Rino Chiapperin - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Rino Chiapperin

2014


Rino Chiapperin

20 novembre 1931 - Mar. Romana, 28 giugno 2014

Ciò che lealmente imparai (la Sapienza)
senza invidia la comunico (Sap 7,13)


30 giugno 2014


Carissimi e carissime,

sabato 28 giugno Gesù ha chiamato a Sé un altro focolarino: Rino Chiapperin della Mariapoli Romana, che ha conosciuto l’Ideale nei primi tempi.

Vi allego il profilo letto oggi al suo funerale al Centro dell’Opera. Conoscerete una vita tutta donata per diffondere nel mondo il carisma dell’unità, dal Brasile al Portogallo, al Perù e in molte città d’Italia.

Con gratitudine offriamo preghiere, con la certezza che Rino continuerà dal Cielo ad aiutare tutti noi nel cammino verso l’Ut omnes.

In Gesù Abbandonato – Risorto,

Emmaus


Profilo di RINO CHIAPPERIN

E’ difficile ripercorrere una vita così ricca come quella di Rino. Per questo ne daremo solo alcuni cenni, sperando di farlo conoscere più a fondo in seguito.

Nato a Solesino (Padova) il 20 novembre 1931, Rino ha conosciuto l’Ideale nel 1952 da Palmira Frizzera, accompagnata in quell’occasione da Fede Marchetti.
Lui stesso racconta: “Ricordo ogni particolare di quella sera; era il 21 aprile, ma soprattutto ricordo Palmira, una delle prime focolarine. Tale era il
fervore con cui parlava della vita del Vangelo, da incantare letteralmente me e gli altri giovani presenti. Ci ha intrattenuti per quasi 6 ore di seguito, ascoltando le nostre domande e dando risposte meravigliose, che avvicinavano l’anima a Dio. Passavo di meraviglia in meraviglia e già da quel primo istante ho avvertito il desiderio di seguire Dio e Dio solo”.

Nel 1953, con un amico andò a Tonadico dove si svolgeva quell’incontro che negli anni successivi sarà chiamato Mariapoli. Ci arrivarono sfiniti, dopo aver percorso in bicicletta 200 km. “Il giorno seguente – racconta – ebbi un incontro che resterà memorabile nella mia vita, un saluto di Chiara che mi ha toccato profondamente l’anima, e prima del mio ritorno a casa una cena nel focolare di Chiara. Qui era tale la presenza di Gesù in mezzo da sentirlo col cuore, con la mente e con l’anima. Ero così assorto che mi sono dimenticato perfino di mangiare. Tanto che Chiara vedendomi immobile col cucchiaio in mano mi ha detto: “Ma adesso mangia…”.
E questo incanto di fronte alla luce del carisma, Rino lo ha sempre conservato.

Il 15 agosto del ‘55 Rino è entrato in focolare. Era in corso la Mariapoli a Vigo di Fassa ed è stato don Foresi a dirgli: “Chiara è contenta che tu entri in focolare”.
Commenta Rino: “Quando ho conosciuto il Movimento dei Focolari non mi sarei immaginato la quantità di traslochi che avrei fatto nella mia vita! Trento, Firenze, Roma, Trapani, Recife, San Paolo, Belem, Grottaferrata, Padova, Bologna, Portogallo, San Paolo, Centro dei volontari, Perù e infine qui nella Mariapoli Romana”.

Nel 1959 Chiara lo sceglie per andare in Brasile e il 25 ottobre Rino, assieme a Marco Tecilla, Ginetta Calliari e altri focolarine e focolarini, parte con la nave per Recife, nel Nord Est del Brasile.
E qui ci sarebbe da scrivere un libro! Nel 1964 in occasione di un viaggio in Brasile, Chiara parlando con Rino, gli comunica la forte impressione che aveva suscitato nella sua anima una frase tratta dal libro della Sapienza che dice: “Come la imparai (la Sapienza) così la comunico senza invidia e senza nasconderne la ricchezza
” (Sap 7,13), aggiungendo: “Rino, se sei contento, te la do come Parola di vita. Come faccio io, così devi fare anche tu, dare tutto. Il tuo segreto sia come il mio: dare tutto e sempre”.

E’ un periodo di fioritura per il Movimento in Brasile e qui Rino dà un grande contributo con il suo slancio apostolico e con il suo grande cuore che non lasciava indifferente nessuno. Al momento di partire dal Brasile, Rino così ne parla: “In questi anni ho cercato di lavorare affinché l’Opera di Dio risplendesse e si diffondesse il più possibile. Quanto ci sono riuscito? Lascio a Dio la risposta. Lui conosce tutto: negligenze, fallimenti, miserie e anche il positivo che col Suo aiuto sono riuscito a compiere. Parto contento perché ho la certezza che Dio ama anche me, se non altro come la ‘pecorella smarrita’. Sono contento per il clima di famiglia che c’è sempre stato tra tutti e per l’unità vera e fraterna con le pope, che sempre sono state meravigliose”.
Dopo il Brasile Rino si trasferisce in diversi focolari d’Italia, poi in Portogallo, finché a 65 anni parte per Lima in Perù. Un periodo di fondazione per il Movimento anche in quella nazione, che ha prodotto tanti frutti. Lasciando dopo 8 anni il Perù scrive: “Il cuore piange, Gesù in mezzo con i popi mi aiuta a distaccarmi da tante persone carissime e amatissime, disponendo la mia anima al lavoro che Dio intende fare su di me per essere sempre più suo”.

Il rapporto con Chiara è sempre rimasto intenso e vitale, nel 2002 le scrive:“Certo è che, impegnandomi a vivere il ‘Sei Tu Signore, l’unico mio Bene’, puntando anima e cuore sulla realtà dell’attimo presente, mi sembra che tutto scorra in modo straordinario. Le difficoltà non mancano e i limiti persistono, ma tutto sembra sciogliersi quasi per incanto”.
E ancora: “L’età avanza e proprio per questo mi è sembrato opportuno vedere se Gesù abbandonato è o no, il tutto della mia vita. Sono passati tanti anni da quando ne sentii parlare per la prima volta, ma ho sempre vivo il ricordo della gioia che gustavo in fondo al cuore quando riuscivo ad amarLo. Col passare del tempo, Gesù abbandonato si è fatto più presente e le Sue visite più impegnative, ma ogni incontro con Lui è sempre accompagnato dalla certezza di essere sulla buona strada”.
“Da tempo mi soffermo a parlare a lungo con Gesù, guardando a Lui crocifisso e abbandonato, dinanzi ad un quadretto appeso nella mia stanza. Più che essere io a dirGli cose, cerco di ascoltare ciò che Lui col Suo grido mi vuole dire e sento che questo mi fa molto bene all’anima”
. E, ricordando una meditazione di Chiara che parla della ‘commedia divina’, continua: “E’ proprio così, l’ho sperimentato ed è vero. Sentire la morte nell’anima e continuare a parlare agli altri di vita, provare il buio più nero e aprire agli altri spiragli di luce; talora mi è sembrato un grande assurdo, una vera illusione, ma sempre più mi accorgo che non esiste altra soluzione: il vero più vero è Gesù abbandonato”.

Tutti coloro che hanno vissuto con Rino negli ultimi anni a Villa Achille ricordano il suo amore speciale per Maria, il suo raccoglimento per prepararsi prima della Messa e la sua capacità di creare famiglia, accogliendo con grande affetto le persone che arrivavano, stabilendo un bel rapporto con tutti e particolarmente con i bambini.
Col passare del tempo diminuivano le sue forze e il suo carattere alle volte forte - che lo portava a chiedere scusa con grande umiltà - diventava sempre più dolce. Era solito salutare chi era vicino alla morte per sostenerlo ed incoraggiarlo, dicendo: “Ci vedremmo presto”, “teniamo Gesù in mezzo”.

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