Raphael Gordillo - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Raphael Gordillo

2016


Rafa (Rafael) Gordillo


"Ed Egli è morto per tutti, affinché quelli vivono
non vivano solo per se stessi,
ma per Colui che è morto e risuscitato per loro" (2Cor 5,15)

     9 ottobre 1950   -  Argentina, 22 settembre 2016


Milano, 30 settembre 2016
Carissimi e carissime,

desidero comunicarvi - a nome di Emmaus e mio - che Rafael Gordillo, focolarino sposato di Tucumán, il 22 settembre scorso è partito per la Mariapoli Celeste. Uniamoci in preghiera per lui e per la sua famiglia, ringraziando di cuore Dio per il suo generoso “Sì”. Con Gesù sempre tra noi, vi inoltro il profilo arrivato dall’Argentina,
Jesùs

“Rafa”, come tutti lo chiamavano, era il nome che Chiara gli aveva dato con il significato di “raffinare l’amore”. Nasce nel 1950 in Argentina. Frequenta l’università a Córdoba laureandosi in Economia e in seguito apre a Concepción uno studio contabile. Si sposa con Lucrecia nel ‘77 ed hanno 5 figli (Lucre, Aldo, Eugenia, Florencia e Lucas); quest’anno sono diventati nonni per la prima volta di una nipotina.
Poco dopo sposati, una volontaria li invita ad un incontro di Famiglie e le loro vite cambiano totalmente. Subito fanno parte della comunità della loro città e Rafael comincia a riunirsi con i volontari.
Nel ‘90 scrive a Chiara: “Posso dire tranquillamente che non concepisco la vita in altro modo se non in questo, vivere secondo il carisma dell’Unità ...E’ da tempo che sento dentro di me un’esigenza speciale, che mi spinge ad impegnarmi più totalitariamente,compromettendomi tutto intero e per sempre”. Nel ‘94 entra a far parte del focolare di Tucumán come focolarino sposato.
“Era una persona umile, amabile – dice un volontario - con cui ci si sente sempre bene. Un uomo pacifico, con un sorriso pronto, uno a cui non interessa stare al di sopra degli altri, di cui non abbiamo sentito alcun lamento, che sapeva ascoltare molto e parlare poco, calmo e disposto a comprendere, ad aiutare, a risolvere e a costruire. Un padre e sposo esemplare. Ogni volta che parlava dei suoi figli lo faceva con molto affetto, con orgoglio e gioia per le loro conquiste”.
Tutti lo ricordano come un professionista onesto, che ascoltava con grande attenzione chi aveva davanti, facendogli sentire che era tutto per lui. E dopo, con parole semplici, suggeriva la proposta più conveniente. Riservato con i clienti, sapeva mantenere il segreto professionale e in silenzio aiutava tutti. Lo testimonia la Superiora delle Suore Domenicane delle quali amministrava da molti anni gli Istituti scolastici.
Sempre ordinato, deve aver avuto un’intuizione della sua ‘partenza’ e nell’ultimo mese mette a posto anche tutti i documenti di famiglia. Appena sa di avere un tumore al rene, ha dubbi sull’operazione da fare, ma quando dopo consulte con specialisti decide di operarsi, si consegna ad essi con mansuetudine. Colpito da scompenso cardiovascolare, ricevuta l’Unzione degli infermi, muore per infarto diffuso.
Fino all’ultimo Rafael ha avuto a cuore l’EdC e l’incontro che si sarebbe svolto a Salta, a 300 Km a Nord di Tucumán, città nella quale era andato parecchie volte per seguire da vicino ogni particolare.
Scrivono da Salta appena saputo della ‘partenza’di Rafael: “Non riusciamo ad immaginare Tucumán senza di te. Che dono ci ha fatto Dio nel conoscerti …. Nel dolore immenso che ha causato la tua ‘partenza’, abbiamo potuto trasmettere il progetto dell’Economia di Comunione, che era una delle tue passioni, a quasi 300 persone. Con te abbiamo preparato queste Giornate che si svolgevano qui per la prima volta. Sei stato a lavorare fino a pochi giorni fa, sapendo il rischio al quale ti esponevi. Immaginiamo i momenti di solitudine e quante cose saranno passate nella tua anima, abbandonando tutto nelle mani del Padre, intuendo forse che sarebbe potuto arrivare il momento di ‘intraprendere il volo’ verso il Paradiso!”.
La sua Parola di Vita era: “Ed Egli é morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano solo per se stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2Cor. 5,15). Sempre fedele a questa consegna, così scriveva a Chiara: “Ho compreso che Dio mi chiama, al di là della mia piccolezza, per essere costruttore, insieme a te, di tutto quello che hai visto nella tua meravigliosa esperienza del Paradiso del ’49. Ogni cosa che ascolto entra dentro di me e la sento come una conferma”.

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