Volo Enzo Morandi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Volo Enzo Morandi

2017


Enzo Morandi - Volo





"Lo guidò (la Sapienza) per una via meravigliosa e di giorno fu a lui riposo e di notte astro fiammeggiante" (Sap 10,17)



17 novembre 1930  -  Mar. Romana, 21 aprile 2017

Rocca di Papa, 22 aprile 2017
Carissimi e carissime,

Volo (Enzo) Morandi e Prescelto (Giuliano) Ricchiardi – dello stesso focolare – sono stati chiamati in Cielo lo stesso giorno, ieri 21 aprile, a poche ore di distanza.

Come ha detto Jesús alla Messa del funerale celebrato oggi, il loro è un esempio della nostra spiritualità collettiva: hanno vissuto insieme la malattia e sono andati uno dopo l’altro all’incontro con Gesù. Nel vederli disposti vicini ai piedi dell’altare nella sala di Castelgandolfo, si aveva l’impressione che continuassero a tenere Gesù in mezzo.

Vi allego la testimonianza data dal loro focolare di Villa Achille e in sintesi i profili letti stamani. Ci sarà modo di far conoscere anche più ampiamente la profonda esperienza ideale di questi due focolarini e quanto hanno fatto per l’Opera. La loro vita dà gloria a Dio!

Accogliendo l’eredità che ci lasciano, preghiamo per loro.

Nel Risorto,
Emmaus

Dal focolare di Villa Achille

Eravamo in focolare insieme a Villa Achille. Con Giuliano-Prescelto dall’agosto 2010: di lui ci ha sempre impressionato la sua grande umanità, che sorgeva da un profondo rapporto con Dio e con Maria; dava pace anche solo la sua presenza, la sua bella faccia solare e il suo humor. Enzo-Volo era con noi da novembre scorso: anche lui ha dato un bel contributo alla vita di focolare con tutta la sua sensibilità e delicatezza.

Ieri mattina alle 7 Volo è partito per il Cielo, ma da pilota prudente qual era non poteva fare questo “volo” da solo e si è preso un compagno, un altro fratello di focolare. Durante la notte, infatti, anche Giuliano si è aggravato e alle 10 del mattino è giunto anche lui in Cielo.

C’era un’intesa particolare tra loro due: ad esempio erano seduti vicini a tavola e Volo, a pranzo o a cena, si premurava di preparare sempre un tovagliolo sotto il piatto di Giuliano e dopo preparava il suo. Il Giovedì Santo durante il pranzo Giuliano si è sentito male e a cena non era presente: Volo, accortosi del posto vuoto vicino a lui, ha subito chiesto di Prescelto e come stava. Il giorno dopo anche Volo è stato male e per ambedue è cominciata l’impennata finale.

Solo tre giorni prima avevano ricevuto il sacramento dell’unzione degli infermi, quando ancora non si poteva immaginare cosa sarebbe successo.

Prescelto e Volo avevano un grande interesse in comune, il canto. Spesso il pomeriggio si ritrovavano a cantare le canzoni dei primi tempi: per questo, quando giovedì sera la situazione per tutti e due si era fatta seria, alcuni di noi ci siamo messi a cantare un po’ nella stanza di uno e un po’ in quella dell’altro.

Chiara ci ha sempre invitato a farci santi insieme e devo testimoniare che in focolare c’è tanta serenità, pensando che questi due popi hanno percorso un vero Santo Viaggio fino alla fine.

Enzo Morandi – Volo

Per parlare di Volo occorrerebbe un libro e lui stesso ne aveva redatto una prima parte, la cui lettura con gli altri focolarini nel salotto di Villa Achille, è stata in questi mesi motivo di gioia e gratitudine collettiva. Riportiamo brevi tratti nei quali Volo ha dato spazio a riflessioni ed emozioni che, col suo carattere semplice e schivo, altrimenti esprimeva poco a voce.

Nasce a Trento il 27 novembre 1930, ma per il lavoro del papà trascorre la sua infanzia a Cagliari (Sardegna), vivendo gli anni più sereni della sua infanzia e giovinezza. Ricorda: “L'asilo delle suore, le prime classi elementari, le allegre escursioni domenicali al mare con le famiglie dei colleghi di lavoro di papà, le ferie estive a Golfo Aranci (…), allietati dalla nascita di un fratellino”.

Avviene poi il trasferimento a Tione (a 40 chilometri da Trento): “Era la prima volta che mi trovavo a vivere in un ambiente così fortemente marcato da una profonda religiosità popolare che si esprimeva in mille modi (…) e così mi ritrovai a far parte del settore giovanile dell'Azione Cattolica (…) e ben presto fui ingaggiato nel coro della chiesa”. Due anni dopo, un nuovo spostamento a Trieste, dove frequenta le Scuole Industriali, entra a far parte di una banda musicale e si iscrive a un corso di Aeromodellismo. Nell'aprile del '44 i bombardamenti coinvolgono anche Trieste e la famiglia deve sfollare in Trentino. Terminata la guerra, attendono il ritorno del padre dal fronte, ma lui non tornò. Volo conclude alla svelta gli studi per sostenere la famiglia e trova lavoro come disegnatore tecnico in una fabbrica.

Nel tempo libero riprende la sua attività di aeromodellismo, fino a coronare il suo sogno di costruire con altri un aliante e arrivare a collaudarlo. Riesce ad ottenere il brevetto di pilota e sperimenta i primi voli, le cui descrizioni ricche di passione occupano pagine e pagine della sua storia.

Conosce Nuccia che aiuta la madre in casa nel laboratorio di maglieria e sente piano piano crescere in lui un sentimento nuovo, che scopre essere corrisposto. Una conseguenza importante “fu - sottolinea Volo - un graduale avvicinamento a Dio e alla vita della Chiesa” che tutte le alter attività avevano messo in secondo piano.

Accompagnando Nuccia a consegnare un pacchetto a delle sue amiche, si trova per la prima volta in focolare, accolto da Bruna, Violetta e Dina e subito sperimenta “una certa curiosità mista a simpatia”. “Venni così a sapere che il motivo di quella loro convivenza era tutto spirituale; nasceva dal desiderio di incarnare con perfezione il Vangelo - ventiquattro ore al giorno - in tutte le sue espressioni, principalmente in quella centrale dell'amore scambievole (…). Uscii da quella casa un po' stordito, ma con una sensazione incancellabile di luce ed uno strano ardore nel cuore”.

In focolare vi torna più volte e conosce anche i focolarini di Trento e la “grande famiglia composta di persone diversissime (…), ma tutte affratellate e profondamente unite da un misterioso vincolo che scaturiva dall'unica e totalitaria scelta di Dio. (…) Cominciò da quel momento un periodo di grazie, denso di esperienze che non mi sarei mai sognato di fare, in cui mi sentivo portato sull'onda di una vita sovrabbondante che evocava con forza l'idea di una nuova nascita”.

Di conseguenza diminuisce il tempo dedicato al volo e cresce in lui il dubbio se fosse volontà di Dio continuare quello sport. Lo esprime a Bruna, che gli risponde: “La novità del cristiano non consiste nell'estraniarsi dalle cose o nel condurre una vita speciale (…), ma nel dare un'anima a tutto con la carità". Per cui “che continuassi pure a volare, purché fosse nello spirito nuovo che avevo conosciuto”.

La storia prosegue poi con la descrizione di un avventuroso volo nel quale rischia la vita e di un altro terminato con la morte di un amico: esperienze che incidono nel suo cuore che ”Tutto è vanità delle vanità... tutto passa... solo Dio resta!". Con questa fede accoglie l’invito di Bruna a smettere definitivamente di volare, mentre sente crescere il dubbio che Dio gli chieda una strada diversa dal matrimonio: “Fu così che un giorno, prendendo le mosse da lontano, decisi di affrontare con Nuccia l'argomento vocazione. (…) Durante la conversazione, dopo essere giunto - con tutto il tatto di cui ero capace - a renderla partecipe dei miei dubbi, scoprii con una certa sorpresa che anche lei stava vivendo un'esperienza simile alla mia”.

Dopo un mese in cui continuano a chiedere a Dio la luce, tutto si fa chiaro. Nuccia e lui vanno insieme a comunicare la loro decisione a Bruna che li invita a salutare Chiara, che arrivava proprio quel giorno col treno proveniente da Roma. Chiara poi commenterà: "Hanno proprio una faccia da popi!”. La Mariapoli del '53 nelle Dolomiti è l’occasione per un incontro più lungo con lei: “Non avevo in verità molto da dire - non ero mai stato un gran parlatore... e del resto le avevo già comunicato tutto per lettera - ma soltanto volevo farle dono della mia anima come segno concreto della mia consacrazione a Dio. Chiara fece allora un bel sorriso e con mio gran sollievo cominciò a parlare lei. Quasi subito mi chiese se sapevo chi avrei scelto entrando in focolare. ‘Si, certo, lo so’, risposi con una certa innocente presunzione: ‘Gesù abbandonato!’. ‘Ma sai veramente cosa significa? - replicò Chiara. Se ti trovassi un giorno in una terra lontana - non so, in America, per esempio - e improvvisamente tutte le persone che fanno parte del Movimento dovessero abbandonarti, tu, per l'amore a Gesù abbandonato, dovresti trovare la forza di ricominciare di nuovo e ricostruire tutto”.

I primi mesi Volo è in focolare a Trento in piazza Cappuccini, poi a Milano, a Parma per aprire il focolare, e poi di nuovo a Trento per seguire il Movimento nel Nord Italia. Durante la Mariapoli del ’59 viene deciso che farà parte del gruppetto che sarebbe partito per il Brasile: “La composizione dei due focolari sarebbe stata questa: Ginetta, Fiore, Marisa e Violetta; poi, Marco, Gianni, Rino ed io. Da quel momento cominciammo a prepararci attivamente - anche frequentando le prime lezioni di portoghese (…)”.

La partenza avviene nel giorno della festa di Cristo Re. Il viaggio per mare dura undici giorni: “Fin dal mattino del 5 novembre, mentre incrociavamo le prime jangadas - le rudimentali imbarcazioni da pesca che in seguito ci sarebbero diventate così familiari - era apparsa in lontananza, sulla destra, la sottile striscia bianca delle spiagge paraibane coronate dal verde dei coqueiros, poi - avvicinandoci sempre più - la mole collinosa con l'antica capitale, Olinda, ed infine il porto di Recife, dove attraccammo verso mezzogiorno. Fu questo il momento di fare conoscenza con i primi brasiliani che salirono sulla nave al seguito del gruppetto che dopo la Mariapoli era rientrato dall'Italia”.

E’ difficile ripercorrere in poche battute l’avventura brasiliana: dal ‘59 al ‘66 e dal ‘70 al ‘96, con i tanti viaggi di Chiara, la costruzione della Mariapoli Araceli – ora Mariapoli Ginetta, l’inizio dell’Economia di Comunione, ecc. E’ storia scritta nei cuori di tanti e tanti, come dimostrano anche in questi giorni i molti messaggi di brasiliane e brasiliani, sono grati a lui e agli altri pionieri per la luce e la testimonianza data dell’Ideale.

Concludiamo con quella che fa da “filo d’oro” alle gioie e alle sfide di questi anni e di quelli seguenti vissuti da Volo al Centro del Movimento e poi a Trento e a Villa Achille. la Parola di Vita che Chiara gli ha consegnato ripartendo da un suo viaggio a Recife, tratta dal libro della Sapienza 10,17: “Lo guidò (la Sapienza) per una via meravigliosa e di giorno fu a lui riparo e di notte astro fiammeggiante": "E Chiara aveva aggiunto in tono sommesso: ‘E’ Gesù abbandonato!’ ”.

Torna ai contenuti