Sergio Infantino - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Sergio Infantino

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Sergio Infantino



Venga il Tuo Regno.


8 marzo 2004


Conosce l'Ideale nel febbraio del 1955.


Capii che Gesù era tutto per me. Compresi chiaramente che il mondo non poteva darmi quello che il mio cuore desiderava…

Quello stesso anno (aveva 16 anni!) sente la vocazione al Focolare e scrive a don Foresi:

Il 16 settembre, durante una meditazione, contemplando Gesù Abbandonato ho compreso che Lui, nel Suo nulla in Croce, è il mio tutto e l'ho scelto come unico fine della mia vita.
Gesù mi ha scelto come operaio della sua Vigna… Da quel giorno è cambiato tutto per me! Nel mondo tutti sono poveri e ovunque chiedono elemosina per avere la luce… Gesù mi ha dato questa luce, anche abbondante, non perché io la tenga per me, ma perché la dia agli altri… Il mondo deve essere Uno… Io sento che Gesù mi ha chiamato e per questo ti scrivo…

Nel 1960 si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza e, pur restando a casa per gli studi, entra a far parte del focolare.
Nel 1966 è in focolare a Palermo.

Nell'anima c'è il desiderio di servire Dio e l'Opera che urge e spinge a non risparmiarmi in niente. Vi è un'esigenza di penetrare gli angoli più reconditi dell'unione con Dio.

Ho iniziato a vivere come Chiara ci ha detto e a scrivere le esperienze sulla carità vissuta, e vedo che è una cosa veramente sapiente. L'anima è richiamata all'essenziale, con un impegno più profondo…

(a Chiara) Cerco di essere fedele a quello che ci hai detto e di aiutare i focolarini ad essere lo stesso, e sento crescere l'amore per Dio in modo così forte che non posso fare a meno di commuovermi fino alle lacrime.

Nel 1973 è a Firenze e poi, dal 1972, al Centro Focolarini.


Cerco di stare nell'amore prima di tutto con ogni popo a Casa Vita, di dimenticarmi del mio compito (il rosso) per amarli, perché prima di tutto Dio mi chiede di vivere il focolare con loro. Ciò che sento importante è stare in Chiara, aderire subito a quello che ci comunica. In questo stare in lei, cerco di capire la situazione concreta dei popi, del loro lavoro, di ciò che è bene per loro.

Ho capito che non esiste parte femminile senza parte maschile, e viceversa; e che insieme, in questo essere uno, siamo Chiara. Da quando sono a Casa Vita vivo in modo nuovissimo il rapporto con le pope, ognuna mi dice un disegno di Dio e io le guardo in quel dirmi Dio in loro. Nasce con ciascuna un dialogo in cui non mi sento meno bravo o più bravo o schiacciato dall'altra, ma viene fuori l'essere popi in Chiara; in ciò posso dire il mio pensiero come dono, offrire il mio essere popo-uomo, come dono per amore alla popa.

Il processo di beatificazione di Foco… E' una gioia immensa, immensa… Sono così felice per Foco e per ogni focolarino sposato, per ogni focolarina sposata. E' importantissima questa cosa per tutto il focolare. Senza i popi sposati noi non siamo il focolare che Dio vuole… Santi insieme, l'uno nell'altro.

(29.2.1996 a Chiara) Guardando a questi anni, da quando sono a Casa Vita, sono grato a Dio di tutto e vedo amore e dolore, condivisione con tanti popi delle loro prove più intime, come pure delle gioie più profonde. Ma vedo anche come la grazia di Dio avrebbe potuto agire di più se io fossi stato più amore, se avessi amato di più G.A., se avessi creduto di più al Suo amore.
E adesso tu ti assumi questo vuoto e lo ricolmi, per cui non vedo più, per il tuo amore, il vuoto, ma il pieno. Il tuo amore, la tua misericordia ha trasformato in me questo dolore in nuovo ardore, in passione per fare bella, ancor più bella, questa porzione di Opera alla quale mi chiami a donare la mia vita.

(gennaio 2000) Affido a Maria questo anno passato, ricco di tante cose, di tante novità, sia dentro che fuori… Dentro perché mi sembra che siano maturate nella mia vita dei punti importanti sia nell'unione con Dio che nell'unità fra noi; fuori perché mi sembra che Dio ci apra nuovi sentieri, che richiedono tanta attenzione, tanta unità ed una buona dose d'umiltà…

(luglio 2000) Questi mesi passati mi sembrano un miracolo. Il giogo di Gesù è stato veramente soave, forse non leggero, ma anche per lui la croce non è stata leggera…
Spesso mi chiedo cosa Gesù vuole da noi, al di là delle cose da fare. Certamente l'unità con Chiara, l'unità tra di noi, l'unità con tutti i popi.

(novembre 2000) Mi sto impegnando a riposare. Oggi piove, ma questo avviene fuori. Io sto cercando di concentrarmi sul tempo che scorre dentro, su quello che Gesù mi vuole dire in questi giorni. (…) La solitudine aiuta a guardare a Lui…

(gennaio 2001) Sono tante le sfide che ci attendono, ma l'Amore di Dio certamente non ci farà mancare la luce, perché si tratta del suo Regno…
Da parte mia affronto con molta fiducia la sfida. E' una sfida di crescita nell'amore di Dio e nell'unità, ma è una sfida per il bene dei popi e per la crescita dell'Opera…

(1.10.2001 a Chiara) L'anima canta di gioia!
Per la vita che mi resta voglio impegnarmi con tutte le forze, perché l'Opera sia questa stupenda melodia che sgorga da Gesù Abbandonato e compone il volto di Maria sulla terra.

Nel gennaio del 2002 l'annuncio della sua malattia.


(gennaio 2002)
Poi la festa… F. mi ha dato la conferma che si tratta di un carcinoma molto aggressivo… Ti sembrerà strano, ma per me è molto semplice. Ho una grande pace e sono contento. Non ne sono degno, ma sono certo che l'Amore di Dio renderà "bianco lo scarlatto" della mia vita, come dice la scrittura.
Non so come andrà avanti la mia malattia, ma finchè avrò le forze vorrei poter servire l'Opera e i focolarini anche concretamente, poi lo farò con la preghiera, e poi…

(20.1.2002 a Chiara) E' un periodo molto bello e sono tante le cose che vi contribuiscono. Mi sembra che l'unità con Gesù sia cresciuta e mi trovo spesso a parlare con Lui con tanta spontaneità e semplicità. Ultimamente la salute non è andata troppo bene ed anche questo ha alimentato l'unità con Gesù.
Domenica scorsa ho preso ancora una volta il tuo scritto sulla Trinità per fare meditazione. Da qualche tempo riflettevo su come sarebbe avvenuto il mio passaggio nel Suo seno, provando sempre una grande gioia nell'anima. Appena iniziato a leggere il tuo pensiero ho sentito che la Trinità si faceva presente in me, come se mi chiamasse. Si è fermato ogni pensiero e l'anima è stata attirata da questo richiamo. Ho avvertito una grandissima felicità, forse mai provata in vita mia, ed il ripetersi di questo richiamo dentro, che mi ha provocato una commozione intensa. Qualche volta in passato avevo avvertito un'unità profonda con le tre divine persone distintamente, mai con i tre insieme. Non ho potuto meditare, ma sono passati 45 minuti in cui ogni cosa è scomparsa, non c'era né passato né futuro. E' stata una "festa".
E il giorno dopo è stata un'altra giornata di "festa". Sono arrivati i risultati delle analisi: un tumore maligno piuttosto aggressivo. Per me è stato ed è tutto molto semplice, ho una grande pace e sono contento. E' un dono del cielo di cui so di non essere degno, ma sono certo che l'Amore di Dio riempie ogni vuoto della mia vita.

(febbraio 2002)
Vivo tutto questo come quando fuori c'è tempesta, ma tu sei al sicuro nelle braccia del Padre, sei felice e non ti accorgi nemmeno della tempesta, perché Lui ti avvolge e ti da sicurezza… Era così con il mio padre terreno, ancora di più con il mio Padre celeste…
A volte mi chiedo come può accadere tutto questo. Possibile che non abbia paura? Finora non c'è stato un attimo di paura, almeno a livello cosciente. Penso che verrà più tardi… Non c'è un calo di interesse per la vita, anzi mi sembra poter vivere in modo più vero, più sostanziale, più autentico… e di fare le cose con più distacco e, nello stesso tempo, con più intensa partecipazione… Il pensiero della malattia e della morte è come un incentivo…

(2.4.2002 a Chiara) Sappi che ogni mio attimo di vita vuole essere un canto d'amore e di gratitudine a Dio per il grande dono dell'Ideale, per averti conosciuta e seguita -ormai sono 48 anni- sempre con l'anima ricolma di gioia e di luce. La mia anima è innamorata di Gesù come lo era all'età di 20 anni, anzi ancora di più…

(luglio 2002) La salute va meglio…  Il mio aspetto è florido ed attira i complimenti di chi mi vede in "buona salute", di questo sono contento perché mi sembra evangelico: "non mostratevi afflitti, ma profumatevi il capo…". Un altro regalo di Gesù.

(agosto 2002 a Chiara) Nei giorni scorsi sono andato per un controllo previsto. Il medico è stato molto contento dei risultati… Sono stato contento, ma ho provato uno smarrimento, come se il cielo si fosse allontanato ed il richiamo alla Trinità affievolito. Poi ho capito che non conta niente restare o partire, ma fare la sua volontà. Ed allora sono stato felice…

A marzo del 2003 è in Svizzera con Chiara per lavorare alla revisione degli Statuti Generali.

(giugno 2003 a Chiara) Nel maggio scorso mi dicesti di non ammalarmi… Effettivamente io non mi sento malato. La mia anima è sempre in festa e libera da pensieri umani… protesa all'unione con Dio e all'unità… Resta solo il fisico che ha dei limiti… Così sono arrivato alla conclusione di essere sano e così voglio restare, con l'aiuto di Dio e tuo, fino alla fine… per cantare il trionfo della vita… Mi rimane sempre la nostalgia del Cielo, ma sono felice di offrire questo per te, per l'Opera e per la Chiesa.

All'inizio del 2004 la sua situazione fisica precipita.

(10.2.2004) Non posso più lavorare tanto per i popi, ma posso amare ciascuno qui in focolare… Sentivo un fortissimo richiamo a lasciare la terra per il Paradiso che sentivo ormai come la mia casa, ma ho capito che io ho un solo paradiso, GA, e per Lui e in Lui non importa stare sulla terra o in cielo, importa fare ciò che Dio vuole. Un popo abita in Chiara, solo in questo suo essere in lei può vivere e anche morire. Io penso che sia che stiamo qui, sia che siamo là, siamo in Chiara e lo possiamo se lo Sposo unico è amore in noi per ciascuno, ciascuna. L'unità che io sperimento con tutta l'Opera e con tutto il Paradiso in Chiara è in GA che lo sento; è Lui il Risorto che costruisce l'Opera e abita in mezzo a noi… Dio è semplice, e Lo si comprende amando semplicemente nell'attimo presente.
La salute peggiora… ma io mi sento in piena salute; è Dio che anche fisicamente mi sta prendendo tutto. In tutti questi mesi non ho mai avuto paura della morte e anche adesso ho una tale pace… non lo dico perché è mia bravura, no, è Dio che mi sta prendendo tutto.

Si sta preparando per tornare in Svizzera quando, il 23 febbraio, è costretto al ricovero in Ospedale:
Il Risorto, di cui mi sento avvolto, si è fatto e si fa presente con tanti doni, come a voler dire che il fidanzamento volge alla fine e che la festa di nozze è prossima…

(4.3.2004) Mi sembra che bisogna, nelle zone, fare un passo… Chiara si aspetta che ci sia nelle zone il senso che l'Opera è nelle loro mani, ma tutta l'Opera! E' questo ciò che Chiara vuole dai popi, perché ne ha constatato la maturità, ne ha constatato l'impegno vitale.
Questo è il frutto di una vita che deve coinvolgere le nuove generazioni. Questo è quello che ha fruttato fino adesso l'impegno di vivere l'Ideale.
Ma per il futuro chi è che garantisce questa continuità? Chi è che garantisce questo passaggio di maturità? Io vedo che c'è stato questo travaso dalla prima alla seconda generazione: questo passaggio di maturità…
Io penso che sia un passo di maturità e responsabilità che tutti i capizona devono avere presente. Perché solo in questa maniera c'è una crescita che arriva fino ai popi, che li coinvolge, fino alle nuove generazioni. Che può affascinarle perché vedono realizzato un Ideale che è l'Ut Omnes. Non sono i raduni, non sono le Mariapoli, non sono i vari incontri, ma veramente è il mondo che cambia, con dei contributi straordinari.
E sono tanti i popi maturi e in condizione di dare questi contributi e li stanno dando. E se l'Opera cresce è perché ci sono queste energie.
Ma da dove spuntano, da dove vengono fuori queste energie, questi contributi? Certamente questo  -secondo me- è il frutto dell'Unità, è il frutto dell'Ideale vissuto, con tutti i limiti, con tutti gli sbagli che ci possono essere.
Bisogna avere davanti questa grande visione. Perché una visione piccola, di attività locali, non può soddisfare la persona che ha dato la vita per Dio. Può soddisfare fino ad un certo punto.
I popi a volte nelle zone non trovano questo respiro, vedono che stanno dando qualche cosa di grande che viene colto fuori dall'Opera, ma magari non da noi. Magari consideriamo questi popi come dei ragazzini, senza riuscire a valorizzarli per quello che portano e senza riuscire a penetrare nel loro ideale incarnato.
Ci sono questi valori! Ci sono questi popi! Dobbiamo avere la grandezza d'animo per capirli, accoglierli, di svilupparli, aiutarli e di amarli anche, di farli vedere e farli conoscere. Se questi non vengono conosciuti, le nuove generazioni a che cosa devono guardare? A chi devono guardare? Che cosa li deve ispirare? Un grande Ideale, ma l'incarnazione?  Qual'è? L'incarnazione sono le persone: sei tu, sono io, sono quel tale o quell'altro: siamo noi!
Ci si può chiedere: come faccio a portare avanti l'Opera nella zona? Anche questa -secondo me- è una visione molto limitata e molto limitante, perché l'Opera non la portano avanti solo i focolarini. Se hai occhi per vedere i popi sposati, i volontari, tutta questa gente bravissima che ci sta attorno, che non aspetta altro! Ma non di essere inquadrata, ma di essere valorizzata nella sua maturità spirituale, nelle sue capacità umane, nella sua generosità… Sono migliaia e migliaia le persone così, e parcheggiate!
E questa generosità è in grado di suscitare delle grandi risposte. Il grande coraggio dovrebbe essere questo: uscire dalle necessità ed esigenze immediate; più che uscire dall'immediato, entrarvi in un'altra maniera, con un grande amore di Dio, con una scelta di santità collettiva. E la nostra chance è la "santità collettiva".

Quando gli comunicano che la malattia è ormai terminale:

Il parere dei medici mi pare giusto. Questo mi dà chiarezza. Io vorrei che ci fosse molta chiarezza, perché per me questo è stato sempre importante. Ora bisogna vivere l'attimo presente… Non mi sarei mai immaginato che in questo momento della mia vita potessi sperimentare così tanta fraternità.

Stancandosi a parlare, ha dei momenti di assoluto silenzio e poi:

Accettate questi silenzi come momenti d'amore.
  
Il 5 marzo Chiara rimane mezz'ora da sola con Sergio, ne esce raggiante: "Che popo! Che popo! Un santo… Uno che guarda avanti. E' proiettato avanti: è tutto in Dio!!"

L'8 marzo Chiara comunica che Sergio "è volato in Paradiso… Una nuova stella si è aggiunta alla costellazione che popola il Cielo, fulgida e brillante come poche… L'ho ringraziato perché ha vissuto in modo esemplare, assicurandogli che Gesù lo abbraccerà in Paradiso… VENGA IL TUO REGNO era la sua Parola di vita che ha sempre vissuto. Oggi è stato accolto in esso".

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