Silvano Gianti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Silvano Gianti


"Guarda in alto e conta le stelle" (Gen 15,5)



14 aprile 2020
Rocca di Papa, 24 aprile 2020
Carissimi e carissime,

Silvano Gianti, focolarino italiano a Genova, è partito per il Cielo nella notte tra il 13 e il 14 aprile, per un inatteso malore. Lascia un gran vuoto nel suo focolare, nelle comunità dell’Opera e in tanti che lo hanno stimato per la sua generosità e l’instancabile impegno in attività a favore di chi è nel bisogno.

Non è facile tratteggiare la sua ricca personalità. Ecco qualche flash, attingendo alla sua storia.

Silvano nasce a Cuneo nel 1957, “in una famiglia povera”, scrive lui stesso, ma potendo disporre da figlio unico di “tutte le cure e gli affetti possibili”. Da bambino ha un forte rapporto con Dio, che poi si smorza a causa di altri interessi. Come suo padre, è affascinato dal mondo agricolo e vuole lavorare con lui, ma all’età di 17 anni lo perde in un incidente stradale. E’ un grande dolore.  

Prosegue a portare avanti da solo l’azienda agricola di famiglia, è catechista e animatore di ragazzi, si impegna pure in politica nelle file giovanili. Finché trova lavoro a Cuneo come funzionario sindacale alla Coldiretti e nel ’79 inizia a scrivere in un settimanale su tematiche sociali. In questo periodo con il gruppo parrocchiale, cui è ancora legato, va a Loppiano e poco dopo partecipa al Genfest a Roma, un po’ per curiosità e un po’ per interesse di giornalista. Di ritorno scrive: “Lì ho sentito parlare per la prima volta di Dio amore. … Mi sembra di avere nell’anima un entusiasmo mai provato prima. Penso che ora tutto possa essere visto da un’altra angolatura, voglio vivere così”.

Si lancia nella vita gen facendo esperienze bellissime. Scrive a Chiara nel 1981: “Anche se è per niente facile, ora credo che non posso più tornare indietro. E' troppo bello stare con Gesù e sentirlo e viverlo nell'unità gen. Cercarlo in Chiesa, volerlo durante il lavoro, sempre. … Sento anche che Gesù mi chiede tutto, e io sono pronto … per donarmi tutto a Lui. Come Lui vuole e quando Lui vuole”.  

Preparandosi per Loppiano, tre anni dopo le confida: “Vorrei chiederti di pregare per me perché lascerò la mamma da sola, è vedova e io sono figlio unico, perché Gesù l'aiuti tanto. … Ho deciso, la mia vita la voglio dare tutta a Gesù nell'unità. Nella vita di focolare. Voglio essere sempre fedele e sceglierlo nell'abbandono, nelle disunità, nei tanti dolori che Lui vorrà. La strada tu ce l'hai indicata, è la stessa di Gesù: vivere l'altro, farsi uno, amare per primi”. Dall’86, dopo la Scuola di formazione, rimane in focolare ai Castelli Romani per dodici anni. In seguito si trasferisce a Cuneo come responsabile di focolare e può seguire anche la mamma che poi partirà per il Cielo. Nel 2005 viene chiamato a guidare la comunità di Genova, poi quella di Milano e di nuovo quella di Genova.

Sono anni di tanta donazione e di unione con Dio. Qualche stralcio di lettere a Chiara:
Da una scuola per assistenti gen: “Sì, per me è stato capire sempre più che solo Gesù in mezzo in focolare è l'unico nostro maestro di vita, e noi non possiamo dare altro ai gen che Gesù”. Chiara gli conferma: "Gesù in mezzo è ciò che più importa. Perché così è Lui che fa l'Opera" (1987).  
Mesi dopo: “Come non mai … avverto la presenza di Maria nella mia vita. … Ora però è come se fossi condotto per mano da Maria, durante tutta la giornata. …, per farmi più figlio Suo, per portarmi a Lei e tramite Lei al Suo Gesù! Mi sento felicissimo!” (1987).
Nel 2006, facendo un bilancio della sua vita di focolare: “Nello scorrere di questi 20 anni, gioie e amarezze si sono mischiate costantemente per mostrarmi che il Dio a cui appartengo è un Dio di tenerezza e verità… Eppure mi è stato accanto testardamente più di quanto sono stato io a Lui. Ho cercato di credere a Gesù in mezzo e sempre quando l'ho fatto abbiamo vinto, così come quando l'ho riconosciuto Abbandonato. Era ed è sempre Lui. Gesù Abbandonato: il modo estremo di amarmi. Gesù in mezzo: la sua tenerezza viva per ciascun uomo”.
“Guarda in Cielo e conta le stelle, (Gen 15,5), è la Parola di vita che mi hai dato, e nella lettera mi scrivevi: ‘Se sarai fedele a Gesù Abbandonato, gli porterai tanti cuori, tanti quanto sono le stelle in cielo’. Quanta poca coerenza! Ora con profonda gioia e più consapevolezza continuo con Lui a seguirlo. (...) Posso solo pregare e vivere perché questi anni che mi restano, possano essere un grazie perenne a Dio …  perché vivendo l'Ideale posso farlo conoscere a più”.
Era appena un gen, quando nell’81 confidava a Chiara una sua riflessione e un proposito:  
"… Pensavo a quando sarebbe stata la ‘festa della mia morte’. Mi sono subito accorto che non ero pronto a morire, se Gesù l'avesse voluto subito. Così ho incominciato a ‘morire’ un po’ giorno per giorno. … vivere bene così il Santo Viaggio. … Chiara: ultimamente sento dentro questa grandissima spinta a dare tutta la mia vita per l'Opera. … Apro la mia anima solo ora a te …. Gesù può darsi che abbia bisogno della mia vita prestissimo, e io devo essere pronto a darla come Lui la vuole, sempre, subito, con gioia. Se questa fosse la Sua volontà per me, io devo essere pronto ad accettarla fino in fondo, ma saprei di non esser solo, e tutta quella parte di difficoltà, di ‘non chiaro’ verrebbe superato già da Lui in mezzo a noi”.

Nell’ultimo incontro di focolare aveva espresso: “Ricordiamoci che Gesù Abbandonato è un passaggio obbligato, ma non dobbiamo fermarci lì: Gesù è Risorto”.  

Pensiamo ora Silvano immerso nella Sua luce e, accogliendo il suo esempio di vita radicale, preghiamo uniti per lui.
Emmaus
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