Rupert Liegenfeld - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Rupert Liegenfeld






20 giugno 2020
Rocca di Papa, 27 giugno 2020
Carissimi e carissime,

il 20 giugno scorso, Rupert Liegenfeld, focolarino a Vienna è stato chiamato da Gesù a Sé a compimento di una vita a Lui donata.

Rupert nasce nel '69 in Austria, secondo di tre figli. Dopo la maturità si iscrive alla facoltà di Biologia all'Università di Vienna. Conosce l’Ideale e al Genfest 1990 avverte la chiamata a dare la vita a Dio. Lo confida a Chiara insieme al proposito “di vivere veramente la Parola di Dio e di amare gli altri”. Intanto prosegue gli studi e resta un po’ sospeso quando una ragazza del suo gruppo gli dice che è innamorata di lui.

Nel ’91 al Centro di Ottmaring, a 22 anni, Rupert insieme ad altri giovani si trova con Vale Ronchetti, una delle prime focolarine. L’incontro diventa fondamentale per la sua vocazione. Scrive a Chiara: "Una volta sentito un chiaro richiamo di Dio, tutti i dubbi che vengono dopo sono nulli”. “Mi sono reso conto che questo carisma è davvero quello di cui il mondo ha bisogno. C'è di nuovo la voglia di dare la mia vita a Dio, di seguirlo". Chiara gli consiglia di rispondere con generosità e prosegue: “Gesù ti farà capire i passi da fare, per realizzare nella tua vita il piano d'amore del Padre su di te".

Sei mesi dopo, durante un soggiorno a Loppiano, Rupert sente il desiderio urgente di dare la sua vita a Maria. Lo descrive in una preghiera: "Maria, a te desidero consacrarmi./Voglio essere tuo figlio,/voglio che tu sia mia madre,/voglio essere cresciuto da te,/come tu hai cresciuto Gesù./Voglio consacrarmi a te,/voglio essere tuo,/voglio diventare come te,/sempre di più./Voglio portare Gesù dentro di me,/e portarlo agli altri./Mi hai offerto questo,/e tutto quello che devo fare è dire "sì",/"sì, voglio essere tuo".

Nel '94, Rupert comunica a Chiara: “Il Venerdì Santo per la prima volta ho capito cosa significa amare Gesù abbandonato con tutto il cuore. Ho ricordato tutti i momenti e i periodi in cui ho sentito che Dio mi vuole TUTTO, il che per me significa vivere in comunità senza sposarsi. Voglio essere un focolarino, sono innamorato di Dio, voglio amarlo sempre più, voglio amare Gesù Abbandonato”. Termina gli studi di Biologia e a 27 anni inizia la scuola di formazione.
Vive nei focolari di Augsburg, Norimberga, Münster. Già ad Augsburg non era facile trovare lavoro come biologo e Rupert decide di formarsi come ergoterapeuta. È molto impegnato con le giovani generazioni e poi come responsabile di focolare a Norimberga e a Münster. A fine 2014, saputo della necessità di rinforzare il focolare, si offre per andare in Pakistan.

Tornato a Vienna per formalità di visto, in una visita medica di routine scopre di avere un cancro incurabile. Racconta: "Ho sentito come se avessi ricevuto la visita di un ospite, come se Gesù abbandonato venisse da me con un bel regalo, perché un ospite non viene mai a mani vuote. E mi è venuto subito in mente di chiedere a Gesù la grazia di vivere questo tempo in santità".

Lo ricordano esigente con sé e con gli altri, sincero e sobrio. Dotato di coerenza e determinazione, sapeva rendere bello l’ambiente con il suo amore per ogni dettaglio.

A fine 2019 le sue forze cominciano sensibilmente a diminuire e i medici concludono che non ci sono altre opzioni terapeutiche. Rupert mi informa subito della gravità e scrive: "Cosa significherà il prossimo periodo, lo scopriremo passo passo insieme con il nostro focolare. (…) Posso immaginare che spesso sarà tutt'altro che facile per me e per tutti coloro che mi accompagnano… Mi hanno assicurato che viviamo questa situazione insieme. Questo include anche le pope del focolare di zona”.  

Vive per l’Opera ed è grato al focolarino sacerdote di Ottmaring, che si è offerto di stargli vicino. Insieme visitano i suoi genitori e in qualche escursione Rupert si sente vicino al Cielo, non ha paura di morire. Circondato dai focolarini, assicura: "Gesù in mezzo è più forte del dolore o dell'incertezza. E’ bello vivere con Lui". L'ultima sera ripete ancora che non vede l'ora di trovare in paradiso tutti i fiori che esistevano nei secoli nelle Alpi. Poi sorride e si sdraia su un fianco per addormentarsi e risvegliarsi di là, come aveva desiderato. Viene spontaneo dirgli: benarrivato!  

Preghiamo, con gratitudine per il dono che è stato per tutti noi.
Emmaus
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