Pietro Tierno - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Pietro Tierno

2018


Pietro Tierno


"Io sono la luce del mondo"
(Gv 8,12)


16 giugno 1947  -  Napoli, 16 marzo 2018

19 marzo 2018
Carissimi e carissime,

Pietro Tierno, focolarino sposato della zonetta di Napoli, è partito per il Cielo il 16 marzo scorso. Uomo sapiente, saggio, concreto. Era sempre pronto ad aiutare gli altri, ma amava più il nascondimento che venire in luce. Nato in provincia di Caserta nel 1947 in una famiglia di sani principi religiosi, acquista dal padre la passione per le cose pratiche e si laurea in ingegneria, trovando presto lavoro in una grande azienda di telecomunicazioni. Cresce nell’Azione Cattolica, in parrocchia coi suoi coetanei fa nascere un complesso musicale e realizza impianti sportivi e di aggregazione sociale.

In un campo scuola conosce Orsola. Si preparano alle nozze ed è in questo periodo che, attraverso un sacerdote del gruppo, conoscono la spiritualità del Movimento. La data del matrimonio cade alla vigilia della Mariapoli, così decidono di spostare l’inizio del viaggio di nozze per potervi partecipare.

Pietro è molto toccato dall’ideale dell’unità. Scrive a Chiara nel 1981: “Ho appena finito di ascoltare la tua conversazione sulla volontà di Dio e sento dentro un’ansia fortissima di farmi santo”. Qualche anno dopo comunica il suo “Sì” radicale: “Le preoccupazioni per le mie infedeltà sono svanite perché sento che Dio mi chiama ad essere un focolarino sposato. Una grande gioia mi pervade e mi sento figlio tuo. Sono felicissimo di poter dare una risposta al grande Amore che Dio ha avuto per me e per la mia famiglia”.

Dal matrimonio nascono quattro figli: Nino, Marco e i gemelli Luca e Paolo. La malattia e la morte del figlioletto Marco sono per Pietro una forte prova, che supera solo abbracciando Gesù Abbandonato.

Con l’affetto e la sua testimonianza Pietro genera grande fiducia nei figli. Sa far comprendere che è importante chiedere perdono e riparare il danno causato agli altri. Commoventi le loro espressioni lette al funerale. Una tra le altre: “… non dimenticherò quando aspettavo con frenesia il tuo ritorno dalle trasferte per lavoro e ci portavi fascicoli sui dinosauri e cioccolata, o quando partivamo in vacanza e tu insieme ai cugini ed agli amici del Movimento organizzavi le olimpiadi sulla spiaggia”.

Anche il rapporto con Orsola si affina. Nell’83 Pietro scrive dopo che Orsola è tornata da un incontro: “Forse per la prima volta abbiamo comunicato tra noi su un piano di così bella spiritualità. Non so bene dire quello che ho provato, è ineffabile e ho sperimentato cosa sia l’unità in famiglia”. Con il matrimonio dei figli questo amore si allarga anche alle nuore, di cui era tanto orgoglioso.

Pietro ed Orsola sono un faro per molte famiglie, un modello. Per anni sono responsabili delle Famiglie Nuove delle loro regioni e poi della nascente Economia di Comunione. Raggiunta la pensione, Pietro mette a frutto le sue competenze manageriali a sostegno di varie attività sociali e nel 2008 assume la presidenza del Consiglio di Amministrazione del Centro Mariapoli di Benevento, ruolo che svolge con competenza e stima dei suoi collaboratori. Ricorda Roberto: “… una volta che aveva detto la sua idea, la perdeva subito come se non fosse importante; invece il suo pensiero era quasi sempre quello giusto perché ci aiutava a fare i passi necessari, con prudenza ma con determinazione”.

Lo scorso anno un’altra dura prova. Pietro accompagna il papà nella sua lunga malattia. Lo cura con instancabile amore di figlio non solo nel fisico, ma anche nell’anima. Lo aiuta a perdonare le offese, promuovendo un percorso spirituale che lo porta ad una morte serena. Il Vangelo è legge della sua esistenza, illuminato con semplicità e forza dalla sua Parola di Vita: “Io sono la luce del mondo, chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12).

Nel ‘97, compiendo 50 anni, dice: “… anche se umanamente non raggiungessi alcun obiettivo … il tempo può essere valorizzato quando sono nella volontà di Dio. E visto che essa per me, come ci insegna Chiara, è amare Dio e i fratelli, solo se mi sforzo di farla mi realizzo pienamente”. E Pietro vi tiene fede.

Punta all’essenziale. Di recente confidava: “… sto buttando un sacco di cose, cose che non mi servono più. Tengo solo quello che mi serve per l’aldilà”. Aveva preso la messa con Orsola e aveva invitato un collega per la celebrazione del 10° anniversario della morte di Chiara. A casa, mentre sistema una lampadina, ecco una caduta e il violento colpo alla testa lo porta in coma grave da cui non si riprende più.

Edificati dalla sua vita, energica e dal tocco mariano, siamo particolarmente uniti in preghiera con Orsola e con tutta la sua famiglia.
Emmaus
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