Turnea Giorgio Martelli - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Turnea Giorgio Martelli

2016


Giorgio Martelli - Turnea


15 maggio 1927 -  Mariapoli Romana, 26 gennaio 2016


"Chi avrà lasciato padre, madre, fratelli o campi per il mio nome,

riceverà il centuplo e la vita eterna" (Mt 19,29)




Profilo di Giorgio Martelli (Turnea)
letto al funerale il 29 gennaio 2016

Marco Aquini: Giorgio Martelli, conosciuto comeTurnea “turris eburnea” "torre d’avorio”, nome datogli da Chiara che riprende una litania mariana, è nato a Pistoia in una domenica di maggio del 1927, durante la festa della Madonna di Valdibrana, dal nome del locale Santuario.

Il padre dovette correre a cercare la levatrice alla festa per farlo nascere. Una famiglia modesta, di operai, il padre muratore e la mamma casalinga un fratello più piccolo. Due fratelli più grandi morti bambini per una epidemia di difterite. La fanciullezza è caratterizzata da una povertà dignitosa, l’estate si trascorreva nella casa della nonna in collina fra i boschi. La mamma e il  nonno gli trasmettono una fede semplice, il padre è uomo di grande rettitudine umana e assetato di giustizia. Dai 12 ai 23 anni si impegna nell’Azione Cattolica nella quale riceve una più completa formazione cristiana.

Dopo le scuole elementari la maestra insiste perché Giorgio prosegua gli studi e così si avvia alle scuole professionali dove non si pagavano tasse e si poteva pensare di trovare presto un lavoro, cosa che successe già a 14 anni nel periodo estivo, come apprendista in un’industria meccanica di aeroplani. Intanto era scoppiata la guerra e nel 1943 a seguito dei bombardamenti la famiglia si trasferisce stabilmente dalla nonna, in collina.

Continua un periodo di precarietà nel lavoro sia per il padre che per Giorgio, che si misero a fare i venditori ambulanti di frutta. Entrambi si dovettero difendere dai fascisti e dagli occupanti tedeschi, per il loro attivismo antifascista. Furono anche presi nei rastrellamenti e portati a lavorare e due volte ne fuggirono.

Dopo la guerra inizia a lavorare nel sindacato come addetto all’ufficio contratti e vertenze di lavoro e nello stesso tempo riprende a studiare e si diploma come perito industriale.

Nell’Azione Cattolica conosce altri giovani impegnati fra i quali Bruno Venturini e Vita Bulletti. Di questo periodo lui stesso scrive: "C’erano due aspetti della vita cristiana che mi si presentavano alternativamente: uno più personale, di ricerca del rapporto con Dio, l’altro più sociale di bisogno di fraternità fra gli uomini, di giustizia e delle lotte per raggiungerle. Ma separati l’uno dall’altro!”

Inizia il servizio militare e in quel periodo avvia un rapporto con una ragazza che conosceva fin da bambino e per la quale aveva una certa simpatia, ricambiata, e così si fidanzano.

Il suo incontro con l’Ideale

Il 14 dicembre 2014, Turnea racconta ad un incontro come ha conosciuto Chiara e l’Ideale dell’unità:

Turnea: A me vengono in mente uno o due momenti, dei tanti che ho avuto l’occasione di vivere con Chiara; sono quelli, che mi hanno marcato di più. Ce ne sarebbero molti, ma uno è stato quando io ho conosciuto Chiara. Mi aveva portato l’Ideale Graziella (...) è stata a Pistoia, nella mia città. Poi io ero andato a conoscere le focolarine a Roma.
Ero stato alla Garbatella, dove mi aveva accolto la Lia, con Marilen, e lì ho conosciuto l’Ideale. E dopo, un paio di mesi dopo, venivo per il lavoro a Roma. Facevo a quel tempo il sindacalista; venivo per il sindacato, per la CISL, e Graziella mi ha detto, che c’era un incontro con Chiara; che Chiara era a Ostia e che si trovava con le focolarine, con i focolarini...

Siccome non conoscevo Chiara, mi ha portato a Ostia. E quel giorno io lo ricordo così, abbiamo cantato, siamo andati a messa, i popi andavano avanti e le pope dietro; così Chiara anche individuava i popi e diceva una cosa di quello, una cosa dell’altro. Siamo andati a messa e dopo siamo tornati a casa e Chiara ha parlato per tutto il giorno della Trinità. Io ero un cristiano... ma insomma, la Trinità, faceva parte del cristianesimo, certo una parte molto importante. (...)

E per me quella realtà, di Chiara, che parlava della Trinità o meglio che ci faceva vivere, comprendere, entrare nella vita della Trinità, mi è rimasta come punto centrale della vita. Anche perché, io avevo un problema, che era il rapporto con Dio, che cercavo. Avevo avuto una educazione cristiana, ecc. e poi, per la vita che dovevo fare - facevo il sindacalista - ero sempre in lotta con i prossimi - prossimi erano per lo più i padroni, i datori di lavoro - ma insomma, battevo i pugni sul tavolo, litigavo; insomma, ecco, e fra queste due realtà, l’unione con Dio e i fratelli, non c’era un...

Lì, lì è successo questo, che dentro la mia anima si è saldato l’amore di Dio con l’amore ai fratelli; e di più, io ho capito che il Vangelo, la vita di Dio, la vita trinitaria, poteva risolvere i problemi dell’umanità, poteva far società; e lì è stata una rivoluzione per me.

Marco Aquini: Il primo incontro di Turnea con Graziella avviene nel gennaio del 1950 e nei mesi successivi si reca più volte a Roma dove conosce oltre a Chiara, i primi e le prime focolarine. In estate di quell’anno trascorre sette giorni di "incanto”, così lui stesso li definisce, a Fiera di Primiero. E’ il momento decisivo, di lotta interiore, ma anche di chiamata a vivere pienamente l’Ideale, finché decide di scrivere a Graziella che vuole entrare in focolare e riceve la risposta positiva da parte di Chiara. Lascia perciò la ragazza e i genitori, con forti incomprensioni, e si trasferisce a Roma, nel primo focolare maschile di Piazza Lecce.

Gli anni successivi lo vedono in vari focolari in Italia e in Olanda.

Ci soffermiamo in particolare sul periodo a Milano e diamo la parola a Luigino De Zottis.

Dopo di lui ci soffermeremo su alcuni aspetti della sua vita nell’Opera: la branca dei volontari di Dio, il Centro La Pira, il servizio per l’Azzurro al Centro dell’Opera.

In focolare a Milano

Luigino De Zottis. Ho conosciuto Turnea per la prima volta alla Mariapoli di Fiera di Primiero nel 1956, era il "capo baita” e durante il pranzo, il giorno del mio arrivo, ebbe una discussione con un giovane romano, un po’ particolare, tanto che vennero quasi alle mani e Turnea lo prese per il petto. Non era una scena per niente comune in quel luogo dove si parlava sempre di “amore” e tutto era "molto soft”. Rimasi sorpreso, ma non scandalizzato, anzi compresi come l’Amore potesse essere anche forte, deciso.

Da lì è incominciato e poi è proseguito nei tanti periodi che la vita mi ha dato la possibilità di percorrere accanto a lui un rapporto, oltre che da fratello a fratello, anche e sempre più, da padre e figlio. In lui ho sempre avuto accanto un padre che mi ha amato, accettato com’ero, atteso... ed accolto sempre a braccia aperte e con più amore quando ritornavo.

Negli anni ‘50 e ’60 siamo stati assieme a Roma e poi anni intensi e fruttuosi a Milano. Fu il periodo dell’unità splendida con Renata Borlone e con l’ esplosione del Movimento in tutta la Zona (andava dal Ticino alla Romagna, dalla Valle d’Aosta alla Liguria), con la nascita dell’Ufficio vendite di Città Nuova (per la prima volta in Fiera a Milano), la grande Missione nella Parrocchia del Carmine a Milano , le Mariapoli al Palazzo dello sport di Varese, l’appoggio mariano ed incondizionato al nascente Movimento Gen.

A proposito di questo “magico” periodo è stato fondamentale il rapporto di Turnea con Renata: Turnea di fronte alle varie situazioni aveva subito le idee chiare e avrebbe voluto subito concretizzarle a qualsiasi prezzo, Renata invece era più riflessiva, più lenta nel prendere delle decisioni e soprattutto cercava sempre di mediare di non ferire nessuno. Certamente non è stato sempre facile, ma posso affermare, per quello che ho vissuto assieme a loro, che alla fine si trovava una soluzione che era frutto dell’Unità: era la cosa migliore in quel momento.

Poi le nostre strade si sono divise, non abbiamo più avuto modo di ’’lavorare assieme però, non è venuto mai meno, anzi, si è via via rafforzato il rapporto tra di noi.

E qui sono innumerevoli le esperienze, i piccoli e grandi gesti di affetto e di vicinanza fraterna e filiale che Turnea mi ha dimostrato. Mi rimane l’insegnamento di come si possa coniugare perfettamente la forza e la dolcezza evangelica ed anche un poderoso spessore di autenticità e di santità. Fino a pochi giorni fa, quando, ormai da qualche giorno allettato, il suo viso esprimeva una serenità unica, vitale… Maria (che tanto ha amato) lo stava portando nel seno del Padre.

Con i volontari di Dio

Paolo Mottironi. Turnea fu chiamato da Chiara come primo responsabile della neonata Branca dei Volontari di Dio assieme a Claretta Dal Ri (per la branca delle volontarie). Egli ha avuto il compito, non semplice, di dare attuazione al definitivo varo della nuova branca. Era l’anno 1968 e attorno a Claretta e Turnea si venivano a formare i primi Centri dei Volontari di dio. Turnea resterà alla guida della branca fino al 1976.

In quegli otto anni sono state costituite tutte le strutture necessarie per rendere sempre più concreta e distinta la branca dei Volontari con le altre realtà presenti nel Movimento. Grande è stato l’impegno profuso da Turnea, per questa splendida vocazione nata da Chiara nel 1956. Con un lungo e profondo lavoro Turnea è riuscito a cogliere e definire il profilo e l’identità vocazionale, nonché lo specifico del "laico”.

Ha dotato, così, la branca di un primo "embrione” di Regolamento, chiamato "Linee di vita” applicate da Chiara nel 1971, ad experimentum, affidate ai volontari perché fossero meditate, comprese, ma soprattutto ‘vissute’.

Non si è mai stancato di "battere quel chiodo”, che i volontari non sono "un’appendice” del focolare, ma che la loro vocazione è un’autentica chiamata di Dio nell’Opera. La formazione era incardinata nella vita dei sette aspetti, sulla base di tutta la spiritualità.

Ai congressi dei volontari Turnea favoriva momenti di dibattito su problemi e domande che riguardavano la concretizzazione dell’Ideale nella vita di tutti i giorni. Ripeteva sovente quanto Chiara affermava: i Volontari devono, nel nostro tempo, emulare i primi cristiani.

Nella branca si sono poi sono poi succeduti altri responsabili: Pierlorenzo, Fons, Arnaldo, ultimo focolarino, e Augusto, primo volontario di Dio.

Turnea è stato e rimane per i volontari un padre, maestro e fratello. Ha aiutato noi suoi figli a crescere come uomini, nell’assumere le nostre responsabilità familiari e nella completezza e professionalità sul lavoro, senza mai giudicare i nostri limiti; ma anche a sviluppare l’unione personale con Dio e tra noi nel vivere l’Ideale, mostrandocene tutta la bellezza e la vita nuova che avrebbe generato nella società, con la caratteristica Luce, che ci ha donato a piene mani.

Personalmente ho vissuto dei momenti profondi con lui. Si è reso sempre disponibile e presente alle mie chiamate e richieste più varie, dall'aggiornamento al colloquio, dal suo servizio come sacerdote al consiglio più ... personale. Un vero compagno di viaggio, a volte silenzioso, a volte costruttivo e battagliero.

Lui mi ha sempre incoraggiato ed aiutato a vivere il rapporto con i volontari, con tutti i Volontari a cominciare da quelli più lontani fisicamente e per i quali mi chiedeva notizie ed offriva le sue preghiere ed esperienze. Mi ha sempre lasciato libero offrendomi la sua unità. Quello che impressionava in Turnea era la sua radicalità in ogni aspetto della vita. Insomma vero testimone ed artefice della "novità" dell' Ideale concretizzato, a servizio dell' Umanità.

Alcuni di noi il primo dicembre scorso, al termine di una scuola internazionale con i responsabili dei Volontari, si sono recati a fargli visita, nel suo focolare, essendo immobilizzato a letto.

L’impressione generale è stata quella di essersi trovati dinanzi ad una grande anima. Così si esprime Davis (dal Brasile). “Lui era lì sul letto, mi ha abbracciato e mi ha dato Gesù Risorto, perché lui aveva già abbracciato Gesù abbandonato, tutto.’’

“Quando mi ha stretto forte le mani - dice Eusebio (dalla Nigeria)- non sono più riuscito a parlare. Era come se Dio mi stringesse la mano. Ero molto commosso. Ho pensato: se io fossi al suo posto sarei pronto come lui? ... Tornando in Africa voglio vivere la mia vita ... come lui ha vissuto e coinvolgere tutti a fare come lui.”

E, infine, Martin (dalla cittadella Lia): “Mi porto lo sguardo di Turnea, che ho visto in due persone: Chiara e Vittorio Sabbione. ... Vedevo che guardava la mia persona, ma lo sguardo abbracciava tutti.”

E' forte il ricordo di quell'ultimo incontro! E penso che in quelle sue ultime parole "... allora vi do una grande benedizione..." ci ha sussurrato! "ho l'impressione" ci ha detto... "Ho l'impressione che abbia cose da dirvi la Madonna e voi abbiate cose da  ascoltare..." e ancora forte mi risuona nell'anima come ha concluso questa sua "benedizione": "Questo non solo per voi, ma perché tutto lo Spirito Santo si facesse sentire all'Opera di Maria."

Egli ha amato fino in fondo la nostra vocazione. In essa ha visto il modo per riportare Gesù per le strade del mondo: "Uomo accanto a uomo".

Con quella sua "benedizione" del 1° dicembre, Turnea ci ha lasciato anche un grande testamento. Non ultimo il suo vivere la malattia e le sofferenze, trasformate in occasione di grazia per unire ancora più intimamente coloro che ha amato e non solo.

A noi il saper accogliere la sua testimonianza, fiduciosi che in Cielo ora c’è un "sindacalista” che lavora per noi e con noi. Grazie Turnea! I tuoi Volontari di Dio.

Al Centro “Giorgio La Pira”

Maurizio Certini. Nel 1978, fu proprio la stessa Chiara, a chiedere a Turnea di trasferirsi a Firenze per dar vita come coordinatore, al Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, per rispondere - senza porre tempo in mezzo - all’accorato appello dell’Arcivescovo fiorentino, cardinale Giovanni Benelli. Chiara lo aveva scelto certamente per le sue qualità organizzative, ma soprattutto per la sua spiccata sensibilità sociale ed il suo grande amore per l’umanità, per la capacità di promuovere condivisione e unità tra tutti.

Il Cardinal Benelli, costatando l’urgente necessità di un luogo per l’accoglienza fraterna dei molti studenti esteri iscritti all’Università, provenienti da Paesi emergenti o in guerra e bisognosi di sostegno e di percorsi di integrazione nel rispetto delle differenze culturali e religiose, a vantaggio della stessa chiesa e della città di Firenze, si era rivolto a Chiara, desiderando dedicare il Centro nascente al sindaco di Firenze appena scomparso, il servo di Dio professor Giorgio La Pira, noto nel mondo intero come operatore di pace.

Così Benelli: “Vogliamo offrire loro un servizio che tonifichi l’anima e con finezza cristiana li ponga nel rispetto della loro dignità. (...) vorrei che questo (...) delicato tentativo di penetrazione nel mondo della cultura fiorentina, riuscisse (...) [Per questo] vengo, con tanta fiducia, a tendere la mano a Lei”.

Turnea rimase a Firenze tre anni per far sorgere e dare un primo consolidamento al Centro intitolato ad un uomo che aveva speso tutta la sua esistenza per favorire l’unità tra i popoli, La Pira. Il giovane Giorgio Martelli, assetato di giustizia, operatore di pace, promotore di unità, l’aveva voluto conoscere durante la Seconda guerra mondiale, sfidando i pericoli del momento con i frequenti bombardamenti sulla linea ferroviaria, recandosi una domenica a Firenze, da Pistoia. Si erano incontrati presso San Procolo dove La Pira svolgeva una intensa azione a servizio dei poveri.

Al Centro La Pira, come era nel suo stile, Turnea si spendeva donando tutto se stesso, studiando con cura le problematiche sociali, culturali e politiche legate all’azione da svolgere. Entrando in relazione d’amore con ciascuno per favorire una azione davvero comune, condivisa, come anche auspicato da Benelli : studenti esteri, operatori volontari, membri delle diverse associazioni cattoliche fiorentine e rappresentanti delle istituzioni. Come educatore, qual era, non si stancava mai di dare l’esempio in tutto, fino nella cura personale dei locali affidati. E da educatore delicatissimo, ma anche esigente chiedeva a chi desiderava operare con lui di misurare il proprio impegno sulla necessità del prossimo, per puro amore.

Turnea presentava attraverso la sua vita la spiritualità dei Focolari.

Da alcuni suoi appunti manoscritti del 1980, che descrivono alcune delle attività di quel periodo iniziale, anch’essi presenti nell’archivio del Centro La Pira, traiamo il seguente brano.

“La serata di carnevale ha visto una partecipazione letteralmente di massa (...). Musiche libanesi, italiane, persiane, giochi e concorso di maschere. Occasione di lancio del nostro rapporto con gli studenti che ci hanno visto al loro fianco in varie cose da essi proposte. Ho pensato che a questo punto o noi siamo un corpo, e allora “rischiamo” sul sicuro questi rapporti ampi di numero e di valore, o impediamo a molti di stare con noi (...) perché noi siamo per moltissimi di questi giovani l’unica possibilità di incontro con Dio nella nostra persona. Noi per e con loro possiamo veramente essere “Eucarestia”, corpo e anima di Gesù alla loro portata. Questo programma (essere Eucarestia) continua con il cineforum e le altre attività con taglio relazionale, interculturale e le azioni di sostegno sociale”.

Il Centro La Pira è oggi cresciuto, è diffusamente stimato per la propria attività culturale  sociale, ma il suo sviluppo è stato possibile restando fedeli al solco tracciato da Turnea, fondato precipuamente nel dialogo aperto con ciascuno.

Ricordiamo Turnea con grande affetto, raccogliendo la sua eredità di educatore dell’Ideale evangelico dell’unità, pioniere entusiasta e appassionato, lungimirante, sempre ricolmo di concreta Speranza oltre le concrete difficoltà quotidiane, delle crisi planetarie, credendo nella edificazione possibile della pace e del mondo unito.

Messaggio di condoglianze ad Emmaus da parte del card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze.

Corresponsabile dell’aspetto dell’Azzurro al Centro dell’Opera

Vita Zanolini. Tutti nel mondo ricordiamo che Turnea per molti anni, insieme a Nunziatina, si è dedicato ad un servizio prezioso per l’aspetto che chiamiamo Azzurro (che comprende le costruzioni, le cittadelle, i centri mariapoli, l’armonia e arte, le opere sociali).

Un incarico vissuto con passione, amore e dedizione anche nei numerosi viaggi e visite alle zone.

Nunziatina ricorda: “Eravamo assai diversi: lui preciso, esigente, pratico; io più spontanea, immediata. Proprio queste diversità ci hanno portato gradualmente a costruire un rapporto autentico... in un lavoro di intensa collaborazione tra noi.

Un giorno, ricordo, si doveva andare in una zona. Era evidente la necessità di una competenza tecnica. Ma Turnea non poteva venire, dovevo andare da sola . Cosciente della mia inadeguatezza glielo feci presente. Lui mi ascoltò profondamente e poi disse: “forse tu non hai questa preparazione tecnica, però tu hai il cuore: porta questo in zona!”. Queste parole, proprio perché pronunciate da lui, mi hanno dato la pace nell’anima perché partivo certa della piena unità con Turnea”.

Per chi ha preso il testimone da loro in questo servizio è stato un dono poter attingere dalla loro vita, come scrive Walter Kostner: “Ho cominciato a conoscere Turnea più da vicino il giorno che mi ha dato le consegne dopo l’Assemblea del 2008, in mezz’ora mi ha parlato delle questioni più importanti riguardo al compito che mi aspettava. Io che pensavo almeno ad una settimana di ‘istruzioni’ sono rimasto un po’ sconcertato. Ma nei mesi e anni seguenti spesso ci siamo parlati e lui mi ha passato man mano un po’ del suo patrimonio di esperienza e di conoscenza sapiente. Umanamente aveva una tale superiore esperienza di vita e anche di conoscenza della questioni riguardanti l’Opera che poteva farcela sentire, anche inavvertitamente, ma aveva invece un grande rispetto della grazia che avevamo noi (Margarida ed io) per il nostro compito e anche totale fiducia. Nell’ultima telefonata che gli ho fatto una decina di giorni fa: ho sentito tanta gioia in lui e ho sperimentato questo amore vero e fraterno che ci legava; per me aveva anche il timbro di quello tra un padre e un figlio.”

Margarida Nobre lo ricorda così: “Turnea era una persona molto esigente, non si accontentava. Ricordo che qualche volta, ne avevo quasi soggezione. Ma i suoi occhi trasmettevano una smisurata paternità, stabiliva una relazione veramente fraterna. Scendeva subito nel concreto delle cose e nei particolari, ma nello stesso tempo offriva una visione sapiente e lungimirante, a volta quasi profetica: nelle case, nelle costruzioni, nelle opere sociali ci riportava al disegno di Dio."

Prima dell’estate - qualche mese fa - Vitek ed io abbiamo potuto stare con lui alcune ore. Questo appuntamento è nato da un momento simpatico quando salutandoci un giorno - nel tono scherzoso tipico di Turnea che celava spesso una domanda esigente - ci ha chiesto: Ma voi lo sapete cos’è l’azzurro?

Gli abbiamo risposto : "Non lo sappiamo , abbiamo bisogno di imparare”; soddisfatto della nostra risposta ci ha detto "Vi aspetto!” E’ stato un dialogo per noi preziosissimo: lui aveva dentro questo aspetto in tutta la dimensione carismatica non disgiunta dall’incarnazione.

Ci ha fatto spaziare dalla socialità tipica del nostro carisma, che sentiva fortemente , alle cittadelle, alle costruzioni, alle opere sociali, all’arte. Ci ha colpito in modo particolare quando ci ha raccontato come vedeva Chiara la complementarietà dei vari aspetti, per esempio il verde, Gesù in mezzo, che raccoglie tutti in uno in rapporto con l’azzurro che dà valore alla bellezza della diversità.

Grazie Turnea! Siamo sicuri che continuerai ad aiutarci a vivere i nostri rapporti interpersonali e sociali sul modello dell’Amore Trinitario che tu ora contempli e vivi in pienezza!

Marco Aquini. Non possiamo tralasciare, ma non possiamo soffermarci, altri ambiti in cui Turnea ha messo le sue forze e il suo amore: negli inizi del Movimento Giovani per un Mondo Unito, nell’accompagnamento del Centro Santa Chiara e del Gen Rosso.

Dal 2008 libero da incarichi specifici, continua a dare il suo contributo con consigli, contributi di idee e con una intensa vita di focolare. Come sacerdote è vicino a tanti focolarini, soprattutto a quelli più sofferenti, per i quali celebra con regolarità la Santa Messa.

Nel 2012 viene colpito da una malattia che gli provoca una invalidità motoria, che sopporta però con la sua solita grinta e con grande amore a Gesù Abbandonato. Nella vita di focolare è sempre attivo sia spiritualmente che praticamente, un grande esempio per noi che viviamo con lui.

Arriviamo ora agli ultimi giorni della sua vita e diamo la parola a Bruno Venturini e Armando Droghetti.

L’ultima impennata

Bruno Venturini. Avevamo quindici, sedici anni quando ci siano conosciuti. C’è stata subito un’intesa. Con altri quattro ragazzi condividevamo il desiderio di scegliere Dio. Volevamo farci santi insieme. Credo che non ci rendevamo conto, ma c’era questa aspirazione.

La guerra ci ha dispersi ma con Giorgio siamo rimasti insieme. Insieme impegnati nell’Azione Cattolica. Aveva un carattere molto forte e non era sempre facile. Spesso avevamo idee diverse, ma sempre insieme.

Insieme abbiamo conosciuto l’Ideale nel dicembre ‘49. Siamo stati insieme nello stesso focolare in vari periodi e insieme abbiamo vissuto questi quattro ultimi mesi della sua vita. Quando è arrivato nel nostro focolare avevamo una grande fiducia nella possibilità di ripresa della salute. Invece abbiamo assistito un progressivo peggioramento, affrontato con la stessa decisione. Raccoglieva tutte le forze per cercare di essere attivo, disponibile. Dopo una difficile giornata capitava che riusciva ad alzarsi e lo trovavo al computer a vedere la posta. E nello stesso tempo ogni momento impegnato ad accogliere da Dio con serenità la mancanza di forze, l’inattività. Mai rassegnato.

Quando qualcuno veniva a trovarlo gli faceva festa; parlava con lucidità, spesso con tanta fatica, toccando gli argomenti più vari che potevano interessare l’altro, senza trascurare un pensiero profondo che esprimeva il suo stato d’anima, la sua piena adesione alla volontà di Dio. Pensieri di cielo.

Armando Droghetti. Un episodio: 3 dicembre verso le 16,30 del pomeriggio. Turnea veniva da giorni difficili: crisi improvvise di freddo, tremori, e poi febbre alta. Arrivano due focolarine per un breve reciproco saluto. Turnea era sempre intimamente contento di queste occasioni. Proprio in quei giorni s’era spenta Silvana Veronesi, una delle prime compagne di Chiara. E Turnea che aveva lavorato con lei in varie occasioni (Silvana curava per mandato di Chiara le “gen” e Turnea “gioventù nuova”) rimase come incantato dalla fase nuova e misteriosa della vita di Silvana. E ‘da furbetto’ - così m’è sembrato - quasi per stuzzicarci - eravamo in tre intorno al suo letto - disse che quando andremo in Paradiso saremo sorpresi “perché sarà una strana festa”. E qui arriva subito la domanda incalzante di Malou -filippina-: “che cosa vuoi dirci con queste parole?” Io ero accanto e le faccio segno di incidere se ne avesse la possibilità. La sera mi arriva questo video clip di 1’ e 12’. Turnea dice quattro brevi frasi:

Turnea: “Il Regno del Cieli prosegue, non è che, appunto, passa da una realtà all’altra staccate tra di loro (nel contempo con la mano dx, fasciata al polso per la flebo, fa il segno come di un coltello che taglia e stacca le varie realtà fra di loro). E’ proprio il Regno dei Cieli che continua o meglio il Regno dei Cieli che prende possesso di tutto e di tutti. (nel contempo con la mano sx accenna ad un cerchio per dire la completezza di un disegno). E tutto sarà in tutti! Questo è il Regno dei Cieli. Quindi sarà una meraviglia nuova! (con le due mani aperte e convergenti indica come una realtà compatta)”.

Una impressione di queste 4 frasi. E’ quella di Palmira Frizzera, una delle prime focolarine, che vive nella Cittadella di Montet. Scrive: “Ringrazio delle notizie di Turnea. Lo penso tanto e ogni sera lo ricordiamo nel consenserint. Se puoi, salutamelo e digli la mia unità e che tengo GIM con lui. Le nostre partenze si susseguono, cantando ciascuna il suo Magnificat a testimonianza di una vita vissuta nell'amore, per la Gloria di Dio e per l'ut omnes!”

Infine un motto tratto dalle poesie-meditazioni - il trittico romano di Karol Wojtyla - al tempo in cui il papa stava male. Ha aiutato tanto, soprattutto noi, nei tempi in cui il male sopportato con fortezza da Turnea (Turris eburnea = Fortezza adamantina) è andato crescendo fino al momento in cui con la morte una fase della vita - quella terrestre - ha lasciato il campo, in continuità, a quella celeste, in continuità.

Il Papa scrive:
Eppure non muoio del tutto,
ciò, che in me è indistruttibile,
ora sta faccia a faccia
con Colui che E’.

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