Joao Antonio Nunhez - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Joao Antonio Nunhez





"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri" (Gv 13,34)





26 aprile 2021
Rocca di Papa, 19 maggio 2021
Carissime e carissimi,  

João Nunhez nasce nel ‘54, a Maringá, in Brasile. Sposato con Catarina nel ‘78, ha due figlie e 5 nipoti. L’incontro con l’Ideale nel ‘93 è per lui “l’inizio di una vera rivoluzione nella vita”. Per il suo lavoro in banca riceve parecchie volte l’invito di spostarsi di città per avere una promozione, ma sempre risponde: “Ho scelto la famiglia”. Questa scelta è evidente in tanti suoi atteggiamenti: nel non risparmiare le energie per portare le figlie ai giochi o alle feste delle amiche; quando ha “adottato” come suoi i genitori di Catarina; nelle innumerevoli occasioni di complicità costruita con lei; o quando, già ammalato, si dimenticava di sé per giocare a calcio con i nipotini o per preparare loro una cioccolata.

La scoperta dell’Ideale è per lui una nuova scelta della famiglia: questa volta più allargata. Con la stessa dedizione si mette al servizio di ogni fratello che gli passa accanto: “Cerco di regolare la comunione, in modo di farci vivere come un’unica famiglia, senza attaccamenti ai beni materiali o intellettuali, rendendo trasparente tutto quello che faccio in tutti gli aspetti della mia vita. Così cerco di conoscere le necessità di ognuno, individuando quale sono le sue difficoltà, qualsiasi queste siano, e trovando i modi per risolverle”. Il suo impegno nell’Opera di Maria ha un fine chiaro: “corrispondere all’immenso amore di Dio”, come una volta João confida a Chiara in una sua lettera. Lo fa col suo stile, con poche parole (tanti si ricordano del suo silenzio), ma mai passivo. Un silenzio che era ascolto, che accoglieva. Parlava con gli occhi.

Entrando in focolare scopre una nuova sfumatura della famiglia: la vita con Gesù in mezzo. Per tanti anni, assieme a Catarina, si dedicano al Movimento Famiglie Nuove ed è una sua passione portare alle famiglie questo nuovo stile di vita che lo aveva incantato. Due cose lo colpiscono in modo speciale durante la Scuola dei focolarini. Davanti ad una fontanella nella Basilica di San Paolo a Roma, capisce più profondamente la sua vocazione: “ho capito che anche in mezzo al mondo, dove ci sono tante pressioni da tutte le parte, dobbiamo essere fonti di acqua viva perché Gesù sia sempre in mezzo a noi, per portarLo a chi è accanto a noi”. E poi l’Eucarestia, l’incontro di ogni giorno con Gesù che significava per lui “mantenere l’unione diretta con Dio, che è il tutto della nostra vita”.
Nei confronti degli altri popi è molto attento, fin nei dettagli: tiene conto delle restrizioni alimentari e delle preferenze di ciascuno, porta sempre il pane nei ritiri, ascolta, fino in fondo e quando parla lo fa con profondità e chiarezza. Sempre al servizio con una leggerezza che è riflesso del suo rapporto con Gesù Abbandonato.

Ed è questo rapporto che approfondisce durante la sua malattia, con un continuo calo di forze dovuto ad una insufficienza cardiaca. L’ultimo periodo, già durante la pandemia, lo trascorre a casa, felice quando riceveva una chiamata o una visita breve, anche se gli costava tanta energia.

Nel ‘97 João aveva ricevuto da Chiara la Parola di Vita: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13,34) e l’invito ad essere, come dice il significato del suo nome, Giovanni, un “dono di Dio”. E così ha vissuto, facendosi dono di Dio per tutti, come confermano i tanti amici che, da lontano, sono venuti a vederlo, anche se per un attimo, negli ultimi mesi.

La sua partenza per il Cielo il 27 Aprile, ha lasciato in tutti una presenza, silenziosa e vera, in particolare nei suoi fratelli di focolare che continuano a lodare Dio per il suo dono.
Flavio
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