Toni Preschern - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Toni Preschern

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Toni Preschern


Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica è come l'uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.

9 luglio 2004


... Cominciai a fare mie le innumerevoli necessità che la guerra procurava. Imparai così a conoscere i poveri, coloro che per vecchiaia erano rimasti soli, coloro che sotto i bombardamenti non potevano correre nei rifugi e il loro unico conforto era quello di mettersi nelle mani di Dio. Erano ammalati, bisognosi di pulizia, di cure, di tutto, soprattutto bisognosi di essere ascoltati. E' stata una scuola preziosa. Mi guadagnai inoltre il contatto con Dio. L'amore per i poveri mi aveva avvicinato a Lui, senza sapere ancora dai libri che chi ama il fratello ama Dio.

Nel dopoguerra non si misurava il lavoro. C'era tempo per tutto! Quello dedicato allo scoutismo era molto impegnativo, si doveva convivere con i giovani … Ho ricevuto molto, ho fatto delle esperienze educative preziose che mi sono servite anche per l'insegnamento scolastico (professore di educazione fisica).

E' stato proprio in questo momento felice (1949) che mi sono incontrato col focolare. Da qualche anno nel periodo invernale mi appariva sul labbro superiore un noioso eczema e decisi di recarmi a Trento da uno specialista. Alla stazione incontrai un amico che parlava con una signorina di nome Valeria. Prima di congedarci la signorina mi invitò ad un incontro per la domenica successiva presso la famiglia di un altro amico mio. Arrivata la domenica andai. Fui accolto con grande affabilità. Uno dei giovani presenti, Aldo Stedile, mi accolse con una frase che non compresi: "Ah, finalmente sei arrivato!" La signorina, che tutti chiamavano Vale, raccontò con grande semplicità alcune esperienze che lei e le sue compagne avevano fatto a Trento, tutte centrate sul Vangelo. E' la prima volta che sento qualcuno che è coerente con quello che dice! Tutti erano animati da un calore non certo solo umano, che richiamava la presenza di Dio. Chi venne da me subito dopo è stato Aldo, che mi spiegò la frase con la quale mi salutò all'inizio: "Ti ho visto altre volte nella chiesetta di S.Carlo e ho chiesto a Gesù che noi ci potessimo incontrare qui, ed ora ci siamo!" La stessa cosa, mi disse poi Pina, aveva fatto lei quando mi vedeva in estate nella chiesa dei frati cappuccini. Ero proprio predestinato!

Il focolare era proprio a due passi dalla scuola dove insegnavo e lo potevo raggiungere in ogni momento libero. Non mi voltai più indietro a rivedere il passato e pensare a problemi o altro. Avevo trovato la gioia di vivere! La fiamma dell'amore di Dio era sempre viva, e si imparava ad alimentarla con le regole del Vangelo, unico libro che c'era in focolare.
In focolare i discorsi umani e inutili non trovavano posto. Circolavano le esperienze della Parola di Vita, che erano di edificazione a tutti e nella loro varietà vere lezioni di Vangelo applicato alla vita. Non esisteva niente di scritto se non il dono di Chiara della sua esperienza alla Parola scelta settimanalmente. Nessuno perciò prendeva appunti come dovesse imparare a memoria, ma l'importante era vivere e apprendere con la esperienza viva. La prima cosa che ci si chiedeva incontrandosi per strada: "Come va la Parola di Vita?".

Questo periodo iniziale bello, luminoso e promettente è durato dal febbraio del '49 a giugno. Poi iniziarono le vacanze, che per me significavano impegno con i giovani scout. Sono stati tre mesi di vita in solitudine. Intanto, senza accorgermi, si è raffreddato l'entusiasmo, non più l'amore alimentato dalla comunione. Alla fine delle vacanze mi ritrovai indifferente, senza la spinta di tornare in focolare. Più i giorni passavano più mi sentivo fuori posto, fuori binario, esistevano solo disordine, timori, incoerenze e fallimenti. Addio armonia, gioia, serenità, cose del passato… Così misi piede in focolare e sparì tutto e per incanto mi sentii come prima.

Ero appassionato della ginnastica e dei problemi educativi, ma nelle prime esperienze avevo accumulato molte delusioni se non proprio raggiunto il limite del fallimento. Dove avevo sbagliato? E' stato nel rapporto con gli alunni. Conoscevo i princìpi della pedagogia: libertà e autorità, autoeducazione ecc., ma il mio amore verso di loro era debolezza e ciò aiutava la pigrizia, il disordine e la divisione. Questa situazione mi teneva in continuo stato di nervosismo e di tensione.
Quando ho comunicato questi miei problemi a Vale, lei mi disse semplicemente: "Non si sono rivolti a Gesù con fede quelli che desideravano essere guariti da Lui?". Prima di incominciare ad amare dovevo guarire, dovevo andare da Gesù e dirgli con umiltà: "Dammi il Tuo amore!".
Con questi nuovi occhi vidi che la logica dell'amore di Gesù mi indicava il disobbediente, il pigro, il debole, il distratto e il trascurato; non dovevano essere guardati più come coloro che rovinano la lezione, ma i preferiti i più amati e i più seguiti.

Dopo un breve periodo di entusiasmo frutto della grazia ricevuta, mi si presentò chiara la domanda: Ma tu hai scelto Dio come ideale della tua vita, con coscienza e convinzione? Che cosa è il focolare se non questo? La domanda si era presentata con una certa evidenza, perché non mi sentivo proprio dentro, fuso con gli altri, ma ancora all'esterno. Li vedevo come in un cerchio chiuso, con una fisionomia unica, ed io fuori che stavo a guardare. Vale mi illuminò con una frase del Vangelo: "Non si mette vino nuovo negli otri vecchi, non si rattoppa un vestito vecchio con una stoffa nuova…". Forse ero tentato di tenermi tutte le ricchezze spirituali conquistate in 30 anni di vita, anche sudate e meritate? Ma se Dio ti vuole donare un vestito nuovo di zecca, non ti conviene forse cambiare il vecchio?
Era proprio così! Dovevo fare questo passo necessario per possedere chi era il punto di partenza, Dio. L'ho fatto e mi sono trovato subito anch'io nel cerchio, ricco di quelle ricchezze che prima contemplavo ma non erano anche mie.
Ne seguì un periodo meraviglioso di intimità con Lui, come due innamorati che convivono, dopo un lungo tempo di attesa.

Ero abituato da tempo a fare il programma della giornata e di seguirlo fedelmente. Ora lo facevo pure, ma usando la carità momento per momento mi riusciva in ordine diverso ma ugualmente completo. Dio entrava a piacere col Suo programma…

La città era piccola e ormai tutti sapevano dell'esistenza del focolare, anche nei paesi vicini… Come era successo a Trento, la parola 'amore' aveva destato sospetti nel campo morale e la parola Vangelo richiamava il protestantesimo…
Queste opposizioni non ci preoccupavano, anzi ci stimolavano a vivere di più e quindi di non cadere nella tentazione di controbattere o convincere gli altri con le sole parole. Non era ancora passato un anno dall'apertura del focolare, che già c'era un gruppetto che poteva dare la sua testimonianza. Gli sposati, stimatissimi in campo cattolico, erano i nostri parafulmini che attiravano su di sé tutte le critiche dell'ambiente e ci informavano per stimolarci alla prudenza.

Per amare si doveva aiutare anche con i soldi. Da quel momento non ho più messo soldi in banca e ho dato dove era necessario. Venne anche l'occasione di dare anche i risparmi della banca, che secondo mia madre servivano per la mia futura famiglia. Quando mia madre, che ogni tanto dava una occhiata nel libretto dei risparmi, ha visto che c'erano solo poche lire, si è limitata a commentare con un sorriso: "Si vede che non ti sposerai!".

Ho visto Chiara per la prima volta a Trento nella sala Massaia nell'autunno del '49. Ciò che mi colpì in lei è stata la semplicità. Non appariva, non eccelleva in qualche cosa di particolare. Si esprimeva con libertà, non legata a formule. Più che dire dava qualche cosa di sé, che era luce e calore. Non muoveva all'entusiasmo ma al silenzio, al nascondimento.

A Natale incontrai Chiara personalmente. Appena mi sono trovato davanti a lei sentii forte la presenza di Dio. Lei mi amava e io mi sentivo comodo, senza problemi, come se tutto fosse cancellato, nei pensieri e nella volontà. "Sei preoccupato di qualche cosa?" mi chiese. Le risposi che non conoscevo ancora la mia strada. "Questo problema non ti deve turbare -aggiunse- me lo prenderò su io. Tu vivi l'Ideale, cerca il Regno di Dio, e tutto si farà chiaro". Sentivo che avevo una capacità di amare più grande e la dovevo sfruttare momento per momento…
    
Si vede che Dio, vedendomi arricchito di un talento in più, pensò bene di mettermi alla prova. Mi ha voluto far fare un atto di fede, cioè credere a quello che prima vedevo chiaramente con gli occhi dell'anima. Non sentivo più il focolare come casa mia e dovevo frequentarlo ugualmente. L'amore degli altri lo ritenevo fastidioso e inutile, e dovevo accettarlo con apertura. Avevo perso il senso di sicurezza e di pace e dovevo avere sempre fiducia e coraggio. Mi mancava la luce che mi aiutava a risolvere i problemi, e dovevo andare al di là e fare tutta la mia parte. Con questo stato d'animo era bene che frequentassi ancora il focolare -che tra l'altro mi sembrava una gabbia- o ero di impedimento agli altri? Lì mi sembrava di rovinare tutto e di essere inutile. Per il mio carattere sarei fuggito ma una voce dentro di me diceva forte: "Non mollare!".

Ed il focolare come ha reagito alla mia situazione? Ero convinto che avrebbero fatto bene se mi avessero cacciato. Invece fu il contrario: come in una famiglia naturale dove si vogliono bene, chi è ammalato non è di peso ma viene curato con più amore degli altri, così si è dimostrato con me il focolare. Sempre amore, accoglienza semplice, comprensione, rispetto. Io dovevo stare al gioco e non ribellarmi cercando altre vie per provare un po' di gioia e sollievo. Questa situazione durò alcuni mesi… Finalmente sono uscito dal tunnel a rivedere il sole, ma tutto era più bello, più pulito, più leggero…

Verso i primi di marzo 1951 incontrai Chiara a Trento. "Come va? -mi chiede- Abbiamo ancora qualche cosa da regolare?". "Per me -risposi- è tutto a posto". "Allora -aggiunse- se sei d'accordo puoi entrare subito in focolare". "Certo Chiara", risposi.

Lasciai la casa nel momento più difficile. Mio padre non poteva ormai lavorare più per la salute, mia madre aveva un piccolo negozio di pane, mio fratello non poteva concludere gli studi a causa di una malattia… Dio ti invita a lasciare ogni cosa nel momento più duro perché tu riponga tutta la fede in Lui: alla mia famiglia non è mancato mai niente e questa ne fu la prova!

Con una valigia grande in mano, uno zaino sulle spalle e il violoncello sotto il braccio camminavo spedito lungo la riva dell'Adige, quando vedo correre sopra il ponte due giovani e venirmi incontro. In breve fui liberato dei miei pesi e accompagnato trionfalmente… In quel pomeriggio passarono di lì tre ragazzi del vicinato nostri amici e regalai loro tutte le medaglie che negli anni passati avevo vinto in gare podistiche. Addio glorie passate!

Ero appena entrato in focolare che partecipai ad un incontro presente Chiara e Don Foresi… Il tema non era spirituale ma pratico. Si trattava di trovare il modo di sistemare la Baita Paradiso… col tetto malsicuro per la pioggia, per renderla abitabile bisognava pensare alla ricostruzione. Occorrevano i soldi. Io avevo un violoncello, ma a chi avrebbe potuto servire? Io pensavo che potesse restare sempre in focolare anche a mia disposizione, avrei potuto ancora suonare per fare ricreazione o adoperarlo in altre necessità… invece niente di tutto questo. Con la volontà ho detto subito di sì, ma dentro è stata una vera rinuncia. I passi successivi non sono stati meno dolorosi. Un'altra difficoltà si presentava per la vendita… Decisi la via più breve… di presentarmi dal mio maestro con la ferma decisione di offrire il mio violoncello in vendita nella scuola dove per tanti anni avevo studiato. Il maestro rimase commosso, mi rispose semplicemente: "Si vede che hai trovato qualche cosa di più di un violoncello!".

Verso la fine di settembre del 1951 lasciai il focolare di Trento per Torino. Occupavamo il quinto piano di uno stabile, una mansarda… Lassù sembrava di essere in paradiso, raccolti fuori del mondo, ma la realtà era diversa. Ricordo questo periodo come il più duro di quanti ho passato, avendo come compagni fedeli il freddo e la solitudine. La mansarda non aveva il riscaldamento… Al mattino dicevo a Vittorio: "Rimani a letto che apro la porta". Infatti il calore delle scale si concentrava provvidenzialmente da noi sopra e in un attimo cambiava la temperatura dell'ambiente. Allo stesso modo facevo durante il giorno se non portavo addirittura il tavolino fuori sul pianerottolo delle scale.
Il mio mezzo di trasporto era la bicicletta per risparmiare tempo e soldi per il tram. La lezione la tenevo talvolta nel cortile oppure in palestra. Neppure qui si riscaldava. Veniva forse meno lo slancio e la gioia di vivere? No! Sembrava che le difficoltà non esistessero e l'amore nel cuore sempre pronto al sacrificio era sufficiente per andare avanti.

Si vede che avevamo superato bene la prova perché già nell'autunno seguente avevamo cambiato casa.
Con Guido avevamo dato vita ad un duetto canoro, che si esibiva ogni volta che era richiesto. Coloro che ci sentivano, per esempio al telefono, erano così colpiti che venivano in focolare a qualunque ora…
Guido mi ha giovato in un punto delicato della mia personalità, cioè nel mio orgoglio: quando Vittorio doveva recarsi a Roma ci alternavamo a essere i responsabili del focolare, quando toccava a Guido io ne soffrivo molto. Occasione preziosa per dare una limata all'uomo vecchio!

Nella primavera 1953 venne Foco e ci portò la notizia di un debito che la comunione dei beni di tutti i focolari aveva lasciato, a causa delle spese straordinarie per curare un focolarino ammalato. Dopo il pranzo presi il tram di corsa per andare al lavoro. Durante il percorso mi tornava spesso alla mente la cifra del debito di 295.000 lire, somma considerevole se si pensa che la quota vitto giornaliera per noi era di 250 lire.
Sullo stesso tram salì la segretaria della scuola. Mi venne incontro sorridente e mi disse: "Lei deve pagare questa volta da bere a tutti!". Rimasi sorpreso e pensai di aver combinato qualche stupidaggine. E lei: "No, no, niente di grave! E' arrivato l'assegno di tutti gli arretrati che attendeva da anni". Arrivati a scuola mi dà subito l'assegno di 296.000 lire.

Poi in focolare a Firenze…
Firenze è presto raggiungibile da Rovereto e così ero contento di offrire ai miei genitori l'occasione di conoscerci. Mia madre venne come al solito col pranzo già pronto e si occupò della cucina mentre mio padre scambiava due parole con noi. Eravamo già a pranzo che il focolare incominciò ad animarsi di persone… e così uno alla volta il tavolo si riempì…
Mio padre, un po' scherzando, disse: "Adesso capisco che cosa è il focolare. Ci si mette a tavola in quattro e alla fine si è in dieci". Questa formula la distribuì ai parenti di tendenze comuniste, e disse molto di più di tanti discorsi.

Nel 1957 il focolare di Siracusa aveva bisogno di rinforzi… Devo dire sinceramente che, con tutto il mio entusiasmo focolarino, ho intrapreso questo viaggio con un certo timore… 20 ore consecutive di treno. Sembra di non arrivare mai. A Catania si prosegue con un treno a vapore, che con la sua lentezza non fa che aumentare questo senso di lontananza. L'arrivo a Siracusa, a pochi metri dal mare, ti regala l'ultima impressione: ecco, sei arrivato in capo al mondo!
Ma mi rendevo conto giorno per giorno che mi era chiesto molto di più. Mi chiedeva una conversione totale di mentalità, di atteggiamenti, di espressioni, che non mi era mai stata chiesta finora. Era un mondo diverso da quello nel quale ero cresciuto, e andava affrontato così com'era, senza rifiutarlo. Ma molto di più mi era chiesto dal focolare e in particolare dalla mansione di responsabilità del Movimento.
Era la prima volta in verità che mi trovavo solo di fronte ad un compito. In passato avevo sempre avuto qualcuno davanti a me e senza accorgermi trovavo un valido aiuto. Ma ora non c'era più nessuno e mi sentivo tutto solo a portare il peso.
Il peso, la croce da portare, era importante ed essenziale. C'era la linea che aveva dato Chiara, ma la vita, lo spirito lo dovevo mettere io. Insomma amare era chiesto a me per primo…
In più dovevo fare i conti con i miei limiti. Dovevo parlare? Mi era facile fra noi, quando avevo di fronte a chi mi amava veramente, ma in pubblico con persone nuove mi era estremamente difficile… Dovevo scrivere? Anche questo era duro per me. Ricordo che a Trento impiegavo due ore per fare una paginetta… Ora, per scrivere una relazione, impiegavo una giornata intera.
Potevo forse dire che non ero capace o che dessero il compito ad un altro? No… non era nella logica delle cose, perché la scelta di Dio, che avevo fatto in piena coscienza, seguiva alla scelta della croce.
Chiara adoperava spesso questo paragone: "Prima Dio fa scendere il suo braccio lungo lungo, ma poi piano piano lo ritira, perché il nostro a sua volta si allunghi di più". Quindi era tutto predisposto da Dio per il mio bene, anche se avevo l'impressione di essere in una gabbia di ferro che mi imprigionava.

Nel 1958 fu una vera sorpresa la notizia di dover chiedere un anno di permesso alla scuola per recarmi in Belgio per fare da autista al P. Werenfried. Avevo appena rotto il ghiaccio in un ambiente difficile e mi si proponeva un nuovo cambio! Il primo viaggio col Padre fu in Olanda per 600 Km. Su strade normali. Per me non è stato solo un viaggio ma una vera prova di forza. Avevo preso la patente da poco su una macchinetta Fiat, mentre con quel macchinone Mercedes ero molto incerto, non avevo il senso delle distanze e in più avevo dei capogiri. Ho dovuto tenere le cose per me per non dare preoccupazioni al Padre che aveva molti impegni di lavoro. Ricordo di aver fatto in una settimana 6.000 Km. e in sei mesi 50.000 .

Nel 1964, per la sua conoscenza di un po' di tedesco, andò ad Ottmaring in Germania.
Nel 1980 si trasferì al focolare di passaggio di Grottaferrata.
Nel 1984 partì per Istambul per aprire il focolare in Turchia.

Da alcune lettere:

(30.3.1989) Non mi aspetto nulla… ma di vivere quello che Dio vuole.
(11.11.1989) Ha preso forza nella mia anima un pensiero che ritorna spesso: la buona volontà ci vuole ma solo con la grazia di Dio tutto è possibile. Premettere la fede nella grazia, prima di ogni azione, mi assicura il soprannaturale. Così sarà anche per avere Gesù in mezzo..
(26.10.1993) Questo guardare a G.A., a metterlo al primo posto, ci fa riscoprire di nuovo  l'Ideale. Lo Spirito Santo sta diventando di casa.
(4.5.1995) "Tu sei l'unico mio bene"… E' l'esperienza del momento presente e nessun'altra esperienza la può sostituire. Mi accorgo subito se sono dentro o fuori… Vedo che tutto è più vero, luminoso, concreto, più ideale.  E', mi pare, come centrare il Carisma, da cui viene tutta la vita.
(11.1.2001) Devo dire che sono arrivato deciso (è una grazia) di centrare G.A. Quel libro di Chiara, "Il Grido", è stato per più di un mese il mio compagno di viaggio… Anche questa malattia ha contribuito a prendere con decisione il rapporto con G.A. Siccome la cura che devo fare ogni giorno ti toglie metà delle forze, così vai spontaneamente a chiedere forza allo Spirito, e G.A. è proprio la Via.

Nel novembre del 2001 arriva a Loppiano per motivi di salute:
Vivendo qui si ritorna semplici. La Madonna è presente e farà la sua parte.

Con l'aggravarsi della sua situazione di salute, scriveva alla fine di aprile del 2004:
E' da tempo che occupo i momenti vuoti -e sono molti- con il rosario. Ho notato che tanti vengono aiutati dalla Madonna!

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