Sandro Longo - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Sandro Longo

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Sandro Longo


Il mio Dio sei tu,
nelle tue mani è la mia vita.


25 luglio 1989


(30.10.1973) Ricordo che dopo la Mariapoli del '72 cominciai a sentire dentro di me che forse la mia strada era il focolare…
Dio mi ha amato tanto in questi anni che è quasi "normale" che io dia la mia vita per Lui; non vedo cos'altro potrei fare. Sento che per me è come logico, anche se mi sembra impossibile che sia successo "proprio a me". D'altra parte so pure che è Dio che sceglie noi, e che se Lui non vuole, non sarà. Questo mi mette dentro una grande pace e libertà. Io cerco di vivere bene fino in fondo questa esperienza, che è poi vivere l'Ideale; poi sarà la volontà di Dio. Sento pure con grande lucidità tutta la mia incapacità a viverlo, l'Ideale, e questo nella mia vita è il G.A. più grande, come una spaccatura "dentro". Ma è proprio per questo che vado avanti, perché è questo che ho scelto.

(1.8.1974) Gesù Abbandonato è stato sempre con me, non mi ha lasciato mai solo. Aveva tanti volti, ma soprattutto quello del fallito, del traditore, dell'inutile, dell'illuso, del dubbioso, dello stanco e di tanti altri ancora. Un fatto importante che mi ha fatto patire molto è stato che mi sono "innamorato" di una ragazza che aveva lavorato con me anche in pre-Mariapoli, in sala la cercavo con lo sguardo per andarmi a sedere dove stava lei. Ma sentivo anche nel cuore che la mia vita l'ho data a Dio e che non potevo sottrarre per questo sentimento pur bello che sentivo, il mio amore a tutti quelli che erano in Mariapoli… (…)
Un'altra cosa che mi faceva patire molto era la grande responsabilità che sentivo davanti a Dio per quelli che erano nel mio gruppo, e tutto il profondo senso di incapacità che sentivo a dare l'Ideale. Ogni volta era veramente credere all'Amore di Dio che mi aveva messo lì a fare quella parte che mi spaventava.

Nell'estate del 74 era in vacanza al mare con alcuni gen e lì ebbe un grave incidente: mentre nuotava con un altro gen, furono colti da un'onda e tutti e due persero conoscenza. Sandro si salvò, aiutato con la respirazione artificiale, l'altro gen morì. Rimase molti giorni in sala di rianimazione.
Scrisse a Chiara in quell'occasione:

Sicuramente quando io ed Enzo eravamo in quella buca sotto l'acqua del mare, Maria era lì con noi. Il suo Amore ha voluto che vivessi ancora e questo mi dà un'enorme responsabilità: quella di non sprecare neanche un attimo. Voglio che il fuoco che Dio ha messo nella mia anima con l'Ideale bruci tutta la mia vita.

(11.8.1974 ai gen) Sto cercando di vivere anche qui in ospedale l'Ideale… Quasi tutti i malati sono gravissimi: uno che era a fianco a me è morto stamattina, ora a fianco c'è una ragazza che si è avvelenata e soffre molto. Io mi ritengo fortunato, perché qui ci sono sofferenze atroci che solo con G.A. si possono spiegare.

(26.6.1975) Si avvicina a grandi passi la partenza per Loppiano, sempre se Dio vorrà. Ho sperimentato di persona che si può morire da un momento all'altro, per cui so che non conviene far tanti progetti. Ma almeno nell'attimo presente le cose pare debbano andare così.
In questi ultimi tempi mi viene da ringraziare tanto Gesù per tutte le cose che mi ha dato, tutte "gratis". Non desidero niente. Sono felice. E mi viene anche di ringraziare Maria che mi vuole un bene immenso e che da quando sono venuto al mondo mi ha sempre condotto per mano, con una pazienza che solo una mamma come Lei può avere.

(12.2.1977) Loppiano è una scoperta sempre nuova e sconvolgente, come un pozzo senza fondo. Sento che sempre di più, pur con tutti i miei fallimenti e mancanze, vado incontro a Gesù che mai ho sentito di amare tanto.
Soprattutto penso che vado incontro a Lui Abbandonato, e anche se qualche volta ho un po' di paura, non mi fermo. La vita con Lui è una avventura sempre più bella, sempre più bella e ormai non posso più dirgli di no se mi chiede qualcosa.

Dopo Loppiano va in focolare a Roma e dopo per otto anni a Trieste.

(maggio 1978) Oggi andando all'Università per lavoro e passando per scale e corridoi, ho visto tante scritte. Una mi è sembrata bellissima, diceva: "Siamo realisti, chiediamo l'Impossibile". Anch'io voglio "l'impossibile" e mi sento profondamente realista, perché so che Gesù Abbandonato ha "ricucito" ogni separazione, ha riempito ogni vuoto, ha illuminato ogni tenebra.

(26.11.1986) E' un momento molto serio e critico per me. Da una parte la constatazione quotidiana e lampante (almeno a me così appare) del totale fallimento della mia vita di focolare; dall'altra il non riuscire ad amare vitalmente questo grande Gesù Abbandonato. Quest'estate dopo un mese di Mariapoli mi sono ritrovato con dentro più forte del solito questo senso di fallimento che ormai mi accompagna sempre.
Ho pensato a Maria. Allora sono andato da Lei in un santuario, e durante la Messa le parole della lettura mi si sono scolpite dentro: "La tua ferita è incurabile, la tua piaga è molto grave. Per la tua piaga non ci sono rimedi, non si forma nessuna cicatrice. Tutti i tuoi amanti ti hanno dimenticato, non ti cercano più…(Ger 30,12-14)". Mi è sembrata in quel momento una fotografia della mia anima, che è vera anche adesso.
Allora mi sono riaffidato a Maria; ho capito che in questa terra di tutto si può dubitare, ma non del Suo amore. Che per me c'è speranza solo in Lei che continuamente - anche attraverso Chiara - mi indica Gesù Abbandonato, mi invita ad amare Lui.

(9.12.1986) E' stata, mi pare, una grazia della Madonna a cui avevo chiesto aiuto, e che è caduta proprio nel giorno dell'Immacolata.
Ho finalmente aperto gli occhi e ho visto che l'unico vero ostacolo all'unità in focolare è la mia superbia e il mio amor proprio e che mi devo convertire. Ho ridetto il mio Sì a Gesù Abbandonato e ora va tutto bene.
Ho un po' di paura per il futuro, ma so che Maria mi aiuterà; confido in Lei.

(26.12.1986) Il mio desiderio più grande è vivere la consegna che ci ha lasciato Chiara: tenere Gesù in mezzo e amare Gesù Abbandonato. Sono certo che Maria, che mai come ora sento mamma, mi aiuterà ad essere quel popo che Dio vuole.

Nel luglio 1987 va a Firenze al Centro La Pira.

(2.8.1988) Le difficoltà non sono mancate, ma ciò ha molto giovato al rapporto con Dio e con i fratelli. L'amore a G.A. mi porta sempre più nell'esperienza dell'unità, ma allo stesso tempo mi richiede di essere sempre più solo, senza alcun appoggio. Mi pare solo ora, dopo 13 anni di focolare, di intravedere cosa vuol dire la verginità: forse vuol dire essere sempre più soli con G.A. e quindi nella gioia piena.

(14.6.1989) Ciò che sento con più forza è un'immensa gratitudine a Dio che mi ha amato e mi ha scelto per questa strada così stupenda; a Maria, che nonostante i miei ricorrenti capricci e le tante malefatte, mi ha preso per mano e continua a condurmi con lei, con un amore che non si stanca mai, con lei che vive in Chiara, e che vuole portarmi passo passo fino in Paradiso. (…)
Di fronte ad un amore così grande come quello che ci lega e che lega tutti i popi a Chiara, tutto è importante, ma anche tutto passa in secondo piano (così come nel mio caso restare a Firenze o partire, studiare teologia o non studiarla…). Conta veramente solo questo amore che ci fa capaci di dare la vita…

Il 25 luglio è colto da malore mentre era al mare.

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