Prescelto Giuliano Ricchiardi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Prescelto Giuliano Ricchiardi

2017


Giuliano Ricchiardi





"Germoglieranno come frumento, fioriranno come la vite" (Osea 14,7)



3 novembre 1931  -  Mar. Romana, 21 aprile 2017

Rocca di Papa, 22 aprile 2017
Carissimi e carissime,

Volo (Enzo) Morandi e Prescelto (Giuliano) Ricchiardi – dello stesso focolare – sono stati chiamati in Cielo lo stesso giorno, ieri 21 aprile, a poche ore di distanza.

Come ha detto Jesús alla Messa del funerale celebrato oggi, il loro è un esempio della nostra spiritualità collettiva: hanno vissuto insieme la malattia e sono andati uno dopo l’altro all’incontro con Gesù. Nel vederli disposti vicini ai piedi dell’altare nella sala di Castelgandolfo, si aveva l’impressione che continuassero a tenere Gesù in mezzo.

Vi allego la testimonianza data dal loro focolare di Villa Achille e in sintesi i profili letti stamani. Ci sarà modo di far conoscere anche più ampiamente la profonda esperienza ideale di questi due focolarini e quanto hanno fatto per l’Opera. La loro vita dà gloria a Dio!

Accogliendo l’eredità che ci lasciano, preghiamo per loro.

Nel Risorto,
Emmaus
Dal focolare di Villa Achille

Eravamo in focolare insieme a Villa Achille. Con Giuliano-Prescelto dall’agosto 2010: di lui ci ha sempre impressionato la sua grande umanità, che sorgeva da un profondo rapporto con Dio e con Maria; dava pace anche solo la sua presenza, la sua bella faccia solare e il suo humor. Enzo-Volo era con noi da novembre scorso: anche lui ha dato un bel contributo alla vita di focolare con tutta la sua sensibilità e delicatezza.

Ieri mattina alle 7 Volo è partito per il Cielo, ma da pilota prudente qual era non poteva fare questo “volo” da solo e si è preso un compagno, un altro fratello di focolare. Durante la notte, infatti, anche Giuliano si è aggravato e alle 10 del mattino è giunto anche lui in Cielo.

C’era un’intesa particolare tra loro due: ad esempio erano seduti vicini a tavola e Volo, a pranzo o a cena, si premurava di preparare sempre un tovagliolo sotto il piatto di Giuliano e dopo preparava il suo. Il Giovedì Santo durante il pranzo Giuliano si è sentito male e a cena non era presente: Volo, accortosi del posto vuoto vicino a lui, ha subito chiesto di Prescelto e come stava. Il giorno dopo anche Volo è stato male e per ambedue è cominciata l’impennata finale.

Solo tre giorni prima avevano ricevuto il sacramento dell’unzione degli infermi, quando ancora non si poteva immaginare cosa sarebbe successo.

Prescelto e Volo avevano un grande interesse in comune, il canto. Spesso il pomeriggio si ritrovavano a cantare le canzoni dei primi tempi: per questo, quando giovedì sera la situazione per tutti e due si era fatta seria, alcuni di noi ci siamo messi a cantare un po’ nella stanza di uno e un po’ in quella dell’altro.

Chiara ci ha sempre invitato a farci santi insieme e devo testimoniare che in focolare c’è tanta serenità, pensando che questi due popi hanno percorso un vero Santo Viaggio fino alla fine.

Giuliano Ricchiardi – Prescelto

Prescelto nasce a Torino il 3 novembre 1931. Per conoscere almeno qualche tratto del suo Santo Viaggio ci facciamo guidare dalle sue parole, tratte dalla ricca raccolta di lettere scritte da lui a Chiara fin da quando conobbe l’Ideale nel 1957.

In particolare in una lunga comunione del settembre 1969, alla vigilia della sua entrata in focolare, Prescelto descrive una serie di episodi che gli sembrano indicare “come la Madonna mi abbia portato a casa”.

Scrive: 1942: “A undici anni. Ricordo il primo fascino per la donazione a Dio leggendo la vita di S. Rita da Cascia”. 1943: “Muore mia mamma; (…) sono andato davanti alla Madonna del Rosario e ho detto: ora mia mamma qui non c’è più. Fammi Tu da mamma. Io mi dono a Te. Lei ha ascoltato: mi ha seguito sempre e mi ha ora portato a casa”.

A quattordici anni Prescelto sente la chiamata ad essere sacerdote e missionario e poi sceglie di entrare nell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Ma deve chiedere il permesso a suo padre, di formazione socialista: “Dico tanti rosari prima di chiedere al papà il permesso (…) lo ottengo al primo colloquio. Lui resterà solo, ma non si oppone. Sentivo che nel mondo non avrei più saputo resistere a lungo. Ma appena ‘entrato’ mi parve che l’ambiente non mi aiutasse nello slancio a donarmi a Dio”.

1952: “Muore il papà. Sono ormai totalmente solo. Anche profondamente in crisi. Se la morte della mamma mi aveva messo di più in Dio, la morte del papà mi lascia nel buio. Lui muore tanto bene, ricevendo tutti i sacramenti, ma io mi sento solo e vuoto. Vorrei quasi lasciare la congregazione. (…) Mi pare che la Madonna mi abbia sempre tenuto buono tenendomi occupatissimo con le attività di apostolato. In tutti questi anni faccio tanto ma per riempire un vuoto”.

1956: “A 25 anni devo fare la professione perpetua. Non la vorrei fare! Il mio direttore spirituale mi consiglia il sacerdozio, ma intanto mi dice di fare i voti. Ma io sentivo quel vuoto… La notte prima una preghiera a Gesù: Tu vedi la situazione. Non ti voglio lasciare, ma qui non sono contento. Indietro non posso andare, avanti non vorrei… Vedi Tu in che guaio mi hai messo. (…)”.
1957: “La risposta: conosco l’Ideale e tutto cambia!”

1959: “In Mariapoli sento chiaro, e te lo scrissi, di dover essere dell’Opera. Dio incominciava a prendere il suo posto. La Madonna mi portava un po’ alla volta a casa. Mi aveva tenuto custodito in una congregazione. Mi aveva salvato dai pericoli e da tante occasioni pericolose dandomi l’ansia dell’apostolato (…) impedendomi di pensare ad altro…”.

Negli anni successivi continua con fedeltà ad “amare la Chiesa” in quello stato di vita conforme al suo istituto e nello stesso tempo con il desiderio e impegno di essere sempre più “un popo che è tutto di Maria e della sua Opera”.
Nel 1965 l’Istituto lo invia in Pakistan a Khusphur come primo incaricato del Centro di formazione dei Catechisti di tutto il Pakistan. Prescelto manifesta in un colloquio con Chiara il desiderio di andarci da “popo” e subito dopo le scrive ringraziandola: “Ora so che parto popo del tutto, che tu mi senti così, che l’unità con te e con tutta l’Opera non verrà mai meno. (…) E grazie per il regalo che mi hai fatto… la tua Desolata. Ti giuro che sarò fedele alla Desolata, che la porterò nel cuore (e questo è il vero regalo!) e che la cercherò”. Chiara gli aveva regalato un quadro di Maria Desolata sul cui retro lei e le prime focolarine avevano firmato il loro impegno di ‘Cercarla’ e la loro donazione a Lei. Prescelto lo portava con sé nei focolari dove è andato e aveva aggiunto la sua firma.

Nel 1967 Chiara gli dà una frase della Scrittura come motto per la vita: “Germoglieranno come frumento, fioriranno come la vite. (Osea 14,7): “E’ stata una grande gioia, una festa. – le risponde - E ti ringrazio tantissimo. (…) Se sarò fedele allo Sposo, se avrò veramente come Madre la Desolata anch’io germoglierò come il frumento e fiorirò come la vite… Anche i miei fallimenti sono un’occasione per far festa a Gesù Abbandonato. E perciò butto tutto nella misericordia di Dio e INCOMINCIO ora”.

La sua presenza in Pakistan in quegli anni è un dono grande anche per le focolarine che passavano di là per aiutarlo a dar vita alle prime Mariapoli e per la comunità nascente, come si vede dalla conclusione di una lettera scrittagli nel febbraio 1969 da Chiara: “Ho letto la sua lettera e la ringrazio a nome di Maria, Regina dell’Opera, di quanto ha fatto e farà per le focolarine, le volontarie, le gen e tutti gli altri. Lei ha tutta la mia e nostra fiducia”.

Matura contemporaneamente, in sintonia tra i superiori dei Fratelli delle Scuole Cristiane, il Centro del Movimento e il Vescovo di Lyallpur in Pakistan, la decisione che Prescelto lasci l’Istituto, entri in focolare e venga ordinato sacerdote, come infatti avviene nel 1970 ad Ottmaring.

“Io sono pronto a tutto… - scrive in quel periodo - Ora capisco bene cos’è il contemplativo: è il popo che ama Dio! Ma certo che voglio anch’io essere così! E poi non mi importa più niente: mi facessi pure dell’Ordine dei lustrascarpe: ‘Che importa? Amarti importa’. Voglio attaccarmi solo a Dio. Se mi vuole sacerdote sono felice. Se mi vuole laico, va bene. Se mi vuole in focolare, ci corro! Se mi vuole togliere l’Educazione, la scuola, che prima sentivo parte integrante della mia vocazione… l’ho già perse! Se mi vuole lontano dall’Opera o impedito per chissà quanto tempo, trovo Lui, lo Sposo. Ma quel che voglio, perché Dio lo vuole, è l’Unità…”. “Grazie, Chiara, di aver confermato la mia vocazione al focolare! (…) Grazie per avermi confermato anche la vocazione al sacerdozio nostro. Solo così potevo aspirare al sacerdozio! Ma soprattutto grazie di volermi PRIMA focolarino e POI sacerdote!”.

Per due anni presta ancora servizio nella Diocesi in Pakistan e poi porta l’Ideale negli Stati Uniti, poi a Trento e a Roma dove lavora molto per i fascicoli della “Scuola Mariana” dedicata ai ragazzi. “Trovandomi qui a Roma – scrive - dopo aver lasciato zone ed esperienze diverse, non mi pare più di aver perso questo o quello ma di aver trovato una dimensione più universale. Mi sento più… tutto: più pakistano, più americano, più italiano, più… che so io e perciò senza nazionalità per essere, un po’ di più di prima, uomo mondo”.

Nel 1983 parte per l’Africa girando vari Paesi, ma dà soprattutto il suo contributo in Kenya nella Mariapoli Piero per la Scuola di Inculturazione e con i giovani universitari e liceali: “Con loro vorrei trovare la strada per l’incontro della Luce Bianca con le loro tradizioni e valori. Non a parole, ma nella vita di ogni giorno”.

Nel 1999 ritorna in Pakistan dove si dona con tutte le forze anche per la nascente cittadella di Dalwal. Mantiene sempre lo stile che Chiara gli aveva affidato di avere già nei suoi primi viaggi in Pakistan, come racconta lei stessa ad un incontro gen negli anni ’70 per spiegare come portare l’Ideale nel mondo. Diceva Chiara di fare: “ciò che abbiamo suggerito un giorno a Giuliano (…) Vai, taci, almeno per sei mesi, non dire a nessuno il tuo segreto, ma ama tutti, tutti”.

Sono anni gioiosi di impegno e di vero servizio a tanti che accompagna con la sua sapienza e i suoi consigli amorosi molto apprezzati da tutti, in particolare dai giovani nei quali lascia un ricordo indelebile. La sua testimonianza umile e operosa conquista molti, sia nella comunità cristiana che nell’ambiente universitario musulmano dove insegna italiano, fino a diplomatici e ambasciatori che lo scelgono per due onorificenze del Presidente della Repubblica Italiana.

Nel 2010 la situazione di salute lo porta qui alla Mariapoli Romana, prima a Villa Emilio e poi a Villa Achille. Anche in questi anni, pur nella crescente debolezza e difficoltà nell’esprimersi ha continuato a donarsi alle tante persone che l’avevano conosciuto nelle varie parti del mondo e che ricevevano da lui sempre una calda accoglienza. Per il focolare trovava più modi di mettersi al servizio: sia come sacerdote (ha celebrato o concelebrato la Messa fino agli ultimi giorni), correggendo da buon insegnante gli errori di Italiano, cantando con slancio e buona intonazione tante canzoni, ma soprattutto trasmettendo a tutti quella pace e gioia che nascevano dal suo rapporto con Dio e dal suo amore per l’Ideale.

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