Piero Gianotti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Piero Gianotti

Profili e notizie


Profilo di Piero Giannotti


Vorrei tracciare con alcune pennellate un profilo di Piero; impresa ardua voler descrivere con poche parole una VITA. Ma penso che Piero, che non amava apparire in pubblico, sarà contento di queste semplici parole.
Voglio anche premettere i saluti e l'unità di Emmaus, la neo-eletta presidente del Movimento, alla quale abbiamo subito trasmesso la notizia e che ci ha assicurato di essere vicino a noi in questo momento.
Piero è nato in provincia di Genova nel 1940 e, quando ha incontrato il Movimento dei Focolari a 25 anni, aveva già una lunga esperienza di lavoro come operaio specializzato in impianti di riscaldamento. Molto sensibile ai problemi sociali era impegnato anche nel mondo sindacale.
Ha conosciuto l'Ideale dell'unità da Gianni Rivarola, un volontario, suo compagno di scuola elementare. Questi, vedendo Piero un po' scettico, l'ha fatto incontrare con un sacerdote, don Vito Chiesa. Dopo un colloquio di solo 5 minuti Piero ha esclamato: "Ho capito!", e con ciò è iniziata la sua avventura ideale, ben caratterizzata dal nome nuovo che Chiara gli ha dato, "Fuoco" e dalla Parola di Vita che lo ha sempre guidato e anche caratterizzato: "Lo zelo della tua casa mi divora" (Sal. 69). Le scrive in una lettera del '91: "Ho un unico desiderio: quello di correre (nel Santo Viaggio) verso la santità per amare quanti più è possibile, per farne un dono a Maria, a te, ed ai fratelli che la sua volontà mi farà incontrare."
Nel 1996, in un'altra lettera a Chiara accenna a quegli inizi della sua esperienza: "Le tue risposte hanno operato in me un ritorno all'incanto dell'Ideale, come quando l'ho conosciuto 31 anni fa. Ricordo allora che l'irruzione potente di Dio Amore nella mia anima, nella mia vita, aveva provocato per diversi mesi, come un innamoramento, ma molto, molto più grande che per una ragazza. Oggi mi ritrovo nello stesso incanto, con la gioia di aver riscoperta nuovissima, lucidata in oro, la mia vocazione."
Dopo la scuola di formazione è rimasto per quasi 20 anni a Loppiano e poi 17 a Montet, diventando un vero 'costruttore di cittadelle': offrendo non solo la sua competenza professionale, ma soprattutto il suo amore generoso, intelligente e finalizzato all'unità. Nel lavoro era instancabile ed anche pieno di inventiva per risolvere i mille problemi che pe presenta una costruzione ampia e complessa come il nostro Centro. Però non si fermava alle sfide pratiche. Coglieva ogni occasione per far crescere il rapporto con le persone. Ricordo una sua lettera che mi ha scritto dopo un incontro su questioni pratiche: "... Non ci sono argomenti pratici o meno o solo spirituali. Per me esiste una sola priorità: l'unità."
Nel 1991 gli è stato affidato la nascente Scuola Gen di Montet (un'esperienza comunitaria per giovani con lo scopo di approfondire la vita del Vangelo). Senza risparmiarsi l'ha portata avanti per 10 anni seminando e sviluppando la spiritualità dell'unità nei cuori di tantissimi gen. Il 6 gennaio 1994 scrive a Chiara: "Mi occupo della Scuola Gen. Voglio fare mia la consegna che ci hai dato: essere motore di tutto, autentico, intero, acceso permanentemente alla fiamma di Gesù in mezzo, e donare solo il carisma." Ha continuato fino a poche settimane fa ad essere un punto di riferimento per tanti Gen ed anche per quei giovani che, pur non essendo inseriti nel Movimento, hanno trovato in lui grande accoglienza e sapienza. Ne sono una prova eloquente i numerosi messaggi che ci sono arrivati in questi giorni soprattutto dal Brasile, ma non solo. José dell'Uruguay ci scrive: "Tutti i Gen che sono passati a Montet, lo ricordano come esempio di gioia ... Sono sicuro che questo figlio di Chiara è già accanto a lei." Ivan della Colombia: "Ringrazio Dio per la Scuola che ho fatto con Piero, che aveva un cuore pieno d'amore per tutti. - e conclude - Dio ha bisogno di lui in Paradiso." E Enrique del Paraguay scrive a Piero: "Ti voglio dire un grande grazie! In quell'anno 1997, grazie a te, sono cambiate tante cose in me!"
Potremmo definire Piero come uno "esagerato" nell'amare. Schietto, generoso, semplice, disponibile e sempre con un pizzico di humor si è reso simpatico ed amabile a tutti, senza distinzione. Era anche cosciente che la crescita spirituale richiede ogni tanto una riconversione. Scrive a proposito il 3 marzo 2001 a Chiara: "Un pensiero mi invade l'anima e il cuore: quale il mio proposito di conversione vera, che possa dare slancio, come mio personale contributo alla santità collettiva? E la risposta: Buttati ad amare tutti i Gesù abbandonato che incontrerai, senza tralasciarne uno; con più impegno, con più ardore, con più generosità ed immediatezza."
Sempre incantato dell'Ideale e della sapienza di Chiara, rispecchiava col suo essere la semplicità del bambino evangelico, del "popo" (come noi diciamo) e trasmetteva la libertà di chi si abbandona totalmente all'amore del Padre. Godeva profondamente di ogni parola, di ogni impulso che arrivava da Chiara.
Nella sua esperienza in focolare Piero, essendo un carattere forte e deciso, ha conosciuto le molteplici sfide della vita comunitaria. Nei momenti di prova si è rivolto spesso a Gesù che sempre ha premiato la sua fiducia e perseveranza. Ciò traspare da una sua lettera che mi ha scritto qualche anno fa: "Sono consapevole di essere un tipo difficile, però ti confido che in fondo all'anima c'è un'altra realtà. Forse me la indica lo Spirito Santo stesso. Quella della semplicità evangelica, quella dell'umiltà più eroica (con l'aiuto di Dio in cui totalmente confido) che può contribuire a costruire Gesù in mezzo. Il resto sono strumenti per arrivare alla meta."
Piero aveva un amore speciale per Maria: Non c'è santuario mariano in Svizzera che non abbia visitato, spesso accompagnando qualcuno. Scrive Jaime, un gen ormai sposato con famiglia, sulla visita fatta con Piero alla Madonna di Einsiedeln: "Quel giorno ho sentito una forte presenza di Dio e una chiamata a rivivere Maria nella mia vita."
In vari momenti della sua vita ha fatto l'esperienza del dolore fisico. Scriveva nel '92 dopo aver superato una malattia: "E' stata una grandissima grazia, dove la vera medicina è Gesù in mezzo, l'unità".
Circa un anno fa gli viene diagnosticato un tumore ormai diffuso, notizia che Piero accoglie come la visita di Gesù abbandonato che lui aveva (per così dire) 'sposato'. Scrive a Chiara: "Alcuni giorni fa mi è stato rilevato un nodulo ai polmoni. Non ti immagini lo sgomento che mi ha preso dopo questa notizia "inaspettata". Una folla di pensieri mi attanagliavano la mente e l'anima. Mi sembrava di percorrere quei due interminabili chilometri da Cugy a Montet, verso un baratro oscuro che non aveva fondo. Tutto finiva lì. In mezzo a questo tormento si è fatta strada, prima quasi inaccettabile, e poi sempre più chiara un'idea: 'Sei tu Signore, l'unico mio bene!' ed ecco spuntare, come una colonna di granito: 'Gesù abbandonato, abbracciato, serrato a se, voluto come unico tutto, esclusivo.' Forte! Me lo sono fatto ricopiare per averlo sempre davanti a me. Ne ho voluto fare il Leitmotiv che mi accompagni sempre".
Poi iniziano le terapie, vissute con coraggio, con il suo tipico sorriso.
Gli ultimi mesi Piero vive un vera impennata spirituale dove punta decisamene alla meta. Scrive a Chiara il 9 novembre dell'anno scorso: "Sento che Dio mi 'stra-ama' per darmi la possibilità di un ulteriore passo verso l'unione con Lui. Cercherò con tutte le forze di compiere bene questa nuova volontà di Dio per amore a Gesù abbandonato. So che arriveranno momenti difficili, pesanti, ma la tua unità, quella della famiglia dell'Opera ed in particolare, Gesù in mezzo in focolare che sento già grande, saranno il mio sostegno spirituale e umano".
In questo periodo, più diminuivano le sue forze fisiche, più decisamente aumentava la sua corsa, il suo "zelo", verso Gesù. Anche in questo ha sempre coinvolto il suo focolare, "costringendo" quasi gli altri focolarini ad amarsi con una carità sempre più raffinata.
Abbiamo avuto l'impressione che negli ultimi mesi fosse rimasto in lui soltanto il suo "uomo nuovo": non ha mai smesso di sorridere, ringraziare, guardare con amore gli amici che venivano a trovarlo, i parenti venuti dall'Italia, medici, infermiere, chiunque, testimoniando fortemente Dio, fino alla fine.
Quando si è accorto dell'impossibilità di usare il braccio, ha commentato: "Spogliarsi!". Si è poi chiesto "Che cosa devo fare?" e - già segnato dalla morte vicina - si è dato lui stesso la risposta: "Devo vivere!"
Oltre al dono inestimabile di sé, nei suoi ultimi giorni Piero ha strappato una grazia per tutta la nostra cittadella: la presenza di Emmaus ed Eli, che sono venute a trovare lui e Rika (una focolarina gravemente ammalata). Piero ha sentito attraverso loro l'amore e la riconoscenza di tutta l'Opera.
Eli gli aveva poi mandato in dono il pensiero di un Collegamento intitolato: "Vieni, Signore Gesù!" Piero lo ha fatto immediatamente suo e da allora sembrava questa la sola aspirazione della sua anima.
Negli ultimi momenti della sua vita terrena era circondato da un gruppo di focolarini che con lui pregavano, cantavano, tenevano Gesù in mezzo, in un clima di festa e famiglia, proprio come lui aveva sempre voluto, fino all'ultimo respiro.
Il sorriso che è rimasto disegnato sul suo volto sembra rispecchiare quello di Maria, che gli è venuta incontro.

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