Riccardo Togni - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Riccardo Togni

Scritti > Scritti O - Z

Riccardo Togni





29 settembre 2007

Intervista di Nedo Pozzi a Riccardo Togni   (8 maggio 2002)

Vorrei dire come ho incontrato l’Ideale.

Nedo
: Innanzitutto qualcosa della tua famiglia di origine.

Io sono trentino, sono nato ad Ala di Trento, però a sette anni ho vissuto poi a Trento. Ho fatto anche le scuole. Come tipo non ero molto intelligente a scuola. Ho sempre fatto fatica.

Nedo
: quanti siete?

In famiglia siamo il papà, la mamma e una sorella. Comunque ho fatto l’istituto industriale a Trento. Non è che avevo problemi sostanziali. Ho fatto lo scoutismo.

Nedo
: e la tua famiglia?

La mia famiglia è credente, praticante.  Non è che avevo difficoltà particolari. Poi qualche volta sostituivo il sacrestano nella parrocchia, quando non c’era il padrone, era una parrocchia nuova in una falegnameria. Era contento che lo facevo io. Sostituivo il sacrestano.
Quindi non avevo problemi sostanziali. Avevo solo il problema che dovevo trovare il lavoro per vivere e fra le tante cose ho fatto anche il concorso, domande di lavoro, nelle ferrovie, segretari tecnici. Allora andavo anche a Messa spesso, c’è stato un periodo anche più frequentemente che sei aiutato anche a trovare lavoro.
Poi, la vigilia, prima di partire per  andare a Roma per questo concorso nazionale, ho incontrato un amico, a Trento ci sono quattro strade che si girano sempre attorno e a una certa ora la gente si incontra prima di andare a cena. Ho incontrato uno che mi ha fatto incontrare  un altro che già conoscevo qualche anno prima e abbiamo deciso di fare il viaggio assieme. Io sarei partito più tardi, ma ho detto “Beh, faccio il viaggio assieme a Roma”. E lui mi diceva, in treno, che lui era ospite della sua maestra di quando era ragazzo. Così, ospite a Roma dalla sua maestra.
Era il 7 ottobre 1953, io ho fatto il viaggio con lui, poi siamo arrivati a Roma alla stazione Termini, siamo scesi. Poi lui ha incontrato subito due signorine, lui stava per andarsene e io ho approfittato per salutarlo e così anche mi sono rivolto a loro se potevano indicarmi dove potevo trovare una pensione. Una di queste, in dialetto trentino, disse  “Sei di Trento?” “Sì” “Vieni con noi”.  E sono andato. Sono salito in macchina con il mio compagno di viaggio. Siamo partiti e dopo un po’ siamo arrivati vicino ad un grande edificio. Siamo saliti, ha suonato, è venuto uno ad aprire la porta, non so cosa ha detto, ci siamo presentati lì, e se ne è andato via. E poi sono entrato in questo appartamento, mi pareva una famiglia strana, perché da ogni porta uscivano uomini giovani, dicevo “Che strana famiglia”. Ci siamo accomodati subito nel salotto e lì c’è stato uno che ha cominciato a raccontarci un po’ cosa facevano e questo che raccontava la storia dell’Ideale era Antonio Petrilli. Era presente Giulio Marchesi, non mi ricordo se c’era qualche altro popo. Comunque c’era Eletto, c’era Tornea, dopo che era tornato dal lavoro alla sera, c’era padre Novo, che era lì in focolare e allora hanno raccontato la storia di Trento. Io ero trentino e io conoscevo tutti i posti. Però non avevo mai sentito parlare dell’Ideale a Trento.

Nedo
: E quelle due signorine, chi erano?

Antonio mi ha raccontato tutta la storia e dopo ho capito che la signorina che mi aveva accolto alla stazione era Chiara e che mi aveva portato a piazza Lecce. E Chiara e la Eli erano venute alla stazione a prendere uno scolaro di Chiara, dopo ho saputo che Chiara aveva detto ai popi: “Non vi dimenticate dell’altro”. Sicuramente l’altro era rimasto in focolare a dormire, io sono andato da una famiglia fuori e lì è stata una roba meravigliosa. Non so come Antonio ha raccontato la storia dell’Ideale di Trento, tutti i posti di Chiara, Gocciadoro, l’ospedale, via 4 novembre, con un’esattezza come uno che fosse vissuto a Trento. E lì per me è stato un momento che ho conosciuto … italiano.
Dopo siamo andati, il secondo giorno, il secondo giorno abbiamo fatto una visita a Roma con Salvino Aliquò, ci ha fatto fare un giro, ci ha fatto vedere Roma bene, il secondo giorno c’è stato un secondo esame, e dopo ha preso subito il treno. Era difficile, non è che aveva tante speranze. Però io volevo finire quello che dovevo fare, dovevo farlo, anche se c’erano 80 posti, eravamo 1500. Ecco, subito dopo la guerra. Però facevo l’esame ma avevo già cominciato a cogliere il secondo giorno, è venuto Fons a prendere questo scolaro di Chiara per andare a mangiare da Chiara con don Foresi e io, quando sono arrivato, ero lì. E’ arrivata e ha detto “Dov’è?” “E’ andato a mangiare con don Foresi da Chiara”. Io già conoscevo tante cose, don Foresi, Chiara, e anch’io sarei andato volentieri ad essere stato invitato. Però è stata la prima volta, ho detto “Io sono contento” e sono andato in cucina ad aiutare Turnea a preparare la cena, a sbucciare cipolle, era già la prima volta che ero lì con Gesù abbandonato, grande, per me era una cosa nuova, di accettare.
Ecco, sono tornato a Trento, sono andato in focolare. Solo una volta uno è venuto a casa mia, perché era arrivato dieci minuti prima che io uscissi per andare in focolare, poi ho trovato subito lavoro a Bolzano, allora sono stato in focolare a Bolzano, dove c’era il focolare delle pope. C’erano Lia, Elody, Walter. Ed io era sempre in focolare anche dalle pope, finché non si è aperto il focolare a Bolzano. Dopo sono entrato in focolare a Bolzano.
La caratteristica è stata che quando ho conosciuto l’Ideale da Chiara era il 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario. Sono cose che ho scoperto dopo.
Poi, a settembre del ’55 cominciava la vita del focolare di Bolzano e a settembre c’era Turnea che faceva i suoi viaggi da oltre cortina e poi rientrava in Italia e siamo andati alla stazione a salutarlo e lui mi ha detto: “Ma cosa vuoi, è questione di giorni” e io ho detto “Ma cosa vuol dire è questione di giorni”. Poi, qualche giorno dopo, era il 24 settembre, di sabato, me lo ricordo molto bene, era la festa della Madonna della Mercede, che allora c’era questa festa, e io alla comunione sentivo che volevo amare Dio e volevo amare Gesù abbandonato e lì ho capito chiaramente che il posto migliore per amare Gesù abbandonato era il focolare, ecco.
Sono arrivato in focolare, c’era Peppuccio, Carmelo e ho detto, a Bolzano era, mi sono detto: “Me son stufà e chiedo di entrare in focolare”. Allora abbiamo fatto la lettera a Chiara. I popi ridevano sempre e dicevano “Me son stufà” e loro aspettavano, ma io volevo essere sicuro, volevo fare le cose.

Non l’ho incontrato, non si è fatto nemmeno, credo che sia andato una volta in focolare a Trento, ma poi non è più andato. Beh, per me, siccome lo conoscevo che era dello stesso istituto, insomma era uno che come comportamenti non era e anche nel viaggio avevo un certo timore di dover andare in qualche pensione che poi dopo… avevo quel timore lì. Poi, avendo trovato il focolare che lo accoglievano, e la realtà che ho trovato, vedevo che era tutto amore di Dio, che voleva farmi conoscere.
A Trento forse non avrei mai apprezzato l’Ideale, un po’ perché ero in famiglia, anche in una famiglia un po’ unita, dopo ho potuto tagliare. Anche i miei sono andati due volte dal vescovo di Trento a lamentarsi, perché avevo lasciato la casa, dicendo così che dovevo tagliare i ponti, li ho fatti soffrire, anche, però si vede che doveva servire.
Poi dopo è successo, dieci anni dopo, che i miei hanno apprezzato un poco. Poi papà ha vissuto gli ultimi anni con me a Loppiano ed è sepolto a Loppiano vicino alla Renata.

Nedo
: e da Bolzano?

Sono rimasto a Bolzano tre anni. Ero disegnatore industriale alla Lancia. Poi sono andato a Grenoble a gennaio – febbraio a cercare un lavoro, ma forse non era, non sapevo la lingua, niente. Poi, invece, a novembre ho chiesto se dovevo licenziarmi e sono partito e sono andato in focolare a Parigi e sono rimasto un anno con Piero Pasolini, Gino Bonadimani ed io, capozona, capofocolare e focolarino. E dopo, nel ’59, ho trovato il lavoro alla Citroen e sono rimasto fino al ’61 a Parigi. Poi da lì sono andato in focolare a Grenoble, facevo focolare con Aldo Baima, Angiolino e Gèrard Rossé. Poi sono sei mesi a Tolosa, quando si è chiuso il focolare lì a Grenoble e poi nel ’65 sono andato a Loppiano fino al ’90.
A Loppiano ho cominciato, ho dovuto fare le strade, ho iniziato i contatori, ho iniziato le roulotte. Poi mi sono occupato otto anni della cooperativa di Casa Nuova, che i volontari ancora non avevano le forze per assorbirla e allora mi sono messo, ho fatto il contadino. E’ stata un’esperienza bella anche quella.
Nel venire in Algeria, io pensavo di rimanere tutta la vita lì a Loppiano e dal ’90, il papà è morto a Loppiano, così ero libero.

Nedo: la mamma era già morta?

Sì, la mamma era già morta, era morta nell’81. Poi l’Opera ha accolto il papà. A Loppiano viveva con me. Avevamo la villa di Tracolle e tanti hanno conosciuto mio papà.
A Loppiano ho cominciato, quando sono arrivato ho fatto strade, spalare ghiaia, togliere sassi, poi ho cominciato i contatori, non è che ero esperto, per niente, né di elettricità, ma neanche gli altri popi. Ho fatto il titolare, ho cominciato i contatori e dopo le roulotte anche.  E poi dall’82 al ’90 ho fatto il contadino. Mi sono occupato del terreno qua, insomma.

Nedo
: la tua avventura qui in Algeria?

In Algeria è andata bene, nel senso che io mi trovo bene, anche quando ci sono stati momenti difficili. Ho lasciato scritto per lettera a Fede che mi trovo bene, non è che ho dei problemi, non ho una situazione di difficoltà. Non è che sono un tipo molto apostolico, ma comunque mi trovo bene.

Nedo
: qualche esperienza che ti ricordi?

Mah, non è che io, un po’ di servizio alla Chiesa, ho dato una mano, ma dopo anche con le persone, ma non è che sono in contatto, però, insomma. Tra poco sono 12 anni che sono là, questa è la mia storia.
Sono contento che sei venuto. Tutto bene.

Nedo
: qua ho visto che le famiglia ti vogliono tanto bene, ti vogliono bene tutti, c’è un bel rapporto veramente.

Sì, per quello proprio mi trovo bene. Non so, non ho altre cose da raccontare, ci fermiamo qui.

Nedo
: che bella la vita di unità, servizio totale.

Grazie.

Torna ai contenuti