Roberto Escudero - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Roberto Escudero

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Roberto Escudero


Io ti do anche quello
che non hai domandato.



21 aprile 1988


Si viveva in Argentina il clima teso del 1972. La politica si mangiava i giovani… Tra la routine giornaliera di studio e il lavoro che facevo di notte, poco a poco mi distruggevo e un'angoscia esistenziale era la mia compagna.   Ero solo! In quei tempi studiavo con un compagno… quando ci trovavamo sopportava i miei lamenti che crescevano in domande: "Cos'è l'uomo? Dove va?".
Mi invita ad un incontro… nel dubbio se andare mi sono ricordato della frase che avevo letto in un romanzo la sera prima: "Chi non prende la sua croce e mi segue non può essere mio discepolo…" Che strano - pensavo - per seguirlo uno deve caricarsi con qualcosa di così pesante. Come dev'essere  forte la sua chiamata che non ti toglie i dolori, ma te li fa portare. Che mistero! Sembrerebbe qualcosa di antipubblicitario. Che angoscia!
Poche cose ricordo di ciò di cui si è parlato in quel raduno, ma questo sì: che la società si può cambiare, si può trasformare, sono uscito infiammato!
Mi sono stretto sempre più ai nuovi amici e riavvicinato ai sacramenti: quando arrivavo alla comunione Gesù sembrava bruciarmi dentro e gli chiedevo bruciasse ancora di più il mio uomo vecchio. Ed ho visto che gli uomini potevano essere felici.

(29.4.76 a Chiara)  Sono andato a cercare ciò che il mondo mi offriva, qualche cosa che mi desse la felicità, la sicurezza per la mia esistenza, ed è stato trovare l'angoscia. Ho cercato nella politica ed ho trovato l'insensibilità. Ho cercato nella pittura e ho trovato la solitudine… La felicità che cercavo, ora l'avevo ed era immensa e mi trasformava. Era Gesù, Gesù che io non avevo capito perché non capivo il suo Vangelo, e piangevo!
Poco fa ho dovuto affrontare una nuova realtà, quella di fare il servizio militare. Tu sai come quell'ambiente è teso, rude; la maggioranza dei giovani che stanno facendolo sono come una terra secca, senza Dio. Ogni cosa si chiude davanti a te. Ma con la pazienza dell'Ideale i cuori si aprivano ad uno ad uno, quasi tutti, e costatavo la forza del Vangelo. Non mi domandavo più se era una rivoluzione, perché già avevo visto cambiare tutto. E il fondamento di tutto questo credo siano stati i dolori, quelli fisici - dovuti alla stessa attività del servizio militare - e quelli dell'abbandono di ognuno dei miei compagni.

Passa due anni, il 1976 e 1977, nella scuola gen nella Mariapoli Andrea.


(1976 a Chiara) Chiara, grazie per ogni minuto di vita che mi dai, grazie per il tuo silenzioso amore ed il nascosto dolore. Voglio correre, correre, correre, in tal maniera da poter crescere e così poter servire te e l'Opera nostra come la Volontà di Dio mi chiede in te per me.

(4.9.1976) Mi pare di essere rimasto con nulla, solo posto di fronte a Gesù Abbandonato: faccia a faccia con Lui. Però Lui è poesia, ma poesia viva, per la mia grandissima piccolezza; e la sua bellezza si fa immensa, tanto da sentire come la sua carezza! Come se soltanto ora cominciassi a vivere l'Ideale!

(marzo 1977 a Chiara) Ed ho scoperto che l'unità è la mia unica strada, la mia unica vocazione, che non posso scegliere altra cosa che non sia essere altra Chiara: Nella comunione ho chiesto a Gesù di essere il suo testamento vivo.
Quando ho ricevuto la Parola di Vita che mi hai mandato, ho incontrato una nuova strada nella mia vita: il Padre mi ha dato anche quello che non gli avevo mai chiesto, la cosa più grande, quando ho cominciato a scoprire i segreti della vita d'unità.

(5.4.1977 a Chiara) Abbiamo vissuto una esperienza molto forte in questo ultimo tempo. Da un lato mi scopro tanto diverso dagli altri, quasi con niente in comune, eppure d'altro lato sento che siamo un solo corpo, una sola cosa, uno in te. Mi è nato così un amore immenso a G.A. che ha prodotto grandi cambi in me. L'Ideale mi fa trasformare il giorno in una continua tensione alla santità, in modo che tutto quello che faccio sia una offerta al Padre per mezzo tuo.

All'inizio del 1978 torna a Mendoza e nel marzo 1979 va a Buenos Aires.

(8.11.1981)  "Su i costruttori"
Cercando di penetrare
le complesse costruzioni
erette all'infinito,
preso io dalla pietra
e dalle cesellature,
quasi dimenticai che negli uomini,
tutti,
ci sono le tue cattedrali
erette per me.

(19.11.1981 a Vittorio) Ogni uomo è creato da Lui, è un'opera perfetta del Suo amore. Non posso, non debbo cercare di modificarla minimamente secondo i miei gusti, i miei criteri. Devo essere come una argilla che si modella intorno ad ogni persona, fino all'unità, e così modellato posso arrivare libero e vuoto a Lui.
Però fra corse e tante attività e tutti quelli che passano accanto a me, tutto mi provoca come una angoscia: ma è G.A.! Volevo seguire il cammino di santità a cui ci chiama Chiara, però non lo avevo fatto mio, questa realtà non era entrata in me. Mi rendo conto che per farmi santo debbo pormi questa meta come la prima, come l'essenziale della mia vita, non come una realtà in più fra tante.
E' stato fortissimo, ritrovandomi nel mio nulla ho ricominciato. E' come se dovessi ricostruire la montagna più alta delle Ande solo con la sabbia che è nelle mie mani. Farci santi insieme.

(13.2.1982) Sento in me il peccato, non quello che è già stampato nell'umanità, ma quello impresso sopra che ho aggiunto io. E' l'unica cosa grande che ha potuto fare la mia immonda piccolezza. Non sono degno di questi giudizi. Però non sarà sempre così, no! Sono nato cieco, "cieco dalla nascita", ma per un attimo ho vista la luce e mi ha accecato. E come il tempo della luce è stato lungo, quello della cecità doveva essere almeno proporzionale.
La luce - in realtà - c'è sempre stata ma ho avuto paura, ho creduto che era notte essendo pieno giorno, e così coperto camminai per i labirinti della vita, per quelli della mia povera anima, per quelli di altre anime immensamente ricche alle quali ho aggiunto catene alla loro prigione e non libertà. (…)
Otre vecchio e rotto, è il mio unico dono, ecco il mio niente, ecco il mio tutto: Amico Gesù.

(aprile 1982) Ogni fratello che mi passa accanto voglio vederlo come un tutto per "l'ut omnes". Devo vederlo con semplicità, spoglio d'ogni giudizio, d'ogni valutazione. Per l'unità non basta vivere un solo punto della spiritualità ma tutti, giacchè c'è bisogno di una "vita".
Vivere pienamente nella gioia che nasce dall'unità, per la quale bisogne essere pronti a dare la vita. Morire per Gesù in mezzo, cercare la croce, cercare l'abbandono. Alle volte non capisco bene il dolore dell'abbandono. Non sento mia la croce, non ancora del tutto.

(21.6.1982) Oggi la mia anima ha rabbrividito di gioia, quando ho saputo che l'Opera mi chiamava ma mi si è gelato anche il sangue: camminare in mezzo agli uomini e portarTi a tutti! Quanto è povero questo otre per contenerti! Che il Tuo fuoco continui a cuocere questo fango senza forma, aggiungi, togli, leviga, come esiga il movimento del Tuo tornio. Signore mio: Gesù Abbandonato.

Nell'agosto 1982 arriva a Loppiano.


(10.8.1982) Arrivo a Loppiano e subito mi sorge dentro: "Perché sei Abbandonato Gesù, perché sei Desolata Maria, offro tutto".

Il 27 novembre la notizia della morte della mamma:

Era un dolore grandissimo, una "dolce angoscia" che opprimeva l'anima mia e allo stesso tempo la allargava. Ho avuto il desiderio profondo di piangere, piangere interiormente, dove già correva sangue: lacrime, acqua e sangue, un calice dal quale ho bevuto, e ubriaco mi sono addormentato e come il girasole di fronte alla luce ho sentito di adorare il Crocifisso.

(1982 a Vittorio) Tutto il mio essere passa per una morte totale, anche nel più piccolo aspetto della vita. Però sento che si cammina verso una realtà grande, nuova, solida; perché si sta come "ricostruendo la mia volontà, il mio modo di pensare, si stanno cancellando giudizi e aspirazioni del mondo. E questo è frutto del rapporto con quanti vivo, rapporto a cui uno non può fuggire.

(25.12.1982 a Chiara) Mi mancano gli anni, ma ho detto il mio Sì a Gesù Abbandonato perché spinto da te, dalla tua forza, dalla tua maternità.

(18.8.1983) Di fronte al Padre non devo crescere. Se devo crescere è solamente "crescere come bambino".

(17.12.1983) Ho visto che il rapporto con Gesù non è qualcosa di chiuso, esclusivo, per sé, ma che si apre ai cieli e alla terra: in quei momenti mi è sembrato di capire tutti i paralitici, i matti, gli incapaci, i muti, i ciechi, i non capiti dalla gran parte dell'umanità; ma così vicini a Dio.

(4.1.1984) La realtà gira attorno "all'eccomi" ed a scoprire Gesù Abbandonato ogni volta più reale e più vivo e nella ricerca di un colloquio continuo con Lui, cercando di essere ogni volta di più meno io.

(1.3.1984) Mi viene ogni giorno di amare la morte, perché nell'anima amo l'incontro finale della vita: sto desiderando di morire prima di morire…

(aprile 1984) Sono sicuro di fare tutte le cose a metà soprattutto perché mancano di qualcosa così come dell'olio dell'Assoluto. E questo mi mette di fronte ad un bisogno profondo di perdono di fronte al Padre (perdono che è già concesso): e genera un desiderio di ricominciare, di convertirmi costantemente, ciò che origina un alto colloquio con Dio vivo e vicino, e mi dà la libertà… e si è portata via con sé quella tristezza che mi gelava l'anima.

(7.7.1984) Il compimento della vita è la morte, e la morte non è come un "ladro" che arriva imprevista, ma  una "amica" che viene a cercarti…

(24.8.1984) Il cardine è Gesù Abbandonato, totalitariamente! E vedere Dio attraverso questa angolazione… Gesù Abbandonato, il mio tutto. A Loreto avevo offerto a Maria tutto il poco che ho, quello che Dio mi ha dato, quello che ho rovinato, tutto, la mia salute… Che povero che sono, che debole… In questi giorni sono stato molto male fisicamente ed ho chiesto di nuovo la salute… Maria, quanto sono ingenuo! Se voglio farmi santo con le mie proprie forze sono fritto, non ci riuscirò. Mi abbandono a Te perché sia tu a portarmi in quella dimensione.

Dopo Loppiano torna in Argentina, a Cordoba.

(11.10.1985)  Sono come in una nuova scuola, dove ho tanto da imparare nella vita di unità… gli sbagli non sono stati pochi, l'amore dei popi mi aiuta a trovare sempre vicina la misericordia di Dio. Incomincio a capire ed a scoprire con più forza la realtà nella quale mi trovo e vado come in un "imbuto" verso l'essenziale dell'Essere: Gesù Abbandonato, Gesù Risorto; è come se tutto il mio lavoro per costruire il focolare sia questo, e nient'altro abbia senso.

In questo periodo cominciano a manifestarsi sintomi di un malessere strano. Si fanno ripetuti esami medici nell'86 e nell'87 con risultati negativi.
All'inizio dell'88 torna a Buenos Aires.
Il 1° aprile, Venerdì Santo, nuovi esami clinici manifestano l'esistenza di un tumore in stato avanzato nella regione pilorica.
A Lia che è stata a trovarlo in quello stesso giorno dice:
"Forse è arrivato il momento dell'ultimo salto".
E il giorno di Pasqua ai popi: "Non ho più forze, la mia forza è l'unità con Chiara e con tutti voi". Ed in altri momenti: "Sono stanco, molto stanco, ma non abbattuto". "La mia prova di questo momento è non avere più forze per poter amare meglio gli altri".

(4.4.1988 a Chiara) Avevo chiesto a Gesù di aiutarmi a prepararmi nel miglior modo possibile per la tua venuta. Poi mi è venuta questa malattia ed ho visto lì la subita risposta di Gesù per prepararmi a quello che ci avresti donato, per essere all'altezza.
All'inizio era un avvicinarmi a G.A., entrare nel buio del seme, per un momento è stata una morte oltre le mie forze; però il Gesù in mezzo dei popi che mi erano accanto ogni secondo mi ha dato la forza di vivere sempre in un rinnovato Sì a G.A. e riuscire a preferirLo. Ho saputo che stai pregando per me, ti ringrazio tantissimo… ho offerto una goccia di dolore ed ho ricevuto un oceano d'amore del Padre attraverso te ed i tuoi figli.

A Tim Penaloza, focolarino medico, dice: "Sono distrutto. Mi pare di non capire più niente. Vivo l'inferno ed il paradiso. E' da novembre che vivo come in una notte…" e ancora: "Quanto patire per voi! Chi vi potrà ricompensare? Certamente in Paradiso".

Il 16 aprile Chiara gli comunica che il giorno dopo può fare i voti perpetui, un focolarino gli chiede se è contento. "No, non sono contento, sono innamorato!". Ad un altro che gli chiede come sta preparandosi per i voti, risponde: "Semplice, Gesù Abbandonato, non ho altro Dio fuori di Lui".

(17.4.1988 a Chiara) Per me questa esperienza è stata una sorpresa, è arrivato lo Sposo. La telefonata tua per i voti mi ha fatto sentire l'unità con te molto forte e con Maria.
Per un attimo ho pensato di non essere pronto per i voti e poi questa unità con te mi ha commosso, mi ha dato la forza per dire a Gesù il mio Sì; e avvicinarmi al Padre con più pienezza in un Sì totale. Tu mi hai dato questa fiducia.


Il giorno 21, in un momento di grande dolore, come un urlo:
"Perché?".
Ed al focolarino che gli chiede se ha paura della morte: "No, sono tranquillo, sono sereno".
Chiede ai popi di recitare insieme il Rosario, poi si addormenta e parte nel sonno.

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