore per lui,
Emmaus
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