Renzo Barbaro - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Renzo Barbaro

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Profilo di Renzo Barbaro


Bologna, 9 ottobre 2010


(Franco Monaco)
Quanti siamo qui, abbiamo conosciuto in vario modo Renzo, e ognuno potrebbe raccontare qualcosa di lui e forse questa sarebbe la cosa più bella per ricordarlo, ma per ovvie ragioni è impossibile farlo e proverò io, a mettere in luce alcuni particolari della sua vita, con la coscienza che è difficile, in poco tempo, poterne esprimere  tutta la ricchezza e la profondità. Lui stesso però, ci potrà aiutare, attraverso lettere, mail e scritti a cogliere quel filo d'oro  che ha impreziosito la sua esistenza e che può essere un patrimonio anche per la vita di ognuno di noi.

Renzo era nato nel 1950 in provincia di Bari, terzo di 5 fratelli.
Quando aveva 8 mesi la famiglia si è trasferita in Argentina, dove ha iniziato a frequentare le scuole elementari. Dopo 8 anni sono rientrati in Italia e si sono stabiliti in Lombardia.
Qui Renzo, verso i 20 anni, fa una grande scoperta. Lasciamo parlare lui: "….ho partecipato ad una Mariapoli (un incontro del Movimento dei Focolari) e mi ricordo che ne rimasi profondamente colpito. Ho sentito una presenza di Dio che fino ad allora non potevo nemmeno immaginare. Ho scoperto che Dio è amore e nel più intimo di me stesso ho sentito una forte spinta a metterlo al primo posto. Sperimentavo una grande gioia che volevo condividere con il più gran numero possibile di persone. Come fare?
Mi aveva colpito una frase: "niente è piccolo di ciò che è fatto per amore"  ed ho cercato di metterla in pratica.
Per esempio al lavoro quando si andava a  pranzo ho iniziato a servire a tavola l'acqua fresca per gli altri ; mi offrivo per comprare da bere per i miei colleghi mentre loro giocavano a carte, oppure comprare loro i buoni per la mensa.
Con grande difficoltà, in quanto lavoravo e studiavo, mi sono messo in contatto con altri giovani che avevano fatto la mia stessa scoperta, i gen. Con loro ho sperimentato che questo desiderio d'amare era reciproco e come conseguenza si sperimentava la presenza di Gesù in mezzo a noi.
Da una parte mi sentivo così felice, così fortunato e dall'altra pensavo ai miei coetanei che partivano per il mondo in cerca di ideali e magari non trovavano quello che cercavano e invece a me era capitato qualcosa di così inestimabile".
In quel periodo Chiara Lubich fondatrice del Movimento dei Focolari gli dà come programma di vita questa frase tratta dalla prima lettera di San Paolo a Timoteo: "Sii modello a tutti nell'amore" Diverrà la sua nota caratteristica.
E ancora Renzo che parla: "A 25 anni, per rispondere all'amore di Dio, personale per me, ho sentito di donarmi totalmente a Lui, entrando in una comunità del Movimento dei Focolari." E dopo due bellissimi anni di formazione nella cittadella di Loppiano, Chiara gli propone di andare in Belgio.
"Quando poi sono partito per il focolare di Bruxelles, dice Renzo,  avevo un'unica idea: io vado lì per amare. Per amare i miei compagni di focolare, per amare tutti"

Arrivato a Bruxelles, dopo un corso di francese, inizia a lavorare come tecnico della manutenzione in una clinica privata. Ben presto per il suo carattere aperto e comunicativo e le sue capacità, diventa responsabile dell'équipe della manutenzione. E qui Renzo fa questa esperienza che lasciamo raccontare a lui: "Un giorno il mio nuovo direttore mi ha chiesto se ero disposto a prendere nella mia equipe una persona che era reduce da una seria malattia nervosa e che aveva bisogno di essere aiutato.
Anche se ha insistito sul fatto che non ero tenuto a dir di sì, gli ho risposto che se quell'esperienza poteva aiutare quella persona ero contento di provare.
A causa della sua malattia Marc, così si chiamava, era molto riservato e aveva un po' paura della gente.
Innanzitutto ho fatto tutto il possibile per meritarmi la sua fiducia: dedicandogli molto tempo.
Devo dire che per me si trattava di un grande impegno, perché poi dovevo ricuperare il tempo a lui dedicato, per svolgere altri compiti piuttosto urgenti.
Progressivamente sono riuscito, per esempio, ad insegnargli a riparare i campanelli di chiamata per le infermiere. Cosa difficile per lui per il semplice fatto che occorreva lavorare in presenza degli stessi pazienti. Le prime volte restavo vicino a lui perché si sentisse più sicuro e se necessario lo aiutavo; in seguito lo lasciavo solo ma senza allontanarmi troppo.
Un giorno dopo aver svolto il lavoro da solo, senza il mio aiuto, è venuto a dirmi con il cuore pieno di gioia: "Due ne ho riparati oggi, da solo".
La gioia è stata molto grande anche per me! Da quel giorno Marc si è sentito al suo posto."

In questo periodo la corrispondenza con Chiara è molto intensa e feconda. Renzo le scrive: "Questi anni mi hanno permesso di sperimentare sempre di più l'amore di Dio e la grandezza del nostro Carisma. Ho dovuto superare alcune prove che mi hanno portato a vedere da un lato i miei limiti e dall'altro il desiderio di essere sempre più aggrappato a Gesù in mezzo, per poter essere fedele a quel Santo Viaggio che Dio ha pensato per me. L'unità con i focolarini è sempre basilare, facendomi riscoprire la bellezza delle nostra vocazione".
Anni di generosità dove non si è mai risparmiato nella donazione e nell'impegno verso tutti, pur nei limiti e nelle difficoltà. Ne abbiamo avuto la riprova in questi mesi di malattia dove tanto amore da lui seminato gli è ritornato con lettere, mail, visite e telefonate e abbiamo potuto constatare che tanti rapporti veri che si erano creati, sono continuati nel tempo.
Ci è arrivata una mail da un focolarino che era con lui a Bruxelles. Ne leggiamo uno stralcio: "Una mattina, Renzo ha visto da come mi muovevo che non avevo dormito bene e me ne ha chiesto il perché. Stavo entrando in una prova seria della quale non gli avevo ancora parlato e avevo di fatto passato la notte insonne. Siamo andati un momento nella sua stanza e subito sono scoppiato in pianto. Capendo che la cosa era seria, Renzo ha prima di tutto telefonato al suo datore di lavoro per chiedere il permesso di assentarsi dal lavoro, e così abbiamo parlato e ovviamente gli ho detto tutto quello che avevo dentro e che mi turbava. Il modo poi in cui nei mesi seguenti mi ha seguito è stato veramente ammirevole, pieno di buon senso, di equilibrio e di sapienza. Se sono qui lo devo anche all'amore di Renzo che mi ha guidato, facendomi passare il varco."

Nel 1990 Renzo lascia il Belgio e comincia per lui una fase nuova della vita. In questi anni sarà a Loppiano e poi in Svizzera, dedicandosi alla formazione dei giovani che si preparavano per entrare in focolare e poi a Roma, al Centro del Movimento. Finché nel 2005 arriva a Bologna. Nonostante le difficoltà di salute, che un po' lo limitavano nella donazione agli altri, come aveva sempre fatto, si è subito inserito nella vita della comunità, trovando lavoro come gestore di reti informatiche, e mettendo la sua esperienza e la sua sapienza, oltre che le sue abilità pratiche, al servizio del focolare e della comunità del Movimento.
Una mattina meditando sulla frase di San Paolo che dice: "Passa la scena di questo mondo" sente una spinta a donarsi maggiormente a Dio e a dare una sterzata alla propria vita.

Nel settembre 2009 gli viene diagnosticato un tumore già in stato avanzato e da quel momento è iniziata per Renzo una straordinaria avventura. Prima di avere l'esito degli esami una mattina comunica ai focolarini che vivono con lui: "Non ho così fretta di avere i risultati. Sono anni che ho problemi con la salute, ma in questi giorni mi pare che Gesù mi stia dicendo - Ci penso io alla tua salute! -. Sento molto forte l'amore di Dio per me, come da anni non succedeva.".
Arriva l'annuncio della malattia e in una lettera a Emmaus, l'attuale presidente del Movimento, scrive: "Ho accettato questa prova come un dono particolare di Dio, che mi permette di dare un'impennata decisiva al mio Santo Viaggio. Ho chiesto fiducioso a Maria di aiutarmi a vivere nella più grande fedeltà questa nuova esperienza".

Iniziano le cure, intense e dolorose e i primi mesi sono segnati da un veloce deperimento fisico, ma, scrive: "Sento ogni istante della mia vita informato da questo nuovissimo dono di Dio. La certezza di poter essere sul raggio della Sua Volontà". E la scoperta che "il dolore è il più bel dono che Dio può fare ad una creatura".

Costretto in casa per una parziale immobilità, per alcune settimane si era fatto un file con i nomi di tante persone per cui pregava ogni giorno E ci diceva: "Così sperimento di non avere un - di meno - ma di poter essere più che mai in prima linea, costruttore del Regno di Dio". Oltre che per ammalati o persone in difficoltà pregava infatti anche per le necessità del Movimento in tutto il mondo.

Passati i primi mesi comincia a reagire molto bene alla chemioterapia, riacquista appetito e forze. Scrive ancora a Emmaus "E' come se l'Angelo avesse arrestato, per un tempo da Lui voluto il sacrifico del mio corpo." Vista l'efficacia delle cure i medici, all'inizio di luglio, decidono di tentare l'intervento e il 9 di luglio Renzo entra in ospedale, però una serie di complicazioni postoperatorie determinano un continuo peggioramento. Continua a vivere la malattia come un dono prezioso, cosciente di avere un talento da far fruttare e pur molto sofferente, ripete: "Ho tutto quellio che mi può servire per rimanere nel soprannaturale". Emmaus e tutto il Movimento lo seguono da vicino e non mancano le occasioni per fargli sentire la loro vicinanza e gratitudine.

Giovedì mattina, 7 ottobre, alle 06.45 circa, parte per il Cielo. Emmaus con una bella lettera ne dà notizia a tutti i membri del Movimento nel mondo. Tutt'ora continuano ad arrivare innumerevoli testimonianze di quanti sono stati toccati dal suo amore.

(Antonello)  Non volevamo che fosse il personale dell'ospedale a informarlo sulla gravità della sua malattia, meglio che fosse Pino, il focolarino medico che lo seguiva, in un clima più famigliare e quindi in focolare. Ero in cucina con loro due, quando Pino, delicatamente, gli ha comunicato la serietà della situazione. Renzo ha accolto questa notizia con una serenità disarmante, a me invece è venuto da piangere. Renzo allora mi ha messo una mano sulla spalla per farmi coraggio e rivolto verso Pino gli dice: "Hai visto? Hai fatto piangere Antonello".

Renzo di carattere era molto allegro e scherzoso e non perdeva mai l'occasione di fare una battuta. Mi ricordo i primi tempi che era arrivato .. magari ero in camera da solo e sento miagolare fuori dalla porta, esco incuriosito (noi non abbiamo un gatto in focolare) e c'era Renzo che a gattoni mi chiamava miagolando …

Con le prime chemio, come è stato detto, sono iniziati i dolori e i problemi. Noi ci siamo messi tutti a vivere per lui, dai cibi particolari che poteva desiderare all'assistenza. Ci dice: "Dipendo totalmente da voi. E' un'occasione per scoprire dei vostri talenti impensati e sconosciuti."
In quel periodo, per l'amore che regnava fra noi si respirava un clima di sacralità.

Un'altra cosa bella di quei primi mesi è il rapporto che è nato con i suoi fratelli, la sorella Rina, con i nipoti vari … che lo venivano a trovare spesso: un sentirci un'unica famiglia.

Il giorno del ricovero lo accompagno in ospedale. Lì mi accorgo di una gioia particolare che Renzo  ha in cuore (abbiamo sentito prima che la malattia è stata per lui un dono). Questa gioia era contagiosa.

Lui aveva rapporto con tante persone che lo chiamavano per salutarlo e a tutti trasmetteva questa gioia. Prima di entrare in sala operatoria ha voluto pregare insieme con me e con suo fratello Mario, i due che eravamo lì, e rinnovare il patto di vivere gli uni per gli altri.

Dopo l'intervento seguono mesi dolorosi ed è un continuo offrire con queste parole: "Per Te Gesù. Per Te Gesù" ripetute più e più volte, anche nell'ultima notte.

Vedendo il suo stato di salute aggravarsi abbiamo deciso di fargli un'assistenza continua, notte e giorno. Lui era dispiaciuto di crearci disagio. Il martedì in genere abbiamo il nostro momento di incontro di focolare e questo ultimo martedì, mentre sto rientrando dal lavoro, ricevo una sua telefonata. Era ormai un paio di settimane che quasi non usava più il cellulare e con un filo di voce mi dice: "Antonello questa sera non deve venire nessuno da me, perché dovete essere presenti all'incontro. Ti incarico di salutare tutti."

L'ultima notte, molto travagliata, la passa con Federico. Verso le 05.30 di mattina, sapendo che doveva andare a lavorare la mattina: "L'hai pagata cara questa notte, mi dispiace tanto, mi dispiace tanto!" e Federico gli risponde: "Ma no Renzo, sei tu che stai pagando caro". Poco dopo si è addormentato ed è partito. Ma in tutti noi ha lasciato la profonda certezza che la sua vita non è terminata e continua


(Barbara) Volevamo dire "grazie" a Renzo, per la sua vita, per il suo sì alla volontà di Dio, fino alla fine.
Grazie per tante sfumature con cui Renzo, sicuramente senza rendersene conto, ci ha passato la realtà del bambino evangelico, purificato, che era. Amore, come il Padre.
Penso a tanti momenti: per esempio all'amore e alla precisione con cui si dedicava alle prenotazioni e all'accettazione della Mariapoli. Penso all'ultimo incontro cui ha partecipato, in silenzio, finché ne ha avuto la forza.
Ai messaggini con la buona notte che i popi ricevevano da lui, quando si tornava tardi e non si sarebbero rivisti la sera.
Al suo rispondere al telefono, sempre nella gioia, fino al giorno prima dell'ultimo ricovero. Alla gratitudine quando gli assicuravamo unità e preghiere. All'amore che ha suscitato nei gen3 e gen4, in tutti quanti hanno pregato che guarisse.
Alla sua presenza semplice accanto alla comunità di Bologna e l'amore che aveva, straricambiato, per questa comunità.
Poi volevamo dire grazie a Emmaus, perché per Bologna è un dono grandissimo che Renzo possa restare qui.


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