Paulo Josè Melo - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Paulo Josè Melo

2016


Paulo Josè Melo


"Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi,
non può essere mio discepolo" (Lc 14,33)




23 febbraio 1955  -  Portogallo, 12 settembre 2016

Rocca di Papa, 15 settembre 2016
Carissimi e carissime,

Paulo José Melo, focolarino corresponsabile del Movimento in Portogallo, ha raggiunto la Mariapoli Celeste il 12 settembre, colto dall’improvviso manifestarsi di una grave malattia nel pieno della sua attività per l’Opera.

Paulo lascia in chi l’ha conosciuto una forte testimonianza di vita generosa e radicale, vissuta con autenticità e sapienza, con un’apertura e amore verso tutti che scaturivano dal suo rapporto profondo con Dio.

Uniti nella gratitudine per questo nostro fratello che ha concluso in pienezza il suo Santo Viaggio, offriamo suffragi.

Per farvi partecipi di momenti salienti della sua vita, allego in sintesi il profilo letto al suo funerale celebrato ieri in Portogallo.

In Gesù Abbandonato-Risorto,
Emmaus

Paulo ha spiccato in breve tempo il volo verso Dio. E anche in quest’ultima rapidissima e inattesa tappa ha fatto brillare quella frase del Vangelo che aveva ricevuto da Chiara come guida per seguire Gesù: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33). E’ rimasto infatti nel continuo distacco da sé per amare Dio e gli altri, con serenità e slancio come durante tutta la sua vita.

Il mese scorso gli è stato comunicato l’esito degli esami medici. In focolare, dopo un momento iniziale di commozione, diceva: “E’ amore di Dio per me, ho sempre vissuto per quel giorno”. E riguardo alla gravità della sua malattia Paulo, riferendosi alla Parola di Vita di questo mese: “Tutto è vostro. Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3, 22-23), scriveva a Emmaus: “Dunque, anche la ‘mia’ salute è di Cristo, di Cristo in mezzo a noi. E per questo la
metto in comune con te, con l’Opera. In questi 10 giorni ho sentito in modo particolare l’amore e la dedizione dei popi e delle pope, cercando di essermi accanto e di aiutarmi a sopportare i disagi. Una vera famiglia. Anche con i miei fratelli è nato un rapporto nuovo ...”.

Ripercorriamo ora alcuni momenti della sua vita.

Paulo nasce nel 1955 a Gabela, in Angola, dove la sua famiglia si trovava per il lavoro del papà. Era il secondo di tre fratelli. Quando aveva 5 anni, tutta la famiglia ritorna in Portogallo.

Mentre studiava Economia all’Università si trova influenzato dall’ambiente politicosociale che precede la rivoluzione del 25 aprile del 1975. L’impatto con i quartieri più poveri di Lisbona provoca in lui - sensibile da sempre ai problemi sociali – una grande reazione che lo spinge a far parte di un gruppo di estrema sinistra, dal quale presto si dissocia perché non si sente di rinunciare a valori per lui importanti.

Nel ‘73 in un incontro organizzato dai giovani del Movimento dei Focolari conosce l’Ideale e si impegna subito, insieme ai suoi nuovi amici, a trasmetterlo a tanti anche attraverso la musica e i canti del loro complesso musicale.

Ben presto Paulo sente che Dio lo chiama a lasciare tutto “per essere suo discepolo” e pur col dolore di distaccarsi dalla sua carissima famiglia, nel ‘77 parte per la scuola di formazione a Loppiano.

Di quell’esperienza scrive a Chiara alcuni anni dopo: “Cominciava una nuova fase di quella divina avventura che avevo conosciuto nel ‘73. E Dio veramente mi ha fatto sentire tanto il Suo Amore! Oggi, guardando per un momento al passato, rivedo questi anni e mi viene in mente che senz’altro la misericordia di Dio è vero Amore, poiché mi ha fatto sempre ricominciare ad amare. Così ho una gioia immensa nel pensare che Dio veda la mia vita come si vede un tessuto dal di sopra. Per me i nodi e gli sbagli visti dal di sotto sono come i chiodi che ho messo nella montagna per salire più in alto. E voglio salire sempre di più, perché voglio arrivare dove Lui mi vuole: staccato dalla terra, da me stesso e che Lui sia il mio Dio e il mio tutto…”.

Dopo 2 anni arriva in focolare a Lisbona e rimarrà in Portogallo fino al ‘97, data della sua partenza per Nairobi come Corresponsabile della zona dell’Africa dell’Est e successivamente per il Congo nel 2009.

Nelle sue lettere ritorna spesso l’importanza di vivere in focolare una vera vita di famiglia: “In focolare c’è Gesù in mezzo e questo mi sembra la cosa più bella e più importante … Certo c’è sempre da migliorare … in particolare nella comunione … nel cercare di avere fra noi buoni dialoghi che ci facciano più fratelli e più figli di Dio, che ci aiutino a vicenda ad andare avanti nella scelta che abbiamo fatto”.

“Nel cuore una sola preoccupazione: che Gesù nasca e rinasca in noi e fra noi, nel nostro focolare, con le pope e con la comunità”.

In altre occasioni fa riferimento all’amore del prossimo che scaturisce dal suo amore per Dio: “La scelta decisiva e insostituibile di Gesù Abbandonato è veramente il ‘di più’… Non so quanto tempo Dio mi terrà sulla terra. Ma, per ogni attimo di vita che abbia, voglio darmi tutto a Lui - il mio unico bene - per vivere la spiritualità collettiva e darGli gloria” (a Chiara nel 1994).

“Nella mia vita ci sono momenti in cui tutto intorno tace e resta soltanto il colloquio personale, silenzioso, ineffabile della creatura col suo Creatore. E pur nel mistero delle cose di Dio, sembra che in quei momenti la mia vita sia un po’ più vicina al disegno di Dio (…). Il sole tramonta a Nairobi. Il cielo è azzurro. Le nuvole hanno un bianco dorato. Dentro di me pace, desiderio di santità …” (a Chiara nel 1998).

“Volevo dirti anche la mia gioia per quello che sta venendo fuori per l’Economia attaverso l’EdC. Io ho studiato economia e ad un certo punto volevo andare avanti negli studi; ma l’Opera aveva bisogno di me in altri fronti. L’ho perso ed adesso sono felice di vedere cosa sta succedendo. Sarà sicuramente un dono per l’umanità” (1998 a Chiara).

E come un suo bilancio che dice la sua fedeltà alla vocazione e apertura all’Ut omnes, riportiamo una lettera del 2014 in cui confidava a Emmaus: “Nel processo di riflessione sull’Opera oggi e sul futuro, mi sono trovato a riflettere su me stesso (…). Provo nel cuore e nell’anima la gioia e l’entusiasmo di essere un focolarino, di servire Dio in quest’Opera. Come quando avevo 22 anni e sono partito per Loppiano (…) e adesso con l’esperienza, i successi e i fallimenti di qualche anno in più. Sono partito per l’Africa nel 1997 e l’esperienza che ho fatto e che faccio lì è ricchissima, è stata un dono per la mia vita di uomo e di focolarino che auguro a tutti”.
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