Emilio Pastacaldi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti
Emilio Pastacaldi





Egli (G.A.)... ha fatto risplendere la vita (2Tim 1,10) ()





26 luglio 2021
Rocca di Papa, 29 luglio 2021
Carissime/i,

il 26 luglio è partito per il Cielo Emilio Pastacaldi, focolarino sposato di 69 anni, del focolare di via Chini a Roma.

“Un signore!”: così lo ha definito una assistente di volo di cui era stato istruttore più di vent’anni fa e così lo ricordano hostess e steward che hanno seguito i sui corsi nei quali era molto esigente perché voleva che fossero pronti, in caso di incidenti, a salvare i passeggeri sapendo “cosa fare”. Alla fine tutti gli volevano bene e lo stimavano “per la linearità di idee e di linguaggio e il saper essere delicato, costruendo rapporti veri”. Questo metodo lo ha applicato in tutto quello che ha fatto…e ha fatto tanto: in parrocchia, nel Movimento dei Focolari in cui aveva trovato una spiritualità adatta alle sue esigenze, insieme alla moglie Rita– e con le figlie Francesca e Fabiana - costruendo una bella famiglia aperta sull’umanità intera.

Ha profuso amore in tanti servizi concreti ed è stato un costruttore di unità, impegnandosi a limare giorno dopo giorno i lati più spigolosi del suo carattere e spendendo tutta la vita per quel “sogno” che lo aveva affascinato in gioventù: il “che tutti siano una cosa sola”.

Sempre dietro le quinte di ogni incontro era impegnato nel far funzionare gli impianti e nell’accogliere le persone incoraggiandole e mettendo in luce il positivo che notava in loro. Il bene che questo ha generato nelle anime, nelle comunità, e nel servizio in parrocchia, non è calcolabile ed è continuato anche durante la sua malattia. Ha saputo vivere “uomo accanto a uomo” la vicinanza con il prossimo.

In una sua lettera/riflessione sulla vita nel 2007 scrive: “… è certamente maturata in me la consapevolezza dei limiti e delle debolezze che mi contraddistinguono, così come si è rafforzato l’anelito perché si attui il testamento di Gesù…”.

Se andiamo al cuore della sua esperienza cristiana – scrive chi lo ha conosciuto da vicino – si vede che ad un certo punto della vita si è innamorato di Gesù profondamente. In particolare è rimasto impressionato da quel Gesù che in croce grida ‘Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato’. Dietro l’amore di Emilio concreto e puntuale c’è questo segreto…”. Si può capire questo anche dalle sue stesse parole scritte a due compagni di focolare che testimoniano anche la sua fedeltà al camminare insieme, dando la vita per i propri amici.

Dopo aver descritto nel novembre 2020 la sua difficile situazione di salute, scrive: “… mi è venuto il pensiero della fatica che un giorno dovrò sostenere nel passaggio da qui alla casa del Padre, ma non mi sono fermato a questo. Subito dopo, ho pensato che risorgeremo; che la nostra vita è per sempre (…) La vita è un evento. Non è un problema al quale poter dare una qualche soluzione. Possiamo solo accoglierla così com’è e come sarà oppure rifiutarla, tentare invano di fuggirla, di annullarla, condannandoci ad una eterna, dolorosa e ineluttabile frustrazione. Se vogliamo essere felici, la prima scelta è obbligata. Ho ricevuto un dono, che mi consente di conoscere il Donatore”. E in un’altra lettera: “…Quella che noi chiamiamo malattia come se fosse qualcosa che dovrebbe essere estranea alla nostra ‘perfezione’ terrena è, invece, parte di essa, come tutte le nostre fragilità (…) In questo periodo sto facendo pace con le mie ‘sedicenti fragilità’. Le riconosco come mie preziose ‘compagne di viaggio’. È per esse che ho un rapporto con Dio. (…) Sono felice e grato di esistere come sono. Anche quando accolgo l’evidente fatica della spossatezza, del dolore fisico, dei timori, dei dubbi, del nervosismo, del limite…”.

Veramente Emilio ha testimoniato e reso visibile la frase della Scrittura che gli era stata affidata: "Egli (G.A.)...ha fatto risplendere la vita" (2Tim.1,10).
Flavio
Torna ai contenuti